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Valentina Conte e Alberto d'Argenio
La road map di Delrio, meno opere e più fondi Ue: “Lavorerò con Cantone”
4 Aprile 2015
Post 2012
Il debutto alle Infrastrutture: “Cambiare il codice degli appalti”. E si tiene la struttura di missione. Un buon inizio. Ma per farci credere che sia vero non dovrebbe rimangiarsi lo Sblocca Italia e cancellare la "Legge obiettivo". Altrimenti è ennesimo tweet.

Il debutto alle Infrastrutture: “Cambiare il codice degli appalti”. E si tiene la struttura di missione. Un buon inizio. Ma per farci credere che sia vero non dovrebbe rimangiarsi lo Sblocca Italia e cancellare la "Legge obiettivo". Altrimenti è ennesimo tweet. La Repubblica, 3 aprile 2015

ROMA . Parte in bici da Palazzo Chigi, ormai suo ex luogo di lavoro, dove ha appena incontrato Matteo Renzi per decidere le prime mosse da ministro delle Infrastrutture. Grazie alla pedalata assistita Graziano Delrio - come documentano le foto che lui stesso posta su Twitter - sale facilmente fino a Porta Pia, dove per la prima volta entra al suo ministero. Ci resterà tutto il giorno impegnato a prendere contatto con i dossier più urgenti, per poi allontanarsi sempre in bici, portata fuori dal portone da un ufficiale e da un commesso, imboccando un pezzo di Nomentana contromano.
Già al primo giorno da ministro Delrio - successore di Lupi, costretto a lasciare per lo scandalo Incalza-Grandi Opere - cerca di lasciare il segno.

Ai cronisti che lo aspettano a Porta Pia assicura di avere parlato con il capo dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, che incontrerà mercoledì prossimo: «Lavoreremo a strettissimo contatto su Expo, Mose e su tutte le grandi opere italiane».
La filosofia è che «i soldi pubblici valgono come quelli privati, anzi di più». Dunque lavoreremo «in modo trasparente, con decisioni condivise e con pazienza metteremo a posto tutto, come si fa con le cose di casa: si portano a termine i lavori controllando che la spesa finale corrisponda ai preventivi».
A metà giornata al ministero arrivano la moglie di Delrio con tre dei nove figli.
Le prime novità gestionali del delicato ministero il braccio destro di Renzi le ha già decise. Non solo la struttura tecnica di missione, quella che il premier voleva togliere a Lupi per portarla a Palazzo Chigi, resterà a Porta Pia. Dove arriveranno anche la missione della scuola e quella del dissesto idrogeologico che Delrio gestiva da sottosegretario alla Presidenza. Renzi, spiega il neo ministro, «vuole un unico coordinamento dei lavori pubblici». Delrio porta con sé anche l’expertise sui fondi europei con l’obiettivo di non sprecare nemmeno un centesimo di quelli legati alle infrastrutture. E da martedì il primo dossier sul quale si concentrerà sarà proprio relativo all’Europa, la selezione dei progetti italiani che possano entrare nel piano straordinario per gli investimenti da 315 miliardi del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker.

Il settore più delicato dopo lo scandalo Incalza è quello delle Grandi opere. Delrio è intenzionato a confermare quanto deciso da Lupi, che come spiega un allegato al Def in via di gestazione aveva deciso di tagliarle da 419 a 49. E non si esclude che il nuovo ministro opti per una riduzione ancora più drastica secondo il motto che ripete ai collaboratori: «Meno tangenziali più depuratori». Ovvero, «servono solo opere utili e non è detto che tutte le Grandi opere lo siano». Molta attenzione andrà poi alle richieste dei sindaci, non a caso Delrio è stato a lungo primo cittadino di Reggio Emilia, alla manutenzione e alle piccole opere sparse sul territorio per garantire sicurezza ai cittadini.
Sul piano organizzativo il neo ministro si è reso conto che, al contrario di quanto fatto a Chigi, non potrà stravolgere il ministero, considerato piuttosto rigido. Resta da scegliere comunque il successore di Incalza, con Delrio che dopo avere pronunciato un battuta («per fortuna che non c’è più») ha iniziato a vagliare i vari profili con il suo staff. In serata l’intervista al Tg1 che non può mancare nel giorno del debutto ministeriale. Con due indicazioni sul programma: «La legge obiettivo - afferma - va profondamente riformata, ha dei meccanismi che non ci piacciono. Anche il codice degli appalti va modificato, dobbiamo adeguarci agli altri paesi».
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