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Vittorio Emiliani
Casa: un duplice boomerang, l’Italia ci avrebbe rimesso
26 Marzo 2009
La barbara edilizia di Berlusconi
Un’altra analisi delle conseguenze del piano-casa, mentre i tempi si allungano, per fortuna. Da Il Tirreno, 26 marzo 2009 (m.p.g.)

Un vero piano casa, un piano, solido e ben elaborato, quale domanda edilizia dovrebbe soddisfare in primo luogo? Quella di chi non ha un alloggio, non può, o non vuole, comprarselo e vorrebbe pagare un affitto ragionevole. Se questa diagnosi è giusta, il piano Berlusconi non va nella direzione della domanda insoddisfatta. Esso riguarda infatti chi la casa ce l’ha già e desidera ampliarla. Almeno fino all’altro ieri sera. Ieri il premier è tornato sui propri passi per dire che il suo programma edilizio riguarderà più della metà del patrimonio edilizio nazionale. Dato incomprensibile. A questo punto non resta che attendere.

Diciamo che al premier non interessa tanto andare incontro alla “fame” di alloggi a basso canone o costo, bensì rianimare attraverso la leva edilizia una economia che lui non si rassegna a considerare in crisi, che ai suoi occhi è soltanto contagiata dal “virus americano”.

Un economista del gruppo del sito lavoce.info, Paolo Manasse, aveva provato, pochi giorni fa, a fare un po’ di conti sulla base di quell’aumento del 20 per cento delle cubature dell’originario programma berlusconiano. Se fatto proprio dagli investitori edilizi, esso avrebbe prodotto un aumento del Pil dell’1,4 per cento, cioè per circa 22 miliardi. Ma avrebbe successivamente provocato un incremento dell’offerta abitativa pari al 20 per cento, quindi una riduzione dei prezzi e dei valori edilizi. Di più, esso avrebbe comportato una diminuzione secca dei risparmi e quindi dei consumi delle famiglie fra i 15 e i 34 miliardi. Lì per lì il piano Berlusconi avrebbe dunque impresso una scossa all’economia, con effetti però di assai breve durata. «In cambio di città più brutte», concludeva Manasse. Di città e di paesaggi fortemente imbruttiti da nuovo cemento e asfalto, sia legale che abusivo, incentivato da quei formidabili “premi”. Con ripercussioni negative pure sul turismo di qualità, il più redditizio fra tutti e che l’Italia sta perdendo in modo pesante. Quindi, duplice boomerang, anche dal solo punto di vista economico.

Berlusconi si è molto addolcito con le Regioni dopo che in maggioranza gli hanno detto che non accettavano, per giunta per decreto legge, di far invadere dal governo centrale competenze loro proprie da decenni con la sospensione - che il testo disconosciuto dal premier contemplava - delle leggi regionali vigenti in materia territoriale (ma i ministri leghisti dov’erano?).

Il solo punto di possibile concordanza sarebbe dunque lo sveltimento burocratico delle pratiche edilizie. Purché non si vada verso il silenzio/assenso delle Soprintendenze nei 30 o 60 giorni per le zone di pregio. Sarebbe davvero la fine per il già manomesso paesaggio. Veniamo da sette anni di ininterrotto boom dei cantieri, non abbiamo scalfito con quell’edilizia “di mercato” l’emergenza-casa e certi paesaggi, a cominciare da quelli veneti e lombardi, sono irriconoscibili.

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