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Il convegno veneziano “Stop al consumo di suolo”
17 Marzo 2009
Articoli del 2009
Nelle cronache locali (il Gazzettino e la Nuova Venezia) del 16 marzo 2009 stralci del dibattito dei comitati per la difesa del territorio del veneziano

Il Gazzettino

Dal mondo ambientalista atto d’accusa alla Provincia

di Daniele Duso

Contro gli scempi ambientali della destra e della sinistra. È un’ira bipartisan quella che associazioni ambientaliste e comitati di cittadini hanno espresso ieri nell’incontro pubblico sul tema della tutela ambientale e della difesa del territorio. Al bersaglio grosso, quel Piano territoriale provinciale che «accetta due devastanti e inutili interventi di Veneto city e Tessera city», si aggiunge quel Piano casa del Governo Berlusconi che «deregolamentando la materia urbanistica la pone in pratica al di fuori da ogni controllo». Accanto a questi temi, durante la mattinata, organizzata nell’auditorium della Provincia di Venezia a Mestre per iniziativa dei Cantieri Sociali, associazioni, comitati e cittadini hanno presentato ognuno le proprie esperienze di battaglie e proposte. A seguire i contributi di numerosi studiosi e personaggi pubblici attivi da anni sulle questioni legate all’ambiente.

Su tutti quello dell’urbanista Edoardo Salzano, già presidente del corso di laurea in urbanistica dell’Iuav, che presentando l’incontro come il coronamento di un lavoro coordinato di numerosi soggetti, gli stessi che hanno sottoscritto le osservazioni al PTCP provinciale, ha auspicato la prosecuzione dell’impegno puntando, sul piano "politico", a far modificare le proposte del Piano provinciale e, sul versante della cittadinanza, ma non solo, a «far crescere la consapevolezza dei rischi che corriamo con le scelte sbagliate». Secondo Salzano «le trasformazioni del territorio avvengono fuori da qualsiasi meccanismo di corretta pianificazione, il PTCP stesso si limita ad avvallare trasformazioni già decise dai poteri economici forti, come per Veneto city, Marco Polo city e la Città della Moda sul Brenta». Quindi la questione del berlusconiano Piano casa, che «facendo leva su piccole valorizzazioni degli immobili porterà a peggiorare la situazione ambientale delle nostre città. Altrove, in Europa – ha sostenuto Salzano –, la pianificazione punta a equilibrare l’ambiente a favore dei cittadini, in Italia l’unica molla è la rendita fondiaria. Per fortuna la gente si accorge – chiude, citando Giorgio Bocca – che la deregulation non ha vie di scampo, i danni che produce sono irreversibili». Tolta la Denuncia di Inizio attività, spiega infatti un successivo intervento, i dirigenti comunali saranno di fatto impotenti di fronte a una dichiarazione di conformità firmata da un professionista che solo una denuncia specifica può portare a mettere in discussione, ovviamente con i tempi di una magistratura intasata che già conosciamo. In questo panorama, «di fronte al debole contrasto dell’opposizione – messo in luce dallo stesso Salzano – le uniche azioni sono quelle della società», deboli però perché prive di peso. Per questo l’invito al professor Alberto Asor Rosa, che presentando la rete di comitati e associazioni nata tra Toscana, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio di cui «quasi casualmente mi sono trovato alla guida», si è detto disponibile a promuovere un coordinamento regionale anche in Veneto sottolineando l’esigenze di «passare dal problema locale, germinativo dei comitati, all’interesse generale di tutti, tornando ad approfondire il nesso storico tra lavoro, ambiente ed economia».

la Nuova Venezia

Comitati ambientalisti: alt a Veneto City e Tessera

Asor Rosa: facciamo rete a livello nazionale

di Michele Bugliari

I comitati bocciano il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) e annunciano: «Chiederemo alla Provincia di modificarlo, per fermare i mostruosi progetti di devastazione del territorio come Tessera City e Veneto City». E’ il messaggio che è partito, ieri mattina, dalla sala convegni del centro servizi della Provincia di via Forte Marghera, nel corso del convegno sul tema: «Stop al consumo di suolo. Vogliamo cambiare il Ptcp» che ha visto la partecipazione di oltre 100 persone. Alla fine dell’incontro, uno dei più importanti critici letterari del Paese, Alberto Asor Rosa, è intervenuto come coordinatore dei comitati toscani per la salvaguardia del territorio, proponendo: «Fondiamo un coordinamento nazionale dei comitati, per avere più forza nel porre la centralità della questione ambientale».

La sintesi della critica dei comitati l’ha illustrata Carlo Costantini: «La questione di fondo è che il Ptcp non è un piano, ma al massimo un documento con delle linee guida per la contrattazione con i Comuni ed i privati delle scelte urbanistiche e territoriali. La Provincia ha scelto, sbagliando, di abdicare ai compiti che gli sono assegnati per legge. Nel Ptcp ci sono indirizzi condivisibili sul piano ambientale ma che poi non sono stati tradotti in norme, come è previsto dalla legge regionale. Di fatto, si lascia ai Comuni la possibilità di fare quello che vogliono. Le grandi trasformazioni del territorio che sono il frutto di accordi sovra-provinciali sfuggono a qualsiasi limite quantitativo e qualitativo. Lanciamo una sfida in positivo alla Provincia, chiedendo di modificare il Ptcp, per la salvaguardia del territorio».

Oscar Mancini, invece, ha puntato il dito contro un’altra contraddizione: «Il territorio è già stato abbastanza cementificato e non ha assolutamente senso assecondare progetti di mera speculazione edilizia. Anche il governo ha riconosciuto che bisogna evitare che il depauperamento di Porto Marghera, per dare sbocchi per nuove attività e nel contempo difendere il territorio ormai troppo urbanizzato. Per portare avanti questo disegno però è necessario fare partire una volta per tutte le bonifiche ma l’esecutivo ha tagliato i fondi per il disinquinamento della zona industriale. Tessera e Veneto City sono state pensate per crescere a ridosso del Passante, secondo vecchi e negativi modelli di sub-urbanizzazione americana». Stefano Boato ha aggiunto: «Bisogna che le nuove urbanizzazioni crescano vicino alle fermate della Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) e non a ridosso del Passante. Sono 17 anni che aspettiamo questa benedetta Sfmr e finora non abbiamo ancora visto una fermata. E’ tutta la politica della mobilità che è sbagliata. Il Passante deve avere molti più accessi di quelli attuali, perché così non serve a niente. Sinora la tangenziale è stata sgravata solo dal 15% di traffico, di cui solo il 10% grazie al Passante, perché il 5% è il risultato della crisi».

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