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Deadmalls.com
Il culto dei centri commerciali morti
11 Dicembre 2005
Articoli del 2004
C'è un sito americano dove, tra l'altro, scrivono per sfogarsi tutti quelli a cui il progresso ha "rubato l'infanzia", ovvero li ha privati delle luci scintillanti che guardavano incantati da piccoli. Alcuni estratti (fb)

In una bellissima canzone di una trentina d’anni fa, Neil Young cantava la storia di Sugar Mountain, una grande fiera colorata dove si va sempre accompagnati da mamma e papà, si mangia lo zucchero filato e “non si può avere vent’anni”. Sembra, a ben vedere, la fotocopia delle centinaia (letteralmente) di testimonianze raccolte dal sito “deadmalls”, dove immancabilmente le luci al neon magicamente si illuminano dei colori della nostalgia. Luci al neon ormai spente sui piazzali vuoti e invasi dalle erbacce, e che con commovente ingenuità e fatalismo orde di ex bambini rimpiangono. E non in una prospettiva adulta, ovvero magari come servizio, macché: questi vogliono che si ripeta la magia, magari un po’ più in là nell’area metropolitana, con qualche insegna più grande, un’offerta di involtini al salmone più conveniente, un nuovo pavimento a fibre ottiche colorate ...

Naturalmente non rappresentano l’intera società. Ci sono molti, moltissimi altri che hanno ben capito cosa sta nascosto dietro e sotto le cupole di luce al neon, e provano a fare qualcosa. Ma questa è un’altra storia, e per ora lasciamo la parola ai bambini cronici, Ne hanno diritto, no? (fb)

Estratti dalle testimonianze del sito "deadmalls" - estratti e traduzione di Fabrizio Bottini

University Mall, Little Rock, Arkansas

Testo spedito il 23 aprile 2004 da Jarred Long

Lo University Mall di Little Rock è uno dei più vecchi centri commerciali “introversi” dell’Arkansas centrale. Ha una storia interessante. I miei primi ricordi risalgono ai primi anni Ottanta. Era un centro a un piano, con un grande magazzino J.C. Penney su due livelli, un Montgomery Ward’s, e una catena locale chiamata M.M. Cohn (due livelli). In questo periodo c’erano circa 40 negozi.

Questo centro aveva un concorrente giusto dall’altra parte della strada, chiamato Park Plaza Mall. Il Plaza era un centro commerciale aperto, con Dillard’s (su due livelli) a fare da anchor. Sull’altro lato una parete con una cascata d’acqua che cadeva in una piscina al pianterreno. Dato che si trattava di un mall all’aperto, non mi ricordo di averci visto mai molta gente tutta in una volta. È interessante ricordarlo per come era fatto, visto che non sono mai stato da allora in un altro che fosse uguale. Tutti i negozi sbucavano su un passaggio pedonale e dal secondo livello si poteva raggiungere una balaustra, e guardare giù proprio come si fa in tanti centri commerciali oggi, solo che questo non aveva il tetto.

Lo University Mall era sempre completamente occupato da negozi, nei primi Ottanta. Con la fine del decennio, la concorrenza del Park Plaza stimolò uno sforzo di ampliamento allo University Mall. Nel 1988 il Park Plaza chiuse completamente, con l’eccezione del grande magazzino Dillard. L’area del centro commerciale fu ristrutturata con un interno su tre livelli ricoperto da un tetto di vetro. Con questa trasformazione in corso, lo University Mall decise di aggiungere un altro livello, con una food-court (spazio ristorazione n.d.t.). Mi ricordo ancora la costruzione del nuovo livello. Tutti i negozi del primo livello rimasero aperti per molta, se non tutta, la durata dei lavori. I passaggi pedonali per raggiungerli erano stretti, con pareti di assi che impedivano di vedere il cantiere.

Poi il Plaza riaprì, con folle sciamanti e vocianti. Era il primo centro commerciale di questo tipo nella nostra zona, e piaceva a tutti. Tutti i negozi di classe si trasferirono lì, insieme ad un secondo Dillard’s all’estremità. Anche lo University Mall completò i lavori, e iniziò a far concorrenza alle folle del Park Plaza. Brulicò di attività e buoni affari per parecchi anni.

Il tempo passava e il Plaza manteneva le sue folle. Lo University Mall iniziò a soffrire per i clienti che passavano al Plaza. La clientela, inoltre, iniziò a diventare di ceto inferiore, e ci fu una crescita dei crimini all’interno del centro commerciale. I negozi andavano e venivano, e molti venivano rimpiazzati da altri di livello inferiore. All’inizio del 2000 se ne andò il grande magazzino Montgomery Ward’s.

Sono stato a vedere entrambi i centri commerciali nell’aprile del 2004. Il Park Plaza è ancora in pieno boom di affari, e lo University Mall soffre di depressione. Nella food-court ci sono un locale Sbarro e un Cinese. Tutti gli altri otto spazi disponibili, sono chiusi con assi inchiodate. Il centro è occupato da negozi per circa il 40 per cento, e di quelli aperti molti sono filiali secondarie di negozi locali. M.M. Cohn ha la maggior parte delle merci al primo livello. Sembra che stiano per chiudere tra poco tempo il secondo. J.C. Penney sembra sopravviva solo perché è l’unico J.C. Penney nell’area metropolitana di Little Rock. Ci sono progetti per un centro commerciale molto più grosso a parecchi chilometri di distanza. Se e quando questo si costruirà, lo University Mall si spegnerà lentamente nella polvere.

