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Marina Foschi
Italo Insolera e l’Istituto Beni Culturali
2 Settembre 2012
Altri padri e fratelli
Un breve ricordo dell’urbanista scomparso di recente. Scritto per eddyburg, 2 settembre 2012 (m.p.g.)

I due volumi realizzati per ENI a metà degli anni Sessanta: quello sulle coste e quello sugli Appennini, furono per me il primo approccio con Italo Insolera. Quello in particolare sui paesaggi appenninici, ai quali pure iniziavo a dedicarmi, mi apparve quanto di più chiaro, sintetico e al tempo stesso profondo, si potesse realizzare per illustrare agli italiani la complessità sedimentata dei quadri visivi depositati dalla natura e dalla storia del lavoro umano. Uno spunto prezioso, per avviare poi un’analisi sistematica dei rapporti fra paesaggi ed aree culturali nell’ambito delle Campagne di rilevamento promosse da Andrea Emiliani, prima, e poi delle attività dell’Istituto per i Beni culturali dell’Emilia Romagna.

La collaborazione , nello scambio di opinioni e di esperienze, venne in seguito, con l’elaborazione del Piano Paesistico regionale negli spazi e con molti dei materiali raccolti dall’IBC. Le colonie sulla costa “riminizzata”, l’inventario e la perimetrazione dei centri storici, l’organizzazione degli insediamenti e del territorio rurali e i metodi di analisi ai fini di una tutela mirata, passarono sotto la sua visione e i suoi consigli grafici per essere trasferiti nelle norme e nella cartografia di Piano, con l’attenzione rivolta alla comprensione anche dei cittadini non addetti ai lavori.

L’ultimo incontro, preparato da Lucio Gambi, avvenne nella sua casa sul lago Maggiore, dove ci accolse , con Annina, con grande calore, per offrire all’IBC il prezioso archivio fotografico del fratello Delfino, al quale si doveva, fra l’altro, la collana audiovisiva “Conosci la tua regione” curata da Franca Cantelli.

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