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"Contro i moderni mulini a vento?"
3 Dicembre 2007
La questione energetica
Fabrizio Bottini, a proposito di Giovanni Valentini

Tanto per cominciare, lo dice anche lui: “anche in questo settore la tecnologia è in rapida evoluzione”. E questo mal si concilia con l’affermare qualche riga sotto, che “Combattere l’eolico in nome dell’Ambiente è, dunque, un controsenso che non sta né in cielo né in terra”.

Mi riferisco a Giovanni Valentini, che col suo nuovo articolo della serie energie alternative coglie al volo l’occasione per dare gentilmente dell’imbecillotto passatista, o qualcosa di simile, a singoli, multipli, istituzioni e regole che ostacolano la marcia del progresso. Che altro sarebbe, secondo l’Autore, questa carica contro i mulini a vento, se non una patetica difesa a oltranza di un mondo fantastico (il riferimento mentale donchisciottesco della personalità disturbata è sin troppo facile da evocare automaticamente nel lettore), di pianure e colline da cartoni animati, che ovviamente non trovano alcun riscontro nella realtà. Realtà che vede l’operoso stivale attento sì alla tutela del paesaggio e del territorio, ma insomma vi abbiamo dato delle centrali che non inquinano e voi non siete contenti? Con cosa ve lo facciamo funzionare l’ascensore per salire a contemplare il vostro paesaggio? Coi fuochi di sant’Antonio?

Domande che appaiono del tutto ragionevoli, se non fosse che quelle obiezioni e opposizioni alle fattorie del vento, sono assai più realistiche dell’esegesi tardo-marinettiana di tanti cantori del progresso “a prescindere”. Perché tengono conto, sostanzialmente, di due aspetti che il futurismo giornalistico lascia al momento nel cassetto:

- l’osservazione empirica, e la prospettiva storica

- il fatto, appunto che “la tecnologia è in rapida evoluzione”.

La storia e la cronaca dicono, perlomeno a chi decide di badare a questi aspetti, che l’insediamento delle turbine nasce e si sviluppa secondo i criteri abituali dell’industria. In modo quindi del tutto paragonabile a cose ben note come le centrali energetiche tradizionali, le discariche, o diverse ma simili come le strutture per la logistica e la grande distribuzione, le infrastrutture per la mobilità … Ovvero: c’è l’immagine degli uffici stampa (non necessariamente menzognera, ma certamente parziale) concentrata sui vantaggi, e c’è il resto degli impatti. Nel caso delle wind farms il non detto spesso rappresenta il quasi tutto, ovvero ciò che sta a terra in termini di strutture di servizio, strade (e effetti indotti dalle strade in aree dove prima non ce n’erano), recinzioni, barriere, altri effetti territoriali della questione sicurezza ecc. Altro che dire: problema risolto quando le pale non tritano più le anatre. Il tutto senza nemmeno sollevare la questione estetica, che è discutibile e lasciamola discutere in altra sede.

C’è poi il fatto che, lo riconosce Valentini, “la tecnologia è in rapida evoluzione”. Non solo la tecnologia pura (che in sé interessa solo i veri appassionati), ma le forme organizzative che la affiancano e complementano: impianti di dimensioni minori, maggiore efficienza, minori velocità di rotazione … il che significa (volendo) una logica diversa riguardo alle possibili localizzazioni, concentrazioni, rapporti col suolo e con la rete di distribuzione e consumo. E la stessa “rapida evoluzione” non si deve certo alla sola libera concorrenza dei settori ricerca e sviluppo delle imprese interessate, ma al fatto che il mitico mercato è composto anche da singoli, gruppi e istituzioni che hanno imparato sulla propria pelle come il collettivo OOOOH! a naso all’insù non sia l’unica possibile reazione. Singoli, gruppi e istituzioni che sollevano legittimi dubbi sulla effettiva luminosità dei futuri da pieghevole pubblicitario. Si spera siano almeno finiti i tempi in cui per la common wisdom si è out se non si portano moglie e figli ad ammirare il fungo dalle parti di Los Alamos. Per poi sentirsi dire dopo qualche decennio: “non potevamo sapere”.

Quindi ben vengano tutte le innovazioni tecnologiche e organizzative (soprattutto le seconde), ma ben vengano anche le legittime cautele di chi non accetta a scatola chiusa i “vincoli tecnici”, soprattutto quando c’è il rischio di accettare da subito una trasformazione comunque in gran parte irreversibile, e poi per decenni l’impatto di una tecnologia dimostratasi quasi subito obsoleta. E la stessa cosa vale ad esempio per le idee, di cui già si parla, di riconversione delle colture agricole a scopi energetici. Con qualcuno già a immaginare la pianura padana come una replica un po’ più pulita del delta del Niger … e le solite tribù di intellettualoidi passatisti che si oppongono al progresso …

Avevo letto l'articolo di Valentini. Pensavo di ospitarlo nella cartella "Stupidario", poi ho soprasseduto. E' veramente singolare che un giornalista che passa per ambientalista ignori la ragionevolezza delle perplessità che, non solo in Italia, si sollevano nei confronti dell'eolico. Che ignori l'assenza di un serio programma energetico basato su una valutazione comparativa dei vantaggi e benefici di ciascuna delle tecnologie impiegabili: non in generale, ma nella specifica situazione del nostro paese Che non metta nel conto la pesante degradazione del paesaggio, valore costituzionalmente garantito, provocata dalle "fattorie del vento". Ma se riflettiamo, Valentini è quel giornalista che ha inventato "l'ambientalismo sostenibile", allineandosi con i molti che non sanno che cosa "sostenibilità" significhi nella cultura internazionale.

Mi ha dissuaso di pubblicare l'articolo di Valentini anche l'astio che sgorga dalle sue righe, ogni volta che ne ha l'occasione, per Renato Soru, per motivi che non conosco ma che certamente non derivano dalla prudenza nei confronti dell'eolico, che Soru condivide con altri governanti.

Nell'ampia documentazione sui fatti e sulle opinioni a proposito dell'eolico vedi, in eddyburg, lo studio del Comitato per il paesaggio e l'eddytoriale n.74. Per un esempio della "tecnologia in rapida evoluzione, su eddyburg_Mall una dscrizione anche tecnica della turbina Quiet Revolution. E, qui sotto, potete scaricare un ampio dossier sull'eolico.

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