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Fabrizio Bottini
La tomba profanata di Jane Jacobs
26 Marzo 2010
Scritti ricevuti
Milano, via Padova. Per la "sicurezza" il Comune impone il coprifuoco. L'esatto contrario di quanto suggerisce il buon senso. E gli intellettuali?

La città è bella perché varia, ci succedono un sacco di cose, si gira, si conosce gente, magari qualche volta ci si incazza pure, ma al Ritz non si è mai soli, e neppure nelle vie attorno. La faccenda della danza del marciapiede, degli occhi sulla strada, del tizio dell’edicola che conosce tutti quelli che passano, ormai è quasi un luogo comune. Non solo del buon senso (la cosa che conta di più), ma anche di certe dissertazioni in punta di aggettivo acuminato, a colpi di citazioni, coerenti o posticce che siano. Insomma parrebbe davvero che, dopo averla derisa, poi santificata e mummificata in biblioteca, tradotta, discussa, ri-dimenticata … alla fine la buona Jane Jacobs l’abbiano anche ascoltata: la città vive quante più cose riesce a fare, e queste cose aumentano quando progettazione e gestione degli spazi e delle relazioni ne favoriscono la convivenza e compresenza, nello spazio come nel tempo.

Cos’altro c’è, in tutta la prosopopea sul mixed-use, certi interventi di densificazione, la riqualificazione a base commerciale con forte componente residenziale, se non l’ombra della per nulla mite vecchina? Basta leggere un documento a caso di linee guida per la mobilità dolce, la sicurezza, il rilancio socioeconomico delle inner-cities, per ritrovare le vecchie osservazioni che da La città è per la gente, attraverso La vita e la morte delle grandi città, hanno poi fatto diverse volte il giro del mondo.

Allora riposi in pace? Macché: qualcuno ha evidentemente dimenticato di distribuire i suoi libri a Milano, o quantomeno di leggerne ad alta voce una o due righe ai suoi amministratori e ai loro consiglieri, ehm, scientifici.

Perché qui sono convinti, un po’ parafrasando John Wayne, che l’unica città buona è una città morta. Altro che danza del marciapiede, quella striscia di asfalto è prodotta e mantenuta dal comune per andare a lavorare, al massimo per far pisciare il pitbull o parcheggiare il SUV in seconda fila.

E da questa sera la paresi urbana si inaugura in via Padova, salita alle cronache qualche settimana fa per una rissa finita tragicamente. La risposta dei geni creativi non si è fatta attendere: se si sta chiusi in casa magari ci si può accoltellare, ma discretamente e in famiglia. Detto, fatto. Da giovedì 25 marzo 2010 negozi chiusi al tramonto, e mica tanto dopo anche tutto il resto. Un bell’ambientino da film del dopobomba, che forse piace a certi tossici della trash TV ma dovrebbe far insorgere almeno idealmente tutti gli altri. Specie chi la Jane Jacobs l’ha letta, riletta, spiegata, commentata, la mette in bibliografia e nelle note.

Invece, per ora, silenzio. Forse che c’è anche un’ordinanza del sindaco per chiudere le saracinesche dei cervelli? Che si riaprono solo a una certa ora per le consulenze al Comune?

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