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Anonimo
Aspettando Lupi
18 Luglio 2005
Chi è l'urbanista
Questo dialogo si è svolto in un’amministrazione pubblica di rilievo. L’ho fatto leggere ad altri urbanisti pubblici, in altre amministrazioni e altre zone del paese. Ero sbalordito del contenuto del dialogo, ma ancora di più dei loro commenti: “che vuoi, è così dappertutto”.

Gli omissis e le deformazioni sono volte a proteggere la persona che me l’ha inviato: di questi tempi, non si sa mai.

Oggi. A pranzo con due colleghi. Siamo furiosi con l’Assessore e i suoi dirigenti e il loro modo di sfasciare tutto e lavorare alla cazzo di cane.

Ore 14.00. Chiamo al cellulare il mio direttore, Antonio.

Io: Gli chiedo lumi sulla riunione d'urgenza indetta dall’Assessore.

Antonio: L’Assessore vuole capire come la pensiamo, se abbiamo opinioni.

Io: Il Documento è una schifezza, sarebbe opportuno che L’Assessore decidesse di darsi un progetto chiaro. Gli faccio presente che essere critici con L’Assessore, dall'interno, conoscendo la sua prepotenza, è rischio. Averci convocati tutti è sleale, anche perché fino ad oggi ci hanno trattato a pesci in faccia. Se sei critico sei un sovversivo, perché metti i bastoni tra le ruote. Se stai zitto e dopo le cose non funzionano, è colpa tua perché avresti potuto avvertire e quindi non collabori. Comunque vadano le cose, chi è stato convocato ha torto.

Antonio: Se non avete capito cosa vuole il padrone e come funzionano le cose, voi urbanisti siete dei cretini.

Io: Non è il premio di produzione che ci interessa, ma il territorio e la città. Gli dico che noi abbiamo una certa idea di pubblico che forse non collima con quella dell’Assessore. Se a tutti noi non è del tutto chiaro che cosa lui intende fare, non si può sostenere che siamo tutti cretini. Ci sarà pure una ragione, poi, se tutti i promemoria scritti da ciascuno di noi, pur nella loro disomogeneità esprimono dubbi, perplessità, critiche sul taglio del Documento, a volte anche forti preoccupazioni.