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Rana Foroohar
In fuga dalla megalopoli sarà il boom delle "città medie"
26 Giugno 2006
Articoli del 2006-2007
I risultati di un’analisi quantitativa, che dimostra che le persone preferiscono abitare dove si vive meglio.Da la Repubblica del 25 giugno 2006

Le grandi città come Londra, New York e Tokyo dominano la nostra immaginazione. Sono i luoghi che la gente ancora associa con la ricchezza, la fama e il futuro. Sono il centro dell’economia e della politica nazionale. Gli ultimi cinquant’anni sono stati il loro regno. Il numero delle città con più di 10 milioni di abitanti è salito in questo arco di tempo da due a venti, con l’ingresso di nomi ormai famosi come Rio, Città del Messico e Mumbai. Ma con tutto il rispetto per i tanti romanzieri di fantascienza che hanno prefigurato un futuro sempre di più dominato da colossali centri urbani, la loro epoca è finita. Il tasso di crescita della popolazione delle megalopoli negli ultimi cinque anni si è più che dimezzato rispetto all’8 per cento e oltre degli anni 80, e nei prossimi venticinque anni si prevede che rimarrà stabile. Gli anni a venire saranno gli anni del trionfo di una dimensione urbana più piccola e di gran lunga più umile: la Seconda Città.

Nel giro di un anno o giù di lì, per la prima volta nella storia dell’umanità, saranno più numerosi quelli che vivono nelle città che quelli che vivono nelle campagne: il XXI secolo sarà un secolo urbano. Ma il nocciolo duro si sta rimpicciolendo. Già oggi la metà degli abitanti delle città del mondo vivono in metropoli con meno di mezzo milione di residenti. Sono le Seconde Città - le grandi città dormitorio dell’hinterland, i centri di snodo regionali, le città di villeggiatura, i capoluoghi di provincia - a essere in pieno boom. Tra il 2000 e il 2015, le città più piccole (quelle con meno di 500.000 persone) cresceranno del 23 per cento, mentre quelle con una popolazione tra il milione e i cinque milioni di abitanti cresceranno del 27 per cento. Questo trend è il risultato di scosse sismiche di grande portata, come la bolla speculativa globale del mercato immobiliare, i crescenti flussi migratori internazionali, l’abbassamento dei costi dei trasporti, le nuove tecnologie e il fatto che la generazione del baby-boom sta raggiungendo l’età della pensione.

L’ascesa delle Seconde Città risalta in modo clamoroso dalla nostra top ten, che comprende le città col tasso di crescita più alto in ognuna delle 10 maggiori economie mondiali. In questa lista, basata sulle ultime (e non ancora pubblicate) previsioni di crescita elaborate dalle Nazioni Unite per tutte le città con più di 750.000 abitanti, figurano solo due grandi capitali - Mosca e Londra - che continuano a crescere più delle rivali più piccole, per ragioni nazionali specifiche. Tutte le altre sono aspiranti pesi medi come Tolosa, Monaco di Baviera e Las Vegas, o centri sconosciuti come Florianópolis (Brasile), Ghaziabad (India), Goyang (Corea del Sud) e Fukuoka (Giappone), che probabilmente non rimarranno sconosciuti a lungo.

Delle 150 città di questa categoria a più alto ritmo di crescita, la maggior parte, 55, si trovano in Cina, seguita da Indonesia e India. Nel mondo industrializzato, le metropoli statunitensi crescono a un ritmo molto maggiore di quelle europee e giapponesi. Per un certo verso, l’esplosione delle Seconde Città è una conseguenza naturale (anche se inattesa) del precedente boom delle megalopoli. Negli anni 90, le megalopoli sono esplose parallelamente all’esplosione della globalizzazione economica, in particolare nelle aree metropolitane con presenza di industrie high-tech o "knowledge-based", come la finanza (basti vedere la rinascita di New York e Londra e l’esplosione di Shanghai o Hong Kong). Così i prezzi degli immobili nelle città più ambite del mondo schizzano alle stelle. Il risultato è stata la creazione di quelle che il demografo William Frey, della Brookings Institution di Washington, definisce gated regions (aree riservate), quei posti, cioè - come sono New York, Londra, Tokyo - in cui sia la città che gran parte dei suoi sobborghi sono diventati inaccessibili economicamente tranne che per i super ricchi.

(Copyright Newsweek-La Repubblica, traduzione di Fabio Galimberti)

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