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Antonio di Gennaro
Commissariati straordinari in Campania: emergenza o stato di eccezione?
12 Gennaio 2008
Rifiuti di sviluppo
Un intervento rigoroso su una questione di organizzazione dei poteri, sottesa al modo in cui in Italia si gestiscono settori decisivi delle politiche ambientali. Inviato a eddyburg.it e a risorsa.info il 29 agosto 2005

Poche letture aiutano a interpretare le controverse vicende del governo dell’ambiente in Campania più dell’aureo libricino di Giorgio Agamben sullo stato di eccezione: la sospensione, giustificata con l’esigenza di tutelare i poteri pubblici di fronte a rischi e minacce eccezionali, di norme, garanzie e procedure che regolano l’ordinario funzionamento dello stato. All’approssimarsi per alcuni di essi del primo decennale dall’istituzione, è al concetto di stato di eccezione, più che a quello di emergenza che si deve oramai ricorrere per giustificare in Campania l’esistenza dei commissariati di governo di lungo corso, cui è demandata pressoché per intero la gestione di settori ambientali cruciali: rifiuti, emergenza idrogeologica, sottosuolo di Napoli, bonifiche, tutela delle acque, disinquinamento del fiume Sarno.

Perché lo stato di eccezione ha questa caratteristica: come nel caso della guerra al terrorismo internazionale, è più semplice decretarne l’inizio che programmarne la scadenza, dichiarando preventivamente con chiarezza gli obiettivi da perseguire, oltre i quali lo stato di eccezione non ha più ragion d’essere. Può allora succedere che la sospensione del regime ordinario possa dilatarsi indefinitamente, ben al di là delle motivazioni iniziali, inducendo testimoni avvertiti come Donato Ceglie a considerare i commissariati di governo campani come una “riforma istituzionale non dichiarata”.

In realtà, l’irresistibile propensione ai commissariamenti è una delle eredità della prima repubblica, con alcune differenze: mentre quella rispolverava i commissari soprattutto in occasione dei grandi hazard, sciagure naturali, terremoti, alluvioni, la seconda tende a farvi ricorso per gestire i rischi tecnologici – rifiuti, inquinamento, degrado ambientale – le conseguenze indesiderate della modernizzazione che caratterizzano la società del rischio descritta da Ulrich Beck.

I commissariamenti campani come stato di eccezione dunque, estremo tentativo di difesa dello stato dall’endemica inadeguatezza delle sue articolazioni locali, troppo esposte all’influenza di una criminalità organizzata in grado di muovere da sola un fatturato che, secondo i dati de Il Sole 24 Ore, equivale al 32% del pil regionale. Con un controllo ferreo, come evidenziato nel Rapporto Ecomafia 2005 di Legambiente, proprio di settori chiave tra cui il ciclo del cemento e degli inerti, il traffico di rifiuti, l’edilizia abusiva.

Ad ogni modo, quali che siano le buone ragioni per loro istituzione, è la durata stessa dei commissariati che impone oggi una serena valutazione del loro operato, con riferimento a tre aspetti tra di loro strettamente connessi: efficacia, sostenibilità politica, coerenza con gli obblighi assunti in sede comunitaria.

Riguardo al primo aspetto il giudizio non può che essere problematico. A dieci anni dall’istituzione del commissariato, la Campania è ancora in piena emergenza rifiuti mentre a Sarno, dopo le frane del ’98, le opere per la messa in sicurezza progettate dal commissario per l’emergenza idrogeologica sollevano perplessità crescenti, legate al loro impatto sull’ambiente ed alla effettiva capacità di mitigazione del rischio, come documenta in maniera convincente il libro che Antonio Vallario ha dedicato alla vicenda (Sarno, sei anni dalla catastrofe, Alfredo Guida editore)

Al di là del valore dei risultati conseguiti, c’è poi un problema di sostenibilità politica. In particolare, ci si chiede quanto sia giusto che le competenze delle amministrazioni ordinarie siano così vistosamente erose, mutilate dalle gestioni commissariali, in settori chiave che toccano capillarmente l’esistenza quotidiana dei cittadini e gli assetti territoriali, proprio mentre è in atto un processo che, attraverso l’elezione diretta e la redistribuzione costituzionale delle competenze, mira a dotare presidenti regionali, provinciali e sindaci di maggiore visibilità, poteri, autonomia e, in ultima analisi, responsabilità nei confronti degli elettori.

C’è infine un ultimo aspetto: lo stato di eccezione decretato con i commissariamenti straordinari in Campania, comporta una sostanziale sospensione delle direttive comunitarie in materia ambientale, insieme a tutti i meccanismi di controllo, valutazione e partecipazione pubblica che esse prevedono. Al di là di ogni facile ironia sugli eurocrati di Bruxelles, è utile ricordare come tutte queste procedure non costituiscano un’inutile farragine burocratica, quanto piuttosto l’unica, perfettibile strada che le democrazie liberali hanno sino ad ora escogitato per creare intorno a questioni contraddittorie e complesse, quali quelle ambientali, due condizioni indispensabili per una governance efficace: la responsabilizzazione di cittadini e portatori di interessi, la legittimazione del potere pubblico.

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