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indymedia
29 Marzo 2004
Periferie

http://www.italy.indymedia.org/news/2003/08/363474.php



Milano: continua la campagna di stampa sulle periferie

by dal corriere Sunday August 31, 2003 at 12:31 PM

Da Rozzano a Ponte Lambro, riprendiamoci le periferie.

Dieci anni fa, davanti alla vergogna di Ponte Lambro, dove la città degli onesti era in ostaggio di una banda di delinquenti, un funzionario di polizia dichiarò ai giornali che gli agenti erano troppo pochi per garantire la sicurezza e la legalità. Due anni dopo, di fronte alle proteste dei residenti di un casermone diventato inabitabile per i vandalismi, lo spaccio e il teppismo, le autorità (tutte) si impegnarono in una bonifica che rimase soltanto un annuncio. Uno dei tanti, nella rassegna stampa delle periferie milanesi che classifica le case popolari come ghetto, bronx, quartiere dormitorio, deserto urbano, lasciando un brivido di disagio e di fastidio ai cittadini perbene che ci vivono e una cronica indifferenza in tutti gli altri, che evitano, sfiorano e solitamente girano al largo. Per questo Ponte Lambro è ancora così, una ferita aperta nella civile Milano, un non luogo dove si disfa la città e fallisce ogni tentativo di riqualificazione. Abbiamo rivisto e risentito alcuni allarmi e alcuni giudizi in questi giorni, davanti ai cadaveri trapassati dai proiettili di Vito Cosco, il balordo di Rozzano che per una vendetta ha fatto una strage, e ci siamo interrogati su come contenere i rischi di una violenza che il degrado sociale può generare. Ma non abbiamo trovato altre risposte che non siano generici appelli, vaghe giustificazioni, inutili promesse.

E’ vero che Milano ha bisogno di agenti: dieci anni fa erano 5.300 e oggi ne ha un migliaio in meno, ma la forza pubblica da sola non basta a vincere la sfida delle periferie malate nei diciotto quartieri che l’Aler considera a rischio. Alla legalità, da garantire sempre per evitare che la moneta cattiva scacci quella buona, bisogna aggiungere il coraggio di sognare una normalità troppo a lungo rimandata per chi vive nelle case popolari.

Si faccia un’alleanza, tra il Comune che deve progettare e i tutori dell’ordine pubblico che devono vigilare, per garantire il controllo delle assegnazioni e lo sgombero degli abusivi. Si ripristino le portinerie, scioccamente abolite, con un sistema di incentivi e di tutele: valorizzeranno lo stabile, e aiuteranno nel controllo sociale. Si avvii, gradualmente, un piano per rompere la concentrazione di disperati nei condomini: con le regole attuali l’assegnazione non consente nessun mix sociale e i risultati si vedono a Rozzano come in viale Fulvio Testi o a Calvairate. Ormai, tra i 124 mila residenti delle case popolari, c’è una popolazione crescente di anziani impauriti, soli, esposti a ogni rischio, e di extracomunitari.

Infine, si prenda una volta per tutte una decisione seria: se rattoppare non basta, si demolisca, con un progetto di ricostruzione in tempi rapidi coinvolgendo banche e imprese. L’ha fatto Barcellona, può farlo Milano. Proviamo a vincere l’inerzia, prima di rassegnarci un’altra volta. Se lo stesso zelo con il quale è stata realizzata la cancellata in piazza Vetra per allontanare gli spacciatori si applicasse a Ponte Lambro, oggi potremmo avere un quartiere modello. Senza inutili «centri di aggregazione» (parola che ormai fa venire l’orticaria) ma con qualche sano bar dove la gente possa trovarsi con l’impressione di conoscersi un po’ di più.

Milano: i potenti pontificano su periferie dove non vivono nè vivranno mai....

by dal corriere della pera Sunday September 07, 2003 at 12:00 PM

Dateci più poteri e salveremo le periferie... Il sindaco di Milano: facciamole diventare un pezzo di città, subito un governo delle aree metropolitane. Gabriele Albertini: l’idea di demolire è impraticabile se non ci sono i soldi dei privati per ricostruire.

