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Andrea Galli
Box, negozi e ristoranti Così cambiano le stazioni
8 Luglio 2011
Il territorio del commercio
Oggi nessuno pretende che i giornalisti si chiedano cosa diavolo stanno scrivendo, come in questo pezzo del Corriere della Sera ed. Milano, 8 luglio 2011. Però una postilla ci vuole (f.b.)

Trattandosi d’una stazione ferroviaria, concorderete, ci sta tutto che le automobili vengano messe sotto, il verde possa specie all’esterno prendere spazio, un mezzo di trasporto alternativo diventi l’ascensore. Trattandosi poi della Centrale, già sottoposta ad ampia e articolata ristrutturazione interna è inevitabile— essendo ora la priorità il restyling fuori dalla stazione — non pensare all’Expo. E darci sotto, anzi intervenire lì dove si aspettava da decenni. Per esempio nei 33 mila metri quadrati degli ex magazzini di via Sammartini, infiniti tunnel coi binari che servivano per lo scalo merci oramai buio posto degradato. I tunnel potrebbero diventare una cittadella internazionale di ristoranti, locali e bar.

L’amministratore delegato di GrandiStazioni Fabio Battaggia ha pronto il dossier per il sindaco Giuliano Pisapia. Macchine, casse, Milano Novecento in piazza Luigi di Savoia e seicento in via Sammartini, con quattro piani interrati di parcheggi e conti presto fatti: verranno creati 1.500 posti auto sotterranei. Il progetto dev’essere prima approvato dal Comune; dopodiché vanno reperiti i fondi. Non pochi. Soltanto per i due parcheggi sono 25 milioni di euro. In più ci sono 30 milioni per la riqualificazione dei magazzini. Come fare? O con il Cipe, o con le casse del Comune oppure tirando dentro sponsor. Battaggia a Pisapia proporrà: parliamone, occupiamoci insieme della cosiddetta porta d’ingresso della città. Apriamoci alle professionalità, al talento, alle idee. Dice l’ad: «Dopo tutti i lavori fatti, dopo anche le difficoltà, non possiamo lasciare il grande cantiere Centrale a metà...» .

In via Sammartini dai parcheggi (ricavati sempre negli magazzini) vi saranno accessi diretti ai binari. Spegnere l’auto, salire, entrare nel treno. Manciata di azioni in breve lasso temporale. Accelerare, agevolare. Ritmo metropolitano. Dall’Est alle pensiline Fiera dell’Est Europa con il suo doloroso popolo: gli incontri domenicali fra badanti, le parrucchiere di strada con taglio e messa in piega per qualche spicciolo, i bivacchi di chi non aveva da dormire o era steso ubriaco, le corse verso lo scippo dei ladruncoli rom, e le risse, e le valigie rubate ai turisti... Ha la sua lunga storia piazza Luigi di Savoia, peraltro in rapido e progressivo miglioramento. E ne è pronta una nuova, di storia. Nei disegni degli architetti che hanno rivisitato il suo look, la piazza avrà ancora più verde. Olmi, platani, magnolie, ciliegi andranno a popolarla. Nessuna modifica geografica per l’area dei bus (per Malpensa, Orio al Serio e centro città): rimarrà dov’è.

Semmai saranno aggiunte pensiline e panchine, verrà dato un ordine maggiore, insomma sarà più chiaro orientarsi e sostare. La discarica e il jazz Biciclette di bimbi, frigoriferi senza l’anta, chilogrammi di amianto. Sacchetti di chiodi, una friggitrice. Lungo una delle gallerie stradali che collegano via Sammartini a via Ferrante Aporti ci sono accessi. Porticine. Che danno sugli antichi magazzini. Trasformati in discariche abusive. I binari servivano per movimentare vagoni, container, cassoni. Le potenzialità di quest’area sono enormi. Se non altro per le dimensioni. L’area ha ospitato — qualcuna sopravvive — pescherie di varia natura. C’è una naturale predisposizione architettonica ad accogliere locali pubblici. Il sogno l’abbiamo detto: cittadella commerciale. Battaggia suggerisce: all’insegna dell’anima internazionale di Milano, sorta di via parallela di cibo orientale e africano, sottofondo jazz e acuti delle sperimentazioni europee di musica elettronica.

postilla

Miracoli della compartimentalizzazione societaria: Grandi Stazioni occupandosi di valorizzazione immobiliare non ha la più pallida idea di cosa sia una Stazione, né ha alcun interesse a farsela. Lei valorizza immobili e il concetto di mobilità le sfugge per ragione sociale. Punto.

Quanto già ampiamente notato dai milioni di viaggiatori che sperimentano sulla loro pelle il cosiddetto refurbishment del nodo ormai ex ferroviario, perdendosi nei corridoi progettati come all’Ikea, per far fare più strada possibile tra le mirabolanti offerte commerciali, ora raggiungerà il sublime assoluto, allargandosi al quartiere manco fosse il morbillo. Si legge di migliaia e migliaia di posti auto, sopra e sotto terra, naturalmente come se quelle auto fossero pendagli ornamentali, che arrivano lì dal cielo, e non fabbriche di inquinamento costrette ad arrancare per ore attraverso l’intasamento cronico determinato proprio dal loro flusso. Probabilmente anche i treni svolgono un ruolo similmente virtuale in questa coreografia, simpatiche chiazze colorate complementari all’andirivieni di clienti da un negozio all’altro. Niente da fare: lo shopping mall è come un congegno a orologeria, una volta innescato fa il suo mestiere, incurante della città e del buon senso: chiamate gli artificieri!! (f.b.)

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