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Francesco Erbani
Boschi, dune e pinete della Val di Cornia
13 Aprile 2007
Articoli del 2006-2007
Il presidente, Massimo Zucconi ha concluso il mandato. C’è chi piange e c’è chi ride. Da la Repubblica del 12 aprile 2007

Qui una cava. Lì un parcheggio. Lì una strada. E poi, appena fuori dei suoi confini, una lottizzazione. Sono molte le nubi addensate sui Parchi della Val di Cornia, un sistema di sei parchi gestiti da un’unica società nell’alta Maremma toscana, trecentosessanta chilometri quadrati di testimonianze archeologiche, musei, sopravvivenze minerarie e poi boschi e dune sabbiose che scorrono fra le colline e il mare, di fronte all’Elba. Ma a render le nubi più minacciose ecco che si avvicina l’uscita di scena del presidente dei parchi, Massimo Zucconi, architetto di Piombino, che guida la struttura da quando essa è nata, nel 1993. Negli ultimi anni Zucconi ha denunciato le scelte di alcuni Comuni, che pure furono gli artefici dei parchi e tuttora ne sono gli azionisti al novanta per cento.

La Val di Cornia ha sperimentato una formula unica in Italia: è gestita da una società mista, pubblico e privato, che dà lavoro a settanta persone alimentando un’industria turistica che accumula profitti e offre un’alternativa alla crisi della siderurgia abbattutasi negli anni Ottanta. Infine, altro dato unico, nel 2006 la società ha raggiunto il pareggio di bilancio, con un fatturato di 2 milioni di euro. Però, nonostante questo rosario di successi, Zucconi andrà via. Lo stabilisce una norma, approvata dai Comuni nel 2004, che limita a tre i mandati per i presidenti di questo tipo di aziende. Ma c’è chi vi scorge l’ombra della rimozione.

Zucconi critica una caduta d’attenzione sui temi della tutela. O, meglio, il tentativo di far convivere la tutela con interessi tanto pressanti quanto poco compatibili con un parco. Il Comune di Piombino, per esempio, vuole ampliare il parcheggio per la spiaggia della Sterpaia. Ma il parcheggio ampliato, spiega l’architetto, significa tanti più bagnanti e tanti più bagnanti mettono in pericolo il sistema dunale e la sua vegetazione. Sono stati investiti finora 25 milioni di euro, ma i Comuni con una mano spendono tantissimo per il parco, con l’altra - succede a Campiglia marittima - consentono che prosegua e anzi si intensifichi l’attività di una cava che incombe sui luoghi protetti. Nel 2006 ci sono stati due incidenti gravi: è esplosa una mina che ha proiettato pietre in aree nelle quali passeggiavano i turisti. Poco dopo un camion che trasportava un carico di mille quintali è uscito di strada ed è precipitato dentro il parco, provocando la morte del guidatore. La cava dovrebbe chiudere nel 2018, ma intanto sono state chiuse alcune parti del parco per motivi di sicurezza. Il sindaco di Campiglia, Silvia Velo, deputata ds, assicura che «la cava è a termine e che fino ad allora parco e cava possono convivere». Per Zucconi, invece, «il fronte della cava da decenni si sta ampliando». In un primo tempo la cava serviva solo lo stabilimento siderurgico di Piombino. Da qualche anno, però, i materiali possono essere anche venduti all’esterno. Il presidente della società privata che gestisce la cava è l’ex sindaco diessino di Campiglia. Un altro progetto preoccupa Zucconi, quello di una strada che transiterebbe dietro il promontorio di Piombino in un’area boscata e protetta. Una strada in quella posizione scatena, teme Zucconi, la crescita dei valori fondiari e quindi appetiti edificatori.