MILANO - Volete periferie migliori? «Dateci più poteri. E affrontate una volta per tutte il problema delle città metropolitane». Il sindaco Gabriele Albertini condivide l’opinione dell’architetto Renzo Piano, a proposito della necessità di «scommettere sulle periferie che devono diventare pezzi di città». Ma sottolinea i limiti di chi è costretto ad affrontare un’emergenza senza avere deleghe a disposizione: «Sugli abusivi possiamo fare meno di quello che sarebbe necessario. Sugli interventi complessivi dobbiamo restare all’interno di logiche di confine ormai prive di senso». E così, «quando un pazzo scatena la guerriglia a Rozzano, a poche centinaia di metri dal confine con Milano, scatta la polemica sulle periferie poco sicure e si punta l’indice contro chi governa nel capoluogo». Ma Albertini non ci sta. E chiama in causa il governo: «Il 24 settembre riuniremo a Cagliari i sindaci delle città metropolitane e presenteremo un documento congiunto proprio sulla questione delle città metropolitane. Ci vuole un governo sovracomunale, diverso dalla Provincia, in grado di affrontare complessivamente alcune questioni, a partire da quella della sicurezza, ma penso anche a trasporti, ambiente e così via».

Signor sindaco, il problema delle periferie è soltanto un problema di istituzioni?

«No. Ma il concetto di periferia è ormai molto vago: la Bicocca è periferia? E Rozzano è diverso da Milano? Per questo chiedo una svolta sulla questione della città metropolitana. Ma le pare che in sede di conferenza di servizi il voto di un sindaco che rappresenta 100 mila abitanti possa valere come quello di chi governa un milione di persone? Significherebbe che un abitante di Assago conta come 500 di Milano... Non ha senso: ci vuole un voto ponderale. E poi c’è un problema di soldi. Adesso si parla di abbattere e ricostruire...».

Un’idea che le piace?

«Un’idea impraticabile. Se demolisco un quartiere, devo pensare a dove sistemo centinaia di famiglie. Ma, se già oggi mi mancano 15 mila case, come posso figurarmi l’eventualità di abbattere e ricostruire? Ci diano soldi, si coinvolgano i privati: e allora possiamo ragionare».

Torniamo alle periferie. Quelle di Milano sono abbandonate?

«Le cito soltanto un dato: il listino della Borsa immobiliare segnala che il valore delle case in periferia è cresciuto: più 30 per cento a Musocco e più 28,9 in fondo ai Navigli, tanto per citare due esempi. Se il valore di un appartamento aumenta, è perché la gente cerca casa qui: e se lo fa è perché giudica queste zone vivibili».

Forse nei quartieri che avete riqualificato. Ma a Calvairate o a Quarto Oggiaro?

«Non sto sostenendo che le nostre periferie siano ovunque una meraviglia. Ribadisco però che, rispetto alla situazione trovata, abbiamo cercato di intervenire sia sulla sicurezza, con le telecamere, i portieri sociali, 11 nuove caserme o posti di polizia, sia sul sociale investendo per le case, per le metrotranvie che collegano queste zone estreme. E poi abbiamo fatto scelte precise: abbiamo portato il teatro degli Arcimboldi alla Bicocca e l’Università a Niguarda, abbiamo riqualificato molte piazze, abbiamo creato una cintura vastissima di parchi a Nord di Milano. Come insegna Piano, abbiamo portato le eccellenze lontano dal centro».

Ma non basta.

«Non basta, ne siamo consapevoli. Abbiamo anche tentato di lanciare un modello, con il laboratorio di Ponte Lambro».

Quello affidato a Renzo Piano quattro anni fa. Dov’è finito quel modello?

«Come tutti i grandi disegni, perché qui non stiamo parlando di una ristrutturazione ma di una diversa filosofia del vivere in periferia, bisogna fare i conti con i piccoli intoppi. Nello specifico, il modello si è arenato su 44 famiglie che non vogliono essere trasferite e quindi il laboratorio di Piano è fermo».

E quindi?

«E quindi continuiamo a trattare. Più della metà di questi nuclei hanno accettato il trasferimento e li abbiamo spostati, stiamo lavorando agli altri. Ma ci vuole tempo. Le rivoluzioni, in democrazia e non in dittatura, richiedono tempo e convinzione».

Lei passa per essere un decisionista, quello delle lotte intransigenti contro i vigili e i taxisti. Si è arreso di fronte agli abusivi che spadroneggiano nelle case dell’Aler?

