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Antonio di Gennaro
Crisi dei rifiuti e crisi della politica
16 Gennaio 2008
Rifiuti di sviluppo
“Con quale propellente politico potremo ripartire, visto che quello che avevamo è stato impiegato per dar fuoco ai cumuli di rifiuti?”. Un’accorata testimonianza da Napoli.

Ho avuto modo di parlare ad Antonio Bassolino due volte nel corso degli ultimi dieci anni.

La prima, alla fine degli anni ’90, quando lui era stato rieletto sindaco, e prima che accettasse il Ministero del Lavoro. Gli illustrammo il piano della rete stradale di Napoli. Lui ascoltò e fece domande, sembrava ancora interessato all’attività di programmazione degli uffici. Certo, non erano già più i tempi della prima giunta, quella formata da un gruppo di intellettuali, tecnici e politici che in tre anni aveva messo in campo una strategia di riforme mai vista da queste parti, in grado di appassionare i cittadini, e di rimettere in moto gli ingranaggi arrugginiti dell’amministrazione. Il vento era cambiato: fuori i cervelli, i civil servant, dentro gli uomini d’apparato, i fiduciari, i signorotti delle tessere.

La seconda volta, l’estate scorsa, ho avuto modo di parlare a Bassolino in occasione di una riunione convocata dalla Regione per lanciare un fantomatico piano per la Campania regione sostenibile d’Europa (sic!). Avevo davanti un uomo molto diverso, incupito, ripiegato su sé stesso, profondamente solo. Gli dissi francamente quello che pensavo. Al punto al quale eravamo giunti, sostenibilità in Campania non significava uscire sulla stampa e in TV con improbabili annunci di chissà quali nuove iniziative, quanto piuttosto ridare slancio e credibilità all’amministrazione ordinaria, integrando e mettendo a sistema tutti gli strumenti di piano e di programma prodotti negli ultimi anni, tra i quali un buon piano territoriale regionale, il primo prodotto dalla Regione dalla sua istituzione nel 1970. Insomma, riprendendoci in carico un territorio commissariato da quindici anni. Fu il solo ad ascoltarmi, mentre gli altri partecipanti non riuscivano più di tanto a celare il disinteresse o fastidio per un intervento inopportuno, inutilmente critico, non collaborativo, sottilmente provocatorio.

La crisi dei rifiuti che scaraventa Napoli sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo è la crisi di questo modo di pensare, di vivere, di governare. E’ la crisi di un sistema che ha preferito istituzionalizzare l’emergenza, piuttosto che rafforzare e qualificare i poteri ordinari, e questo significa tutto in una regione dove, per ogni 100 euro di PIL legale, Gomorra ne produce altri 40 con il ciclo cave-cemento-edilizia abusiva-rifiuti.

Sono momenti difficili quelli che ci tocca vivere in questi giorni, con i turisti che disdicono le prenotazioni, e i prodotti agricoli di Campania felix che stentano sempre più a trovare mercato, perchè i marchi di qualità ai quali abbiamo lavorato in questi ultimi vent’anni si sono trasformati in marchi d’infamia. I danni ambientali, sociali ed economici del disastro non sono quantificabili. L’unica cosa che sappiamo è che, quando la bufera sarà passata, è dall’amministrazione ordinaria che bisognerà ripartire. Ci chiediamo solo con quale capitale di fiducia, con quale propellente politico, visto che quello che avevamo è stato impiegato per dar fuoco ai cumuli di rifiuti.

Vedi anche: Privatizzare i rifiuti è sbagliato ((6.7.2004), I commissari straordinari in Campania (29.8.2005), Discariche e lontre (5.4.2007)

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