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Maria Pia Guermandi
La notte dei Fori e l'alba di Roma
4 Agosto 2013
Maria Pia Guermandi
E così, da oggi è cominciato il grande esperimento della pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali >>>
E così, da oggi è cominciato il grande esperimento della pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali >>>

E così, da oggi è cominciato il grande esperimento della pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, preannunciato dalla kermesse di ieri sera, simbolica per molti aspetti. A partire da una gestione per così dire approssimativa che, ad esempio, non ha saputo impedire la gazzarra ostentata da Alemanno sul problema delle discariche (come dicono nell'Urbe quelli educati, 'la faccia come il gomito'): défaillance che interroga non solo l'organizzazione capitolina della serata, ma la stessa Questura, beatamente ignara di quanto si stava preparando in un luogo affollatissimo e potenzialmente a rischio incidenti.

Tutta la serata si è tenuta in realtà in bilico fra qualche banalità istituzionale, momenti di passione, un po' di contorno di inutile vipperia gestita dalla presentatrice di sinistra di prammatica e, per fortuna, una debordante partecipazione popolare. Perché erano veramente tanti i cittadini romani venuti a sfidare la sfiancante afa della capitale: volevano sapere, capire qualcosa di più di quel 'progetto Fori' che si riaffaccia dopo oltre trent'anni nell'agenda politica della capitale.

Divenuta il fiore all'occhiello della campagna elettorale di Ignazio Marino, la ripresa del progetto di Petroselli, Cederna, La Regina, ha innescato, da subito, una discussione aspra. I critici, per lo più dalle colonne del Messaggero, degno erede de Il Tempo degli anni '80, il tempio dei 'romanisti' anticederniani, hanno riciclato i temi dell'intangibilità di via dei Fori Imperiali, come se l'urbanistica del ventennio si celebrasse difendendo un massacro storico archeologico, quale fu la costruzione della strada, e non piuttosto tutelando adeguatamente i monumenti dell'EUR, dove, ad esempio, il Palazzo della Civiltà italiana, come raccontano le cronache di queste settimane, è in corso di privatizzazione, senza che questo susciti il benché minimo frisson da parte dei difensori dell'ex via dell'Impero. Pur di fronte all'evidente stato di degrado e di illeggibilità storica dell'intera area centrale, si è utilizzata l'intera panoplia del 'benaltrismo': ci vuol altro per recuperare il degrado di Roma, meglio cominciare dalle periferie, ecc. ecc. ecc.

In questa querelle il nome di Antonio Cederna è stato spesso evocato, dall'una e dall'altra parte, spesso a sproposito. Sia per palesi ragioni di faziosità, sia per conclamata ignoranza, come è apparso evidente anche ieri sera, vista la presenza, sul palco, di un rappresentante di quell'Istituto di Studi Romani che 30 anni or sono contrastò il 'progetto Fori' con i più beceri argomenti della retorica criptolittoria.

Dall'una e dall'altra parte, nella discussione odierna, si dimenticano le ragioni profonde del 'progetto Fori', urbanistiche prima che archeologiche. E sociali, perché nella visione di Petroselli soprattutto, quel parco archeologico, che si allargava da Piazza Venezia all'Appia antica, aveva innanzi tutto la funzione di riconciliare i cittadini romani, a partire da quelli delle periferie più degradate, con la storia della loro città, con quella città che li aveva espulsi e condannati a condizioni di vita urbana incivili. Quel parco, come ci ha spiegato anche recentemente Vezio De Lucia, doveva costituire il momento di riscatto di una città per troppo tempo governata esclusivamente dagli appetiti fondiari, la risarcitura, in nome della cultura e della storia, di una città lacerata dalla speculazione. Che poi questo comportasse la valorizzazione - tramite lo studio e la ricerca - della più importante zona archeologica del mondo, era effetto non secondario.

Delle molte critiche al 'progetto Fori', le uniche che meritano speciale attenzione riguardano la sottolineatura della complessità del progetto sia dal punto di vista archeologico che da quello della gestione successiva dell'intera area. È senz'altro vero che l'archeologia italiana nel suo insieme viva in effetti una fase piuttosto oscura (Pompei docet), per cui è lecito domandarsi se davvero esistono le energie culturali per un progetto di questo tipo che rappresenta una sfida ben diversa da uno scavo archeologico per quanto vasto e complesso. Nella stessa direzione, per gestire nel tempo l'area prefigurata, occorrono capacità e competenze culturali, istituzionali, amministrative e politiche che solo con molto ottimismo si possono accreditare a certi settori dell'attuale classe dirigente capitolina: basti per tutti l'infelice uscita della neo assessora alla cultura sulla necessità di un manager per il parco dei Fori.

Occorrerà uno sforzo enorme e la collaborazione di molte energie e competenze, anche di quelle dei critici di buona volontà. Però ieri sera, quando nella notte romana è apparso il video di Renato Nicolini che spiegava, in un minuto e mezzo, le ragioni - così evidenti, così importanti, così definitive - del 'progetto Fori', l'applauso finale di tutti noi ha in qualche modo sancito la necessità di quell'idea, per quanto difficile e tortuoso ne sia il percorso. Perché la cialtroneria devastante con cui Roma ci esaspera, è pur sempre superata dalla sua infinita bellezza.

L'articolo è inviato contemporaneamente a L'Unità on-line, blog "nessundorma"

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