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Sandro Roggio
De-regolazione: il trionfo dell’emergenza
26 Febbraio 2010
La barbara edilizia di Berlusconi
Quel che ci racconta la cronaca di questi giorni sulla crisi della pianificazione. Da l’Unità, 26 febbraio 2010 (m.p.g.)

Sono diventato in queste settimane un appassionato lettore di intercettazioni telefoniche, a tratti avvincenti («la cronaca è letteratura sotto pressione» - diceva Oscar Wilde). I molti riscontri che provengono dai densi, disinvolti dialoghi tra i protagonisti della nuova corruzione aiutano a capire i metodi usati per il controllo della spesa in opere pubbliche. Se si osserva con cura si capisce che in questa competizione non è solo in gioco la conquista di maggiori risorse da parte di imprese concorrenti, da fare crescere con trucchi vari. Non è il solito balletto tra corrotti e corruttori. La contiguità tra politici, soggetti attuatori e imprese evidenzia l’egemonia di queste ultime. Con un danno supplementare per la collettività. Infatti per fare tornare bene i conti è importante per le imprese orientare le scelte relative all’investimento, decidere quali opere servono e non solo quanto costano.

L’esito è molto deprimente tenendo nello sfondo la propensione evidente a estendere il procedimento dalle emergenze alla ordinaria gestione. Le politiche di spesa - e pure di uso del territorio -sono subite da chi dovrebbe decidere nell’interesse pubblico. Se a L’Aquila si interviene in quel modo - nel dopo terremoto - è perché l’imprenditore x o y è riuscito a fare prevalere la sua convenienza. Preferisce, è facile immaginarlo, la costruzione di nuove case alle mille rogne della ricostruzione nel centro storico.

Il bel libro curato da Georg Frisch ( «Non si uccide così anche una città», edito da Clean) tempestivo e attualissimo dopo le novità - le brutte storie del G8 di La Maddalena hanno un seguito a L’Aquila? – spiega la gravità della rinuncia a operare nella parte vecchia della città. In questo quadro tra emergenze e urgenze si è fatta strada facilmente l’idea che sia cosa buona affidare la progettazione esecutiva direttamente alle imprese -togliendo tutti i controlli - con gli esiti sconvolgenti che abbiamo visto. Così il senso che attribuiamo al progetto - presidio del procedimento amministrativo- viene meno perchè tutto si dissolve a beneficio dell’incremento dei costi. Pure il coinvolgimento di stelle più o meno luminose dell’architettura, non riuscirà a eliminare le ombre oscure che resteranno sui costi di opere frutto di procedimenti illeciti. È in fondo il trionfo della de-regolazione che si rispecchia già nella crisi della pianificazione urbanistica: le varianti contrattate (o i fai-da te dei piani casa) dicono della indifferenza diffusa verso il governo del territorio e la tutela e la cura del patrimonio paesaggistico che servirebbero a limitare le troppe emergenze e quindi l’attività della Protezione Civile.

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