«Abbiamo fatto la nostra proposta al Comitato dell’ordine pubblico: abbiamo chiesto un nucleo interforze per governare esclusivamente la questione dei troppi abusivi delle case popolari. Ma, se il prefetto, il questore, i giornali, i comitati e i cittadini non stanno dalla nostra parte, non combiniamo nulla. Da soli non possiamo vincere questa battaglia: nè noi, né i sindaci delle altre metropoli alle prese come noi e peggio di noi con morosi, abusivi, periferie degradate».

Il degrado delle periferie di Milano ed il problema della casa

by problema casa Wednesday June 18, 2003 at 12:04 PM

Denuncia in Comune sul degrado dei quartieri. I Ds: un fallimento da Ponte Lambro a Quarto Oggiaro.

Il problema di Milano si chiama casa. E’ la casa popolare che cade a pezzi perché non ci sono i soldi per la manutenzione straordinaria, e qui l’elenco dei quartieri dimenticati è lungo. Ma è anche la casa, sempre popolare, cui ricorre chi arriva in città per lavorare e scopre che i prezzi sono impazziti e che, al massimo, si può permettere un monolocale in zona periferica. Stiamo parlando di operai e conducenti Atm, ma anche di impiegati e insegnanti che vengono dal sud con un contratto a termine e che fanno domanda all’ente pubblico per un minialloggio a prezzo calmierato. Grazie al protocollo «Casa e lavoro» sottoscritto tra Comune, Regione e Aler il 27 febbraio 2002, sono stati assegnati finora 75 appartamenti al di sotto dei 35 metri quadrati (la maggior parte è di 25 metri), ma la sorpresa arriva proprio da chi ha fatto richiesta per un tetto più che modesto - non i disperati, appunto, ma colletti bianchi, maestri e professori - ed è il segno dell’emergenza abitativa che pesa sulla città. L’altra faccia della medaglia è l’emergenza delle periferie. Da Corvetto a via Fratelli Zoia, da via Rizzoli a via Lopez a Quarto Oggiaro, da San Siro allo Stadera, dal Gratosoglio allo Spaventa. E poi via San Bernardo a Chiaravalle, via Feltrinelli a Rogoredo, via Mar Nero e via Teramo e il quartiere Monterotondo. Erano più di 50, ieri a Palazzo Marino, i rappresentanti delle case popolari venuti per raccontare il degrado, su invito dei consiglieri diessini e del segretario della Quercia, Pierfrancesco Majorino. I cittadini hanno denunciato infiltrazioni dai tetti, citofoni perennemente guasti, parti comuni disastrate, rigurgiti dai lavandini per problemi di fognatura, camini privi di manutenzione da anni, bonifiche da amianto mai avviate. «Sono i figli di un dio minore, i dimenticati dal Polo - riassume il capogruppo ds Emanuele Fiano -. Sono quei cittadini che abitano nei quartieri di edilizia residenziale pubblica dove i progetti per interventi di manutenzione straordinaria avviati nel 2002, per un totale di 53 milioni di euro, sono stati poi sospesi per mancanza di fondi».

I Ds, che ieri hanno dato l’avvio a un tavolo permanente sulle periferie, chiedono con una mozione che si usi l’avanzo di bilancio del 2002 (94,2 milioni di euro) per finanziare proprio i lavori di manutenzione degli immobili popolari delle periferie. «Alcuni di questi interventi - sottolinea il consigliere Aldo Ugliano - erano in bilancio addirittura nel 1991 e non sono mai iniziati». Si tratta di quartieri dove vivono complessivamente 6 mila famiglie, «e dove crescono insoddisfazione, occupazioni abusive, spaccio di droga mentre diminuiscono i presidi delle forze dell’ordine». I comitati puntano il dito anche sulla mancanza di custodi.

«La giunta non autorizza l’Aler ad assumerli nelle 24 portinerie a Quarto Oggiaro», denuncia l’opposizione. Ma il vicesindaco Riccardo De Corato replica: «Ringrazio i Ds, ma era cosa già decisa: quest’anno destineremo l’avanzo di bilancio, come primo obiettivo, alla manutenzione di tutta l’edilizia comunale». E sui custodi, puntualizza: «Noi alle portinerie preferiamo le telecamere». La giunta intanto rilancia sul fronte delle nuove case. Ieri è stato firmato un altro protocollo tra Comune, Aler e associazioni imprenditoriali e di categoria per 889 nuovi alloggi in affitto (tra due anni) per categorie deboli e lavoratori.

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