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Vittorio Emiliani
Il suolo della patria
21 Agosto 2008
Articoli del 2008
Le iniziative bipartisan di Amato e Bassanini hanno un curioso precedente nella distrazione degli oneri di urbanizzazione. L'Unità, 21 agosto 2008

In un lunghissimo intervento su queste colonne Franco Bassanini, più volte ministro nei governi di centrosinistra, ha invitato quanti hanno a cuore le sorti del Paese a non tirarsi indietro, ma a dare un contributo bipartisan – come lui sta dando in Francia nella commissione Attali creata da Sarkozy – alle riforme. Sempre che ve ne siano le condizioni, naturalmente. Per quanto riguarda la commissione voluta a Roma dal sindaco di destra Gianni Alemanno e presieduta da Giuliano Amato si fanno già nomi di persone alle quali è stato offerto di essere pensosi dei destini della patria comune. Stando al Corriere della Sera di ieri, si va dall’economista Innocenzo Cipolletta allo scrittore dei “lucchetti dell’amore” Federico Moccia, dai registi Gabriele Cuccino e Franco Zeffirelli a Pier Luigi Celli ex direttore generale della Rai, ora alla Luiss, e ad altri ancora (per ora non si hanno notizie di candidate al femminile). Il selezionatore è il presidente dell’Eurispes, Gian Mario Fara il quale – secondo il giornale – terrà gran conto dei suggerimenti dello stesso Amato. Vedremo come evolverà la singolare vicenda che, al momento, sembra soprattutto coprire il vuoto pneumatico dei programmi di un centrodestra arrivato in Campidoglio senza una strategia politico-amministrativa minimamente adeguata. Uno degli assessori di punta, Fabrizio Ghera (ai Lavori pubblici e, nientemeno, alle Periferie) è noto per non aver mai aperto bocca, da oppositore, nell’Aula Giulio Cesare. Il suo primo discorso è atteso come un evento epocale.

In questi stessi giorni il ministro e leader leghista Umberto Bossi si è accorto che il governo nel quale autorevolmente siede aveva abolito l’Ici e quindi tolto ai Comuni una entrata che possedeva una sua sostanza “federale”. Poi ha detto (questa è una regola berlusconiana assoluta) di essere stato frainteso e che il collega Calderoli sta lavorando ad una unificazione delle tasse sulla casa in modo da sostituire il gettito perduto del’Ici. In realtà Calderoli sta utilizzando una proposta venuta dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), presieduta da Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, con la quale ragionevolmente si chiedeva, e si chiede, che venga scorporata e assegnata ai Comuni – quale imposta sostitutiva dell’Ici – la quota di Irpef che riguarda la parte immobiliare e che, secondo il Sole 24 Ore frutterebbe circa 4 miliardi di euro l’anno. Questo per dare all’Anci quello che è dell’Anci, visto che il Pd sembra come assente nella comunicazione “positiva”.

Per turare le falle di bilancio aperte dai sempre minori trasferimenti statali i Comuni hanno però utilizzato a tutto spiano in questi ultimi sette anni, a partire dal 2001, un altro acceleratore oltre all’Ici: quello degli oneri di urbanizzazione pagati dai costruttori di nuove case, capannoni, ville, lottizzazioni, ecc.. Attenzione però : la legge n. 10, firmata dal ministro socialdemocratico [per la precisione, era repubblicano, del PRI di Ugo La Malfa - ndr] Piero Bucalossi (ahi, quanto rimpianto) nel 1977, prescriveva che quegli introiti andassero a far parte di un conto corrente vincolato presso le Tesorerie dei Comuni e che potessero essere destinati unicamente “alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria (cioè luce, gas, fognature, verde pubblico, e poi asili, scuole di vari ordine, cc. n.d.r.), al risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici, nonché alla acquisizione delle aree da espropriare per la realizzazione dei programmi pluriennali”. Legge saggia e illuminata.

Malauguratamente, nel 2001 – secondo la ricostruzione di alcuni esperti (come Sergio Brenna e Lodo Meneghetti) riportata nel meritorio sito di Edoardo Salzano eddyburg.it –l’allora ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini “omise” di riportare nel Testo Unico sull’edilizia n. 380 quell’articolo 12 della legge Bucalossi e divenne dunque possibile per i Comuni destinare a spesa corrente (e non più soltanto a spesa di investimento) gli introiti degli oneri di urbanizzazione. Quando le Tesorerie comunali posero il quesito, nel 2004, al berlusconiano ministro Tremonti, questi fu ben lieto di rispondere, novello La Palisse, che se una norma non è più citata, evidentemente non vige più. E quindi nelle varie leggi finanziarie si diede ai Comuni libertà di spingere sul pedale dell’edilizia comunque e dovunque – lo si vede a occhio nudo girando l’Italia – pur di tirar su quegli euro che da Roma non arrivavano più e rabberciare così i bilanci. Di più: nelle regioni come la bella Toscana dove la Regione ha sub-delegato i Comuni a tutelare il paesaggio, gli Enti locali si trovarono in una mano l’acceleratore del cemento & asfalto e nell’altra la difesa del paesaggio scegliendo molto spesso (come non capirli?) la prima soluzione. Mi dicono tuttavia che i primi segni di preoccupazione e di resipiscenza stanno affiorando, che in un recente convegno tenuto a Longiano (Forlì-Cesena) da”Italia Nostra” regionale alcuni sindaci abbiano espresso serio allarme per il dilagare del cemento speculativo, mentre mancano alloggi economici. Ma siamo ai primi segnali.

L’ultimo governo Prodi – come ho potuto liberamente scrivere su questo giornale alcuni mesi fa – ha proseguito sulla strada sbagliata inaugurata dal governo Amato (se non sbaglio) nel 2001 prorogando anzi fino al 2010 quella “norma bestiale”, come l’hanno definita Brenna, Meneghetti e Salzano, la quale concorre poderosamente a massacrare il Belpaese. Norma che va benissimo a Silvio Berlusconi, nato immobiliarista e teorico della filosofia “ciascuno è padrone a casa sua” che ha sfasciato l’idea stessa di interesse generale o collettivo (orrore) in nome dei mille e mille interessi privati e di clan.

Questo mi è tornato in mente pensando ai destini della Patria e vedendo poche sere fa su TV5Europe il servizio sul referendum proposto dai Verdi della Suisse Romande i quali proponevano una moratoria delle costruzioni essendoci troppo consumo di suolo agricolo o comunque libero. Problema assai più drammatico in Italia. Che è però anche il solo Paese – a differenza di Gran Bretagna o Germania, per esempio – dove non esiste alcuna legge in proposito e dove nemmeno se ne osa discutere, essendo troppo pensosi degli interessi privati e/o corporativi e assai poco di quelli pubblici. Per la commissione Amato attendiamo altri nomi e altre “disponibilità” di massima. Ricordate cosa disse il sempre acuminato Rino Formica a proposito dell’Assemblea Nazionale del Psi voluta da Bettino Craxi a Verona?

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