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Ugo Sposetti
La scomparsa di Renato Pollini
21 Agosto 2010
Altri padri e fratelli
Ricordiamo un grande sindaco, che provò a costruire Grosseto come una città europea. L’Unità, 21 agosto 2010, con postilla

Renato Pollini erano uno di noi, unpezzo della nostra storia. La sua morte ci lascia un immenso vuoto e il ricordo di una grande stagione politica. Faceva parte, infatti, di quella generazione che ha costruito la democrazia italiana. Sin da 1946, a 21 anni, quando divenne consigliere provinciale, poi assessore ai lavori pubblici, fino all’elezione, nel 1951, a sindaco di Grosseto. Aveva appena 25 anni e riuscì a cambiare la città seguendo sempre la stella polare degli interessi generali. Quando altrove si imponeva uno sviluppo sregolato e predatorio, a Grosseto si puntò invece sull’idea di una città senza periferie, di uno sviluppo a dimensione umana. Un modello che vedeva nella partecipazione e nella forza della cultura i suoi perni essenziali. Erano i tasselli di quello che D’Alema ha definito il «riformismo reale» del Pci, che fu ragione del suo radicamento nella società. Nel1970 l’esperienza di amministratore di Pollini fece un salto di qualità: consigliere regionale e assessore alle finanze della Regione Toscana. Partecipò così alla fase fondativa di un importante istituto della nostra democrazia, che proprio con le elezioni del 1970 muoveva i primi passi. Dovette misurarsi con problemi forse più complessi malo fece sempre con coraggio, senza pause e tentennamenti. Aveva un forte spirito di servizio e fu per questo che arrivato alla maturità, essendouncomunista italiano, non scelse la tranquillità degli allori ma rispose alla richiesta di un impegno che costava molta fatica e nessuna visibilità: il tesoriere del Pci. Quell’incarico Renato lo svolse in anni complicati, quali furono per il Pci gli anni ‘80, fino alla crisi dei partiti. Ma lo portò avanti impegnandosi per salvaguardare e accrescere un patrimonio unico, costruito dai militanti del Pci. Non si accontentò mai di amministrare i soldi del finanziamento pubblico, ma continuò sempre a puntare sulla partecipazione, a considerare l’autofinanziamento come una forma insostituibile di esercizio della democrazia. Lo ha detto lui stesso più volte: è stata quella scelta a prevenire la degenerazione della politica, che pure in quegli anni si avvicinava alla sua esplosione. Pollini conobbe personalmente l’amarezza dei processi degli anni di tangentopoli. Fu inquisito otto volte e otto volte è stato assolto: la presunta benevolenza delle procure nei confronti del Pci, come Marcello Stefanini purtroppo non può raccontare, è quindi solouna livorosa favola propagandistica. Quando a febbraio festeggiammo a Firenze i suoi 85 anni, Renato ci ha ringraziato con queste parole che voglio ricordare: «Se ho potuto fare vari mestieri, li ho potuti fare grazie al Pci, perché è grazie al Pci che ho imparato quello che so. Vi ringrazio per tutto quello che mi avete insegnato». Ora che non ci sei più, caro Renato, siamo noi, con la tristezza nel cuore, a dirti grazie per sempre.

Postilla

È stato soprattutto un grande sindaco. Era diventato noto come “il sindaco dell’Ombrone” quando, dopo la paurosa rotta del fiume di Grosseto, si prodigò personalmente tra il fango e le correnti, in mezzo al suo popolo, e fu protagonista della ricostruzione dopo l’evento. Fu l’unico comune d’Italia che riuscì ad applicare il famoso articolo 18 della legge urbanistica del 1942 ed espropriare le aree per l’espansione della città (“una città senza periferie”, come la voleva), dopo anni di vertenze con il tribunale amministrativo.



Fu protagonista d’un riformismo che sapeva guardare a traguardi lontani e rispettare fedeltà internazionali che rendevano globali le lotte locali. Il sistema di asili nido e scuole materne introdotte a Grosseto contendevano il primato alle istituzioni per l’infanzia dei comuni rossi dell’Emilia Romagna. Un esempio limpido di un welfare urbano, ispirato alle città eque e vivibili delle socialdemocrazie nordeuropee, che sapeva durare (fu sindaco per 19 anni, dal 1952 al 1970, e seppe formarsi un successore, Giovanni Battista Finetti, che ne continuò l’opera con coraggio) perché sapeva che costruire una città giusta è un lavoro di lunga lena.

In occasione della festa organizzatagli per l'85° compleanno ha detto, "Io credo che la più grossa intuizione che abbiamo avuto è stata di avere subito un il Piano regolatore", per realizzare "una città senza periferie" e senza squilibri tra città e campagna. (vedi il filmato, al minuti 1'20").

Come amministratore del PCI fu coinvolto nelle vertenze giudiziarie di Mani pulite, uscendone pulito dopo otto processi.

Era amico di quanti, nei suoi anni, si occupava di urbanistica. Anche per questo vogliamo ricordarlo. Qui potete scaricare il link a un filmato realizzato da Ugo Sposetti per l'85° compleannio; potrete rivedere il suo volto e ascoltare le sue parole.

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