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Vittorio Emiliani
Che succede a Italia nostra?
13 Giugno 2006
Articoli del 2006-2007
Il conflitto nella "più antica associazione italiana per la tutela", che elegge in queste settimane i nuovi dirigenti. Da l'Unità del 13 giugno 2006

In questi giorni la più antica associazione italiana per la tutela, «Italia Nostra», fondata mezzo secolo fa, procede al rinnovo dei propri organi direttivi. Stanno arrivando agli iscritti, assieme al Bollettino, le schede per votare a mezzo posta e il bilancio consuntivo del 2005 che è stato poi il motivo principale per una rottura interna traumatica, con le dimissioni della presidente Desideria Pasolini dall'Onda, della segretaria generale Gaia Pallottino e di alcuni importanti consiglieri (Gianfranco Amendola, Vezio De Lucia. Arturo Osio e altri) e la susseguente elezione di Carlo Ripa di Meana alla presidenza.

Quest'ultimo e quanti l'hanno sostenuto ha infatti attaccato soprattutto sul bilancio la dirigenza in carica, accusandola, sullo stesso Bollettino dell'Associazione, di «dissesto», di «inerzia o incompetenza», di aver prodotto nelle finanze associative un «buco» di 1 milione e 50 mila euro. Tutto ciò, con un linguaggio insolito per l'associazione, in un atto ufficiale come il Bollettino del giugno-luglio 2005.I dimissionari hanno replicato che l'indebitamento non era a quei livelli,che bisognava distinguere bene fra debiti a lungo, a medio e a breve termine, che c'erano cospicui crediti da esigere e che comunque si poteva avviare il risanamento consolidando il debito (quello reale) tutto a lungo termine, con un mutuo per continuare. Carlo Ripa di Meana e i consiglieri che lo sostenevano hanno invece optato per la vendita immediata della villa che Maria Luisa Astaldi aveva lasciato in eredità a «Italia Nostra» auspicando che essa divenisse la sede centrale dell'Associazione. Come è stata per oltre vent'anni. Villa Astaldi, nonostante obiezioni e proteste, è stata così ceduta all'antiquaria romana Ida Benucci per una cifra vicina ai 13 milioni di euro. Altre proteste: ma perché vendere un bene di questo valore per sanare un debito, nel peggiore dei casi, tredici volte inferiore ?

Niente da fare, la vendita è stata ugualmente realizzata nei mesi scorsi e i nuovi proprietari stanno già entrando a Villa Astaldi, mentre «Italia Nostra» - che ha deciso di riversare il proprio archivio all'Archivio Centrale dello Stato - nelle scorse settimane era ancora alla ricerca di una nuova sede. Forse provvisoriamente in un appartamento della stessa antiquaria compratrice in zona Ludovisi e domani in uno stabile vicino a Villa Torlonia.Ma la notizia più inquietante viene dall'ultimo bilancio consuntivo - quello del 2005 - approvato dal Consiglio e pervenuto ai soci col Bollettino. Esso dice che il risultato di gestione per il 2005 è pari a 109.802 euro. I revisori dei conti scrivono che esso è inferiore a quello del 2004. Allora non c'è il «buco» clamoroso, non c'è quel rovinoso «dissesto» imputato agli amministratori dimissionari? Pare proprio di no. Nel bilancio le immobilizzazioni in terreni e fabbricati (Villa Astaldi sostanzialmente) sono iscritte per 4.392.395 euro, contro i quasi 13 milioni di euro fruttati dalla vendita. C'è inoltre un attivo circolante pari a 688.910 euro, con un incremento del 320 per cento rispetto al 2004.

Notizia pure allarmante, se vera: al consulente finanziario che ha sempre redatto con cura i bilanci di «Italia Nostra» (compreso l'ultimo) non è stato rinnovato il contratto di consulenza, appena dopo l'approvazione del consuntivo 2005. Strano comportamento.

Come quello in base al quale si è avallato, senza battere ciglio, che il neo-segretario generale Giuseppe Giliberti, uno degli autori del «ribaltone» anti-Pallottino dei mesi scorsi, sia quasi subito andato a lavorare all'associazione «Greenpeace», lasciando scoperto quel delicato incarico a «Italia Nostra». In compenso uno dei revisori dei conti appena citati è suo fratello Roberto.In questa situazione i soci di «Italia Nostra» stanno votando per il nuovo Consiglio Direttivo Nazionale. Si contrappongono due liste: una di sostenitori dell'attuale presidente Ripa di Meana, in cui sostengono gli esponenti delle sezioni di Roma e di Milano, e un'altra di oppositori formata da elementi, per lo più nuovi, che provengono dal lavoro delle sezioni, sul territorio. A favore di questa seconda lista si sono espressi con un appello «per ridare voce e autorevolezza» all'Associazione, Desideria Pasolini dall'Onda, Gianfranco Amendola, Marisa Dalai, Vezio De Lucia, Adriano La Regina, Paolo Leon, Giorgio Nebbia, Antonio Paolucci, Arturo Osio, Luigi e Silvia Squarzina, Piero Bevilacqua, Bernardo Rossi Doria e molti altri. Allarmati dal silenzio che - a parte la campagna contro la diffusione delle pale eoliche - sta caratterizzando questa stagione di «Italia Nostra», fino ad un anno fa sempre presente e in prima fila nella denuncia e nella proposta sulla attiva tutela del nostro patrimonio artistico e paesistico. Una sua crisi sarebbe gravissima, per il Paese.

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