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Antonio di Gennaro
Discariche e lontre
12 Gennaio 2008
Rifiuti di sviluppo
Un intervento per eddyburg (4 aprile 2007) sulla scandalosa questione dei rifiuti nella Regione Campania. Ulteriore testimonianza dell’incapacità del ceto politico di affrontare le proprie responsabilità

Per raccontare gli ultimi capitoli dell’odissea dei rifiuti in Campania è impossibile sfuggire alle trappole del gergo. La novità non è tanto quella di un’intera regione oramai preda del NIMBY: le proteste contro la decisione del supercommissario Bertolaso di localizzare una nuova discarica a Serre di Persano pongono l’ulteriore dilemma se sia preferibile il criterio “dirt on dirt ”, localizzando la discarica in un sito già inquinato, piuttosto che quello “dirt on clean”, piazzandola cioè in aree “pulite” o addirittura, nel caso di Serre, di conclamato pregio ambientale, a due passi dall’oasi naturalistica che ospita gli ultimi esemplari di lontra in Campania.

D’altro canto, la trattativa diretta che si è instaurata tra ministero dell’ambiente, commissariato e comitato di opposizione locale, il cui risultato è per ora il ridimensionamento della discarica da 2 milioni a 700 mila tonnellate, certifica una volta di più il deficit di credibilità della Regione, incapace di trovare il bandolo di un’emergenza (?) che dura da tredici anni, e che ha coinvolto tre diverse amministrazioni e ben cinque commissari straordinari (Rastrelli, Losco, Bassolino, Catenacci, Bertolaso).

Ad appesantire ulteriormente il quadro, la brutta notizia di stamane, dell’arresto del vice di Bertolaso per presunte collusioni camorristiche. Piove sul bagnato.

Tornando alla Regione, l’occasione per una tardiva correzione di rotta l’ha pure avuta, con la recente approvazione di una legge sui rifiuti, che definisce i paletti del nuovo piano regionale, in sostituzione di quello strampalato che l’emergenza l’ha alimentata ed amplificata, e che era di fatto basato sull’impacchettamento della monnezza tal quale e l’incenerimento nei due mega impianti di Acerra e S. Maria la Fossa, realizzati in project financing dal gruppo Impregilo di Cesare Romiti.

Occasione mancata, se la maggioranza con un autoemendamento ha cassato in extremis uno degli articoli politicamente più impegnativi della legge, quello che imponeva alle cinque province di segnalare tempestivante al commissario straordinario due siti ciascuna per la localizzazione delle discariche.

Evidentemente, il tempo delle assunzioni di responsabilità non è ancora giunto per la politica campana, e l’ombrello commissariale, seppur ridotto a colabrodo, fa ancora comodo.

A testimoniare il disagio, la significativa astensione di Gerardo Rosania, uno dei consiglieri campani maggiormente avvertiti in materia territoriale: uno di quelli che le responsabilità istituzionali non le ha mai schivate, lui che da sindaco di Eboli ha demolito centinaia di villette abusive sulla duna demaniale, in una regione nella quale un altro sindaco, quello di Casalnuovo, non si era accorto della nascita di un intero rione abusivo finanziato da Gomorra spa perché “nascosto dai cespugli” (sic!).

La lezione per il centrosinistra campano, al termine di un ciclo politico iniziato nel ’93, è amara assai, ed è quella che non esistono scorciatoie: la strada per la rinascita del Mezzogiorno d’Italia non può essere quella di una modernizzazione perseguita a botta di deregolamentazioni, privatizzazioni, esternalizzazioni dei processi decisionali, deroghe alle valutazioni preventive e ai controlli, perché “altrimenti si perdono i fondi”. La cosa da fare è meno suggestiva e immaginifica: restituire dignità e credibilità alle istituzioni, capacità alla pubblica amministrazione, nel rispetto delle procedure ordinarie, nel rispetto della legge, recuperando il passo riformista di Rossi-Doria, dei “…cavalli dal fiato lungo”.

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