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Davide Carlucci
Comuni, più cemento per fare soldi
10 Novembre 2007
Articoli del 2006-2007
Finalmente in prima pagina qualcosa che viene denunciato da tempo. La Repubblica, 10 novembre 2007

MILANO - Il "bel riguardo", quel "bello sguardo" che si apriva ai Visconti prima e agli ufficiali napoleonici quattro secoli dopo dal castello di Bereguardo, ora rischia di dissolversi per sempre. Il comune pavese ha bisogno di liquidità. Il maniero visconteo deve difendersi ora dalle infiltrazioni, le scuole non bastano più ad accogliere gli alunni che arrivano anche dai paesi vicini e il sindaco, Maurizio Tornielli, guarda oltre l´orizzonte, a nord, dove s´indovina la grande città, Milano. «Dista 30 chilometri di autostrada. Siamo a dieci minuti dalla fermata metro di Famagosta. A un milanese conviene vendere l´appartamento in città e comprare la villetta qui: arriverà prima al lavoro e gli avanzeranno anche un po´ di soldi da investire». Tornielli ha la sua spiegazione del perché i Comuni privilegino l´espansione residenziale: «I trasferimenti dallo Stato si assottigliano. E si ventila anche la diminuzione dell´Ici. Dove prenderemo i soldi? I piccoli comuni che necessitano di opere pubbliche non hanno alternativa se non l´aumento indiscriminato delle cementificazioni».

Sebbene nel 2007 ci sia stata un´inversione di tendenza - i trasferimenti sono aumentati del 4,2 per cento - i timori di Tornielli non sono infondati. Uno studio dell´Anci avverte che «la principale fonte di entrata tributaria dei comuni è l´Ici». In quelli con meno di mille anime arriva al 57 per cento. Rispettare il patto di stabilità è più duro per un paesino, dice Secondo Amalfitano, presidente dei comuni "under 5000" dell´Anci: «Lo scuolabus per pochi bambini costa molto di più, in proporzione, che nelle città». A spingere verso l´opzione cemento, suggerisce l´urbanista del Politecnico di Milano Paolo Pileri, è stata la decisione di «liberalizzare», tre anni fa, la destinazione dei soldi incassati dai Comuni per le nuove urbanizzazioni: «Prima potevano essere usati solo in minima parte per le spese correnti, ora non più. E la tentazione di ricorrere all´espansione edilizia per realizzare asili è forte».

Centinaia di paesi rischiano di venire inghiottiti dalle città, che estendono ormai le loro lingue di cemento anche in altre regioni. «I milanesi vanno a vivere nel Piacentino o nel Novarese», avverte Mario Breglia dell´osservatorio "Scenari immobiliari". Tra il 2001 e il 2005, calcola il Cresme, centro di ricerche per l´edilizia, l´esodo dalle aree metropolitane è stato inarrestabile. Napoli è scesa sotto il milione di abitanti, l´hinterland ha toccato quota 2,1 milioni. L´entroterra romano si è arricchito di 130mila abitanti, arrivando a 1.280mila. A Milano la Provincia tenta di ridurre il consumo di suolo - che Legambiente vuol ridurre per legge - ormai a livelli stratosferici: in alcuni comuni sfiora il 100 per cento. Quelli che conservano ancora un po´ di campagna, come Pozzuolo Martesana o Rosate, rischiano di diventare periferia. I comuni di pianura satelliti delle città registrano un boom demografico. San Giorgio al Piano, nel Bolognese, ha acquistato dal 2005 mille abitanti, arrivando a 7700. E tra Ici e oneri nelle casse sono entrate 2,2 milioni di euro. Ora, però, avverte il sindaco Valerio Gualandi, «la gente si spinge verso il Ferrarese: cerca case ancora meno care». Negli ultimi dieci anni in Italia, calcola il Cresme, si sono prodotti 3 miliardi di metri cubi di cemento. E altro ne arriverà nelle isole Tremiti, dove vivono 60 famiglie e gli ambientalisti contestano 70 nuove case popolari. «Ma è il nostro primo piano regolatore - replica il sindaco Giuseppe Calabrese - e il nostro bilancio è di 800mila euro: la metà se ne va per smaltire i rifiuti».

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