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Bianca Di Giovanni
E Giulio ripesca il «miracolo» del piano casa
22 Aprile 2011
La barbara edilizia di Berlusconi
Ma l’errore non è stato il flop, è stato il “piano-casa”. L’Unità, 33 aprile, con postilla

Gli altri litigano, e lui fa promesse. Peccato che siano sempre le stesse. Evidentemente non funzionano. L’altro ieri fisco «friendly», ieri l’ennesimo piano casa. Dopo il flop dell’ultima proposta, che finora ha registrato pochissimi interventi su gran parte del territorio nazionale, a parte il Veneto. Così Giulio Tremonti procede spedito sul suo sentiero di grande «timoniere» della coalizione, ufficialmente fedele al premier, ma anche a lui pericolosamente alternativo.

L’ultimo annuncio seduce la platea dei geometri, che plaudono al nuovo cemento promesso. Il ministro annuncia un decreto a inizio maggio, che dovrebbe contenere le semplificazioni per l’edilizia, con chiarimenti sulla Scia (segnalazione certificata di inizio attività), i distretti turistici costieri, già annunciati al momento del varo del pnr (piano nazionale di riforme) e opere pubbliche. Sulle abitazioni i numeri ricalcano quelli già in vigore: possibilità di ampliamento del 20% e fino al 30% in caso di demolizione e ricostruzione. Annunciando la solita falsa rivoluzione, Tremonti va all’affondo contro i «nemici del cambiamento»: le Regioni, la Costituzione, i vincoli, e naturalmente i Verdi, gli «oppositori » per antonomasia.

La verità è esattamente contraria agli slogan triti del ministro. Quando, nel marzo del 2009, si arrivò ad un’intesa sul piano casa con le Regioni, tutti i governatori, chi prima chi dopo, vararono la loro legge. Dunque, nessun veto dalle amministrazioni. Quello che non rispettò l’impegno preso allora fu proprio il governo, che avrebbe dovuto varare un decreto di semplificazione mai visto. Tante altre cose si sono stratificate negli anni, mentre tutti promettevano e nessuno faceva. «Aspettiamo dalla primavera scorsa i chiarimenti sulla Scia – dichiara Anna Marson, assessore al territorio della Regione Toscana - e tanto per dirla chiara, aspettiamo da decenni la nuova legge urbanistica nazionale, che è addirittura del ‘42». Anche la Toscana, come le altre Regioni, ha varato il suo piano, e lo ha confermato con il cambio di amministrazione con aggiustamenti richiesti da Comuni e costruttori. Naturalmente qualsiasi normativa deve rispettare gli strumenti urbanistici vigenti. Restano in vigore i vincoli sui centri storici, paesaggistici, sulle coste, sulle aree golenali. Oggi il ministro promette maggiori libertà: vuole abolire anche questi? Non si sa. In materia a governare sono le Regioni, che hanno subito rivendicato il loro ruolo. «Tutte le Regioni hanno emanato una legge che rispetta le linee di indirizzo dell'accordo - ha dichiarato Vasco Errani - alcuno spazio per polemiche fra le istituzioni su questo tema». Sta di fatto che la nuova proposta somiglia pari pari alla prima che non ha funzionato. Ci si aspettavano investimenti per 60 miliardi, ci sono state briciole. «Il fatto è cheunintervento di questo tipo funziona solo in caso di villette monofamiliari - spiega Marson - Ecco perché in Veneto ha tirato. Ma nel resto del Paese gli effetti sono molto limitati».

Postilla

«Naturalmente qualsiasi normativa deve rispettare gli strumenti urbanistici vigenti. Restano in vigore i vincoli sui centri storici, paesaggistici, sulle coste, sulle aree golenali. Oggi il ministro promette maggiori libertà: vuole abolire anche questi?» Naturalmente si, rispondiamo. E’ quello che vogliono, che vuole il vasto e ramificato partito del mattone, il più grande di tutti, con tentacoli ovunque. Sembra che lo slogan vincente, contro il quale troppo pochi si oppongono nelle istituzioni e nei partiiti, sia ancora: “Lotta dura per una maggiore cubatura”.

Via i vincoli del piano regolatore, finché i piani regolatori non saranno tutti ispirati allo “sviluppo del territorio”, finché i piani paesaggistici buoni, o anche solo decenti, non saranno tutti rifatti dai cappellacci di turno.

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