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Daniele Martini
Il condono preventivo sui lavori in casa scontenta tutti
25 Marzo 2010
La barbara edilizia di Berlusconi
Fortunatamente si allarga l’opposizione ad un decreto nefasto. Su Il Fatto Quotidiano, 25 marzo 2010 (m.p.g.)

Varato, colpito e (quasi) affondato. E’ cominciata sotto i peggiori auspici la navigazione del decreto sulle cosiddette liberalizzazioni edilizie, fraseologia elegante che in sostanza vuol dire: possibilità di ristrutturare casa senza dire niente a nessuno, senza alcuna autorizzazione preventiva delle autorità pubbliche (la famosa Dia, Dichiarazione inizio attività) e, cosa peggiore e preoccupante, senza l’ausilio di alcun progettista professionista, architetto, ingegnere o geometra che sia. Con tutto ciò che ne consegue in termini soprattutto di sicurezza non solo per il proprietario dell’immobile, tentato magari di picconare per ignoranza perfino i muri maestri. Ma anche per i vicini. In pratica una specie di finto piano casa o, peggio, un pericoloso condono edilizio mascherato e preventivo, l’ennesimo in un paese malato di furbizia edile e sfregiato dall’abusivismo.

LA NORMA.

La norma era stata varata in tutta fretta dal Consiglio dei ministri il giorno successivo alla clamorosa protesta del Comitato di presidenza dell’Ance (Associazione dei costruttori della Confindustria) composto dai rappresentanti delle associazioni territoriali dei 100 capoluoghi italiani. Il decreto era stato elaborato dal ministero dell’Economia di Giulio Tremonti con un intento elettorale duplice, non dichiarato, ma evidente: strizzare furbescamente l’occhiolino ai proprietari di case desiderosi di rimettere alla chetichella le mani sulle mura domestiche e nello stesso tempo far balenare a pochi giorni dal voto regionale l’occasione di lavori per una categoria di 34 mila imprese stremata dalla crisi e imbufalita. Invece di accattivarsi le simpatie di proprie-tari e costruttori, a cose fatte quel testo rischia di essere un boomerang per il governo perché non accontenta nessuno e non risolve niente. Non accontenta soprattutto i costruttori che si sentono addirittura presi in giro. I 100 dirigenti dell’Ance avevano chiesto a Berlusconi roba seria: lo sblocco del piano casa preparato dall’esecutivo un anno fa e poi abbandonato al suo destino senza l’ausilio di quel decreto di semplificazione che avrebbe dovuto essere un viatico per la partenza. E poi la ripresa del programma di piccole e medie opere immediatamente cantierabili e infine l’avvio del piano per l’edilizia scolastica e carceraria. Il governo ha risposto con un decretino che riguarda gli interventi edilizi minimi, alla portata di aziendine artigiane e anche più piccole, magari sprovviste perfino del Durc, documento unico di regolarità contributiva non previsto come obbligatorio dal testo governativo.

I DUBBI.

Quella norma, inoltre, è di incerta applicazione. Vale solo in quelle regioni in cui non sia in vigore una normativa di diverso orientamento in materia, per esempio per quanto riguarda l’obbligo della Dia. Sono solo 2 le regioni italiane che si trovano in queste condizioni: il Friuli e la Sardegna. Ma dal momento che lì hanno già escluso l’obbligo della Dia, il decreto del governo è del tutto inutile anche per loro. Un clamoroso flop. E infatti i costruttori dell’Ance sono tutt’altro che soddisfatti. Il presidente del Veneto, Stefano Pellicciari, per esempio, ha confermato la protesta di piazza dei suoi associati subito dopo Pasqua per ribadire tra l’altro al governo la richiesta di un finanziamento straordinario sull’invenduto, cioè su quelle case costruite a iosa soprattutto nel nordest che nessuno compra causa crisi e che ora pesano come un macigno finanziario sul groppone dei costruttori.

GLI ARCHITETTI.

Sul fronte dei contrari ci sono, infine, i professionisti del settore edile completamente ignorati dalla norma e presi in giro. Nella fase di elaborazione del testo i rappresentanti del Consiglio degli architetti avevano raccomandato che fosse previsto l’obbligo di un progetto da parte di un tecnico per scongiurare interventi pericolosi e il rispetto delle norme antisismiche, sanitarie e paesaggistiche. Nonostante le assicurazioni verbali, quell’obbligo, però nel testo finale non c’è. Ieri sono tornati alla carica gli architetti di Roma che annunciano un’azione di pressione sul governo per cambiare il decreto: “Vorremmo che la politica si ricordasse che esiste in Italia un mondo delle professioni portatore di valori e competenze utili per il bene di tutti”.

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