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Ida Dominijanni
Lapidazioni e punizioni esemplari
15 Febbraio 2007
Scritti 2005
Esportazioni di democrazia. Due episodi significativi, a Washington e a Kabul. Da il manifesto del 26 aprile 2005

Generale Ricardo Sanchez, assolto. Generale Walter Wojdakowski, assolto. Generale Barbara Fast, assolto. Colonnello Marc Warren, assolto. Generale Geoffrey Miller, assolto. Non sapevano, o non c'è prova che sapessero. Generale Janis Karpinski: ammonita. Per negligenza. Il caso Abu Ghraib è chiuso? Lo Human Rights Watch, osservatorio americano per i diritti umani, giura di no. Per il 28 aprile, primo compleanno di quelle foto di seviziati, seviziatori e seviziatrici che sconvolsero l'opinione pubblica mondiale promette un nuovo dossier che inchioda alle loro responsabilità, oltre a Sanchez e Miller (ex comandante delle forze americane in Iraq il primo, responsabile delle carceri militari irachene, nonché ex comandante di Camp Delta a Guantanamo il secondo), anche il ministro della difesa Ronald Rumsfeld e l'ex direttore della Cia George Tenet. Facciamo il tifo dagli spalti, ma intanto prendiamo atto che, col rapporto consegnato al Congresso sabato, l'esercito americano si autoassolve: malgrado sia l'inchiesta condotta dell'ex ministro della difesa James Schlesinger, sia quella condotta daiu generali Kay, Fay e Jones ipotizzassero per le torture di Abu Ghraib responsabilità dirette e indirette dei vertici della catena di comando. Seymour Hersh, il giornalista e scrittore che per primo denunciò le torture di Abu Ghraib sul New Yorker, non si stupisce: va sempre così quando l'esercito indaga su se stesso. Non ci stupiamo neanche noi dell'esercito americano. Dei lib eraldemocratici italiani, invece, sì. Riprendo in mano un dossier-stampa su Abu Ghraib dello scorso maggio e rileggo alcune difese oltranziste della democrazia americana davanti a quelle foto di prigionieri incappucciati, derisi, trascinati al guinzaglio. L'argomento era il seguente: episodi, sia pur riprovevoli, di tortura capitano in tutte le guerre e a opera di tutti i regimi, tirannici o democratici che siano; la superiorità delle democrazie sulle tirannie non sta nell'assenza dell'errore, ma nella capacità di correggerlo, ovvero nella capacità di punire, esemplarmente, i colpevoli. Ed eccoci accontentati: colpevole il capitano Graner, condannato a 10 anni di galera dalla corte marziale. Colpevole, di negligenza, la direttrice di Abu Ghraib. Innocenti tutti gli alti vertici. Punizione esemplare di una democrazia esemplare? E' questo che stiamo esportando in Iraq, la tolleranza della tortura e la punizione delle mele marce? E' questo il margine di errore previsto nel conto delle «libere elezioni» che certificano che la democrazia è arrivata a Baghdad? I nostri opinion maker democratici, oltranzisti e «terzisti», ci dovrebbero e si dovrebbero una risposta.

E siccome le cattive notizie sono come le ciliegie e non arrivano mai una per volta, eccoci a un altro «errore» che c'è scappato in un altro paese, l'Afghanistan, liberato e democratizzato con la guerra antiterrorista: la lapidazione di Amina Aslam, 29 anni, rea di tradire il marito, da anni assente e economicamente inadempiente, in una regione oltretutto di etnia tagika, dunque nemica dei Taliban. Ma la guerra in Afghanistan non ci era stata presentata come la guerra di liberazionme delle donne dal burka e dalle esecuzioni sommarie? Sì, noi non ci avevamo creduto ma molti democratici italiani, stavolta non solo «terzisti» ma anche squisitamente di sinistra, ci avevano giurato. Anche in Afghanistan ormai si vota, e dovrebbe vigere un nuovo codice di compromesso fra la sharia e il diritto liberale, ma evidentemente non vige: qualcuno ci aveva avvertito, ad esempio Samira Makhmalbaf nei suoi film, che il patriarcato islamico (come del resto quello occidentale) non sta agli ordini dei governi. I nostri opinion maker democratici, oltranzisti e di sinistra, ci dovrebbero e si dovrebbero qualche risposta. E il segretario dei Ds Piero Fassino, ormai convinto che la guerra (qualche volta) è sbagliata ma l'esportazione della democrazia e dei diritti è cosa buona e giusta, si dovrebbe qualche domanda.

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