Testo spedito il 23 aprile 2004 da Matthew Thompson

Lo University Mall è stato costruito come struttura enclosed probabilmente nei tardi anni Sessanta o primi Settanta. Era esattamente come ve lo sareste aspettato: una striscia dritta di cemento, cupa, brutta, e di un certo successo commerciale. Il negozio anchor principale allora era J.C. Penney. Ad un certo punto, forse anche al momento della costruzione, si aggiunsero M.M. Cohns e Ward’s.

Letteralmente dall’altra parte della strada c’era uno shopping center aperto detto Park Plaza. Mi ricordo di averlo visto, da bambino, per via delle piccole cascate e dei molti pesci rossi. Il negozio principale era Dillards.

Alla metà degli anni Ottanta lo University Mall subì una massiccia ristrutturazione. Quasi una vera e propria ricostruzione. Il centro originale era su un piano, con un livello più basso per gli uffici. In qualche modo, riuscirono a fare la ristrutturazione restando aperti la maggior parte del tempo. Mi ricordo che ci si andava a fare la spesa, e le aree comuni erano sostituite da stretti passaggi di assi di legno davanti alle vetrine dei negozi. La riapertura fu un grosso successo. La caratteristica più audace era il tetto della nuova area comune e per la ristorazione. Era una copertura a due sostegni di materiale simile a stoffa (come quello usato per l’aeroporto di Denver). Molto avanzato per Little Rock, all’epoca.

Dopo molto poco tempo, il Park Plaza mostrava un modello del nuovo centro commerciale, e iniziò a costruire la struttura che esiste oggi. Aprì, credo, attorno al 1986 o 87. È interessante. Dillard’s (impresa con base a Little Rock) che era uno dei sostenitori del nuovo progetto, e credo anche fosse il proprietario dell’immobile che occupava, rimase l’unico anchor del nuovo centro commerciale. A ciascuna estremità del centro, c’è un Dillard di grosse dimensioni. Il sito è a circa sei chilometri dalla sede centrale della Dillard’s Corp. Su un lato il grande magazzino contiene il reparto femminile, i casalinghi, l’arredamento. Il negozio all’altra estremità gli articoli Uomo e Bambino. Sembra strano, ma è davvero un’idea notevole: quasi chiunque visiti Dillard, è obbligato ad attraversare tutto il centro commerciale.

Il nuovo Mall ha negozi su due piani, più un piano terreno (tre piani totale) con una food-court e lo spazio per un cinema a sette sale. La copertura dell’area comune è in vetro con struttura portante in alluminio. Anche se non c’è niente di particolare dal punto di vista architettonico, questo tetto di vetro fa tutta la differenza. Il cinema ha chiuso un paio di anni fa per motivi legati alla crisi finanziaria della United Artists. Hanno chiuso di colpo una domenica, e non hanno più riaperto. La UA ha dovuto abbandonare molti esercizi relativamente marginali o non attivi.

Entrambi i centri commerciali hanno convissuto (senza sovrapposizioni, compresa la food-court). È stato sempre evidente che il Plaza era di livello superiore, e che potesse attirare nuovi negozi se necessario. Nei primi anni Novanta lo University iniziò a declinare velocemente. Gli affittuari uscivano, e non ne entravano dei nuovi. Le grandi catene iniziarono ad abbandonare lo spazio ristorazione (Mac Donald’s, Taco Bell) e gli spazi ora sono o vuoti, o riempiti da esercizi a gestione familiare. Se Penney’s e Cohn’s restano, ci sono ancora poche catene importanti presenti nel centro. In negozio Wards ha chiuso insieme a tutto il gruppo. Molti di quelli restanti non potrebbero nemmeno essere definiti negozi di serie B. Parecchi spazi sono stati occupati anche da uffici reclutamento delle forze armate.

Il grande cambiamento in arrivo, è il nuovo Summit Mall, progettato molto più a ovest (fra 9 e 12 chilometri) dei due esistenti. Dovrebbe essere un grosso regional mall, costruito dal gruppo proprietario del Park Plaza. Devo aggiungere che a me piace molto, il Plaza, e che aspetto con ansia il nuovo Summit Mall. Come ci si può immaginare, parecchi gruppi sono contrari al nuovo centro commerciale, compresi i residenti nell’area attorno a quelli esistenti. Se ci fate caso, potrete sentire una gran propaganda su quello che potrebbe succedere alla zone degli attuali centri commerciali se si apre quello nuovo. Come avrete già capito questo non farà morire lo University Mall, perché è già morto da solo. Ma non lo sa ancora. È stato detto che non si lascerà che il nuovo mall danneggi la zona dello University. Non credo che nessuno pensi possa restare del tutto un centro commerciale, ma potrebbe essere un ottimo complesso per commercio e uffici. Il Park Plaza è una faccenda del tutto diversa. Non so cosa succederà al PP. La prima vittima è stato il negozio Disney, che se ne è andato invece di rinnovare il contratto di affitto a lungo termine. La Disney vuole stare nel nuovo centro commerciale, e non può mantenere un negozio in entrambi. Invece di restare incastrati al PP, hanno deciso di uscirne completamente. Questo è sempre stato un posto molto movimentato. Dillards ha già detto che costruirà sul nuovo sito, ma credo sia difficile che esca da PP.

Spero che troviate queste informazioni abbastanza interessanti. So che ci sono buchi e discontinuità in quello che so, ma questo potrebbe essere un buon caso studio su come un mall muore, e su cosa gli succede poi.

Nota: il sito di aficionados dei centri commerciali morti o morenti da cui sono tratte queste due testimonianze su University Mall/Park Plaza è raggiungibile a http://deadmalls.com (fb)

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