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Stefano Fatarella
La quotidianietà del vivere
29 Marzo 2004
Periferie
Stefano Fatarella, urbanista pubblico in Friuli Venezia Giulia, interviene nel dibattito sulle periferie, con una e-mail del 29 agosto 2003. Il diritto di vivere nella bellezza, gli errori della cattiva urbanistica, le esperienze positive. “Ma non vogliamo Milano 2”.

Allora, da dove cominciare? Rozzano, follie, ammazzamenti, crisi sociali. Come al solito si parte dall'emergenza o meglio ci si accorge duramente della quotidianietà del vivere nelle nostre città brutte e piene di padelle rivolte verso l'infinito alla ricerca della falsa felicità.

Mariangiola è scandalizzata, direi incazzata, per le fesserie partigiane e ignoranti che il bischero di turno spara ad alzo zero: è la moda della fase storica alla quale non ci si deve rassegnare e ben fa Mariangiola ad arrabbiarsi, visto il popò di fonte: Milano 2 e dintorni.

Però Serra e lo scritto di Edoardo ripropongono alcuni dei temi che sono stati e rimangono, in quanto non superati, problemi grossi: la spaventosa inciviltà della qualità degli spazi urbani e della città moderna italiana, la pessima qualità delle progettazioni architettoniche ed edilizie.

Qualità: chiave di volta di ogni discorso sull'urbanistica e sulla città. Bellezza (altra parolaccia di cui spesso si è diffidato e si continua a diffidare) e qualità che non siano il casale in Umbria e in Maremma, dice Serra, ma tratti correnti dell'agire.

Insomma: si può vivere bene nelle nostre città, possiamo tutti aspirare a una qualità che non sia solo lo slogan di un convegno ? Abbiamo o no diritto a vivere bene dentro e fuori la casa dove abitiamo, anche se non c'è la piscina e non c'è la vista sulle colline di Montemerano spruzzate di oliveti e rigate dalle viti? Possiamo aspirare a vivere in spazi cittadini un pò più civili ed europei, in cui forse anche il bello ha un suo ruolo riconosciuto, o dobbiamo rassegnarci al bel vivere all'italiana ? Perchè se è vero che le Milano 2 sono speculazioni e se è vero che sono indirizzate a precise domande abitative espresse dai redditi alti, se è vero che i quartieri sorti negli anni del boom edilizio a Roma e nelle città italiane, quelli dei palazzinari d'assalto, hanno densità indiane e sono rivolte al ceto medio, è anche vero che spesso la qualità urbanistica ed abitativa dei quartieri e dell'edilizia residenziale pubblica sovvenzionata, in Italia è veramente oscena. Rozzol Melara a Trieste, tanto per dire un caso bestiale. Farci un giretto fa inorridire: mi sono sentito in colpa quando l'ho visto.

Colpa dei "comunisti" ? Colpa degli "urbanisti comunisti" ? Colpa dell'urbanistica ? Responsabilità, errori, si non c'è dubbio.

Basta pensare contro quale difficoltà culturale ci si scontra quando si parla di spazi urbani: si va dall'arredo (panchine, segnaletica, lampioni, pavimentazioni, cestini, ecc.) che comincia a vedersi spesso con esiti incerti e cialtroni demandando alla panchina la soluzione facile delle indicibile falle delle nostre città, alle strade residenziali che non sono solo una soluzione viaria dei vigili urbani ma sono vere pianificazioni urbanistiche di dettaglio e progetti di intervento mirati ad elevare ed a recuperare la qualità e anche la bellezza dei quartieri attraverso il restauro ed il riuso dello spazio urbano aperto. A Udine in questi giorni l'Amministrazione comunale ha programmato ben dieci aree urbane cittadine da trattare come le strade residenziali olandesi mediante specifici piani particolareggiati di iniziativa pubblica. Tre sono quasi pronti. Si tratta di un passo culturale significativo nel verso di una ricerca ed attuazione di qualità e di bellezza.

Certo: l'esigenza di dare risposte alla fame di case si è rivelata una facile scorciatoia dove il concetto di bellezza e di qualità apparivano fronzoli, sovrastrutture borghesi. E' storia del nostro Paese, è storia di noi italiani. Ma mi pare così elementare e civile convincersi che il diritto alla bellezza ed alla qualità urbana non ha limiti di censo.

Certo le sentenze sui vincoli si sono rese corrresponsabili dei risultati anche della qualità urbana. La ricerca delle economie di scala (vi ricordate del tunnel ?) nella ERP pure. E il facile falso egualitarismo che è la perequazione non credo che porterà tanto lontano. Però una certa cultura - i falainsteri, per gli altri - dell'architettura e dell'urbanistica ha avuto un peso rilevante, ha in qualche modo legittimato svariati scempi. Rozzol Melara a Trieste, come accennavo prima, e non solo. Certe schifezze a Roma, a Genova, a Napoli, certi quartieri a Bologna, a Palermo, ovunque. Ce li abbiamo davanti agli occhi quotidianamente, purtroppo.

Quante volte la bellezza è tutt'ora oggetto di battaglie perdenti in Italia ?

Forse in fondo noi italiani preferiamo interessarci della bellezza del tavolo nel tinello di casa nostra, ma se sul portone del palazzo dove abbiamo la nostra casa c'è una merda di cane, ce ne freghiamo e la lasciamo lì: il portone mica è nostro.

Concludo questi piccoli ragionamenti. Eccome se c'è della responsabilità nella cultura architettonica e urbansitica italiana, così come c'è nella politica e nell'economia che hanno sancito la costruzione delle città italiane, perlomeno nel secondo dopoguerra. Che poi l'ignorante di turno scarichi le oscenità delle città italiane sulle spalle dell'urbanistica è una provocazione che va rigettata. Come se le amministrazioni locali democristiane in primis, i costruttori, le banche e il capitale, i proprietari fondiari fossero estranei. Il blocco edilizio evidentemente per costui è un mattone forato. Povero strullarello: ma chi vuol prendere per i fondelli. Se ne stia nella sua Milano 2 che in Maremma non lo vogliamo.

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