«Per Zucconi non si tratta di rimozione», replica Silvia Velo, «abbiamo deciso che quel tipo di incarichi deve avere un limite: vale per lui, ma anche per altri». E aggiunge che Campiglia, Piombino e Suvereto hanno appena adottato un piano regolatore comune «che rafforza il sistema dei parchi». «Voglio tranquillizzare tutti», insiste Gianni Anselmi, primo cittadino di Piombino, «non sono arrivati dei barbari che vogliono chiudere la Società dei Parchi. Ma non possiamo accettare il messaggio che si vuol far passare, cioè che tutto il bene sia nella Parchi e tutto il male nei Comuni». Ma le preoccupazioni di Zucconi sono condivise da Legambiente, Wwf e Italia Nostra e da alcuni dei progettisti del parco, come il geologo Giuseppe Tanelli e Riccardo Francovich, l’archeologo morto due settimane fa precipitando in un burrone vicino a Fiesole. La sua morte ha suscitato una fortissima emozione. Francovich è stato il promotore del parco archeo-minerario di San Silvestro minacciato dalla cava. Nel 1984 portò alla luce un villaggio medievale, la Rocca di San Silvestro, abitato da minatori e fonditori. Le sue ricerche hanno poi individuato una rete di pozzi scavati fin dall’età etrusca e dai quali veniva estratto un prezioso minerale. La scoperta indusse il comune di Campiglia a prendere una decisione coraggiosa: venne annullata la concessione di numerose cave e fu acquisita un’area di 250 ettari da destinare a parco.

Arrivarono finanziamenti europei. Ma il punto di svolta fu un altro. Negli anni precedenti Piombino e San Vincenzo avevano scelto di tutelare i loro territori, cancellando previsioni edificatorie imponenti. A Piombino saltarono due milioni di metri cubi nel bosco della Sterpaia. E quando sorsero duemila villette abusive, il sindaco, Paolo Benesperi e Zucconi, allora dirigente comunale, le fecero demolire. A San Vincenzo vennero cassati edifici per trecentomila metri cubi lungo la costa, consentendo la nascita del Parco di Rimigliano, progettato da Italo Insolera e Luigi Gazzola. Nel frattempo Carlo Melograni realizzò un piano regolatore comune per Piombino, Campiglia, San Vincenzo e Suvereto.

Erano anni di violenta aggressione contro le coste italiane. Ma in questo lembo di Maremma si scelse la tutela di un patrimonio naturale come occasione alternativa alla siderurgia in crisi. Nel ‘93 nacque la Società Parchi Val di Cornia: molti albergatori, ristoratori, gestori di stabilimenti sono diventati azionisti del parco e sono sorte nuove attività (circa una trentina, con un fatturato di 4 milioni di euro). Nel 2006 ottantacinquemila persone hanno visitato i parchi, il museo archeologico, il sito di Populonia (che in questi giorni ha ingrandito il suo territorio: qui ha scavato a lungo Francovich).

Ma negli anni sono cresciute le tensioni fra Zucconi e i Comuni. Un altro fronte polemico si è aperto a Rimigliano, nella tenuta di settecento ettari di proprietà privata non gestita dalla Società Parchi, ma confinante con il suo territorio. Qui fino al 1998 era previsto un albergo di cinquantamila metri cubi. Poi il progetto fallì. Ma il Comune ritiene comunque sia nel diritto della proprietà di costruire qualcosa: al posto dell’hotel potrebbero sorgere residenze sparse. E questo nonostante un parere contrario della Soprintendenza. «Il guaio dell’Italia di oggi è che quando una previsione edificatoria è in un piano regolatore nessuno riesce più a eliminarla, anche se la si ritiene sbagliata», lamenta Zucconi. «Una previsione non è una concessione edilizia, quello sì che è un diritto acquisito. Appena qualche decennio fa in questa parte della Toscana sono state stralciate fior di lottizzazioni. Ma ormai anche qui l’interesse immobiliare è enorme, i valori sono cresciuti a dismisura. E le resistenze si sono affievolite».

Sui Parchi della Val di Cornia vedi questa nota e i file collegati. Sul desiderio dei comuni di "liberarsi" di Zucconi vedi questo appello. E sui “diritti acquisiti" leggi questo documento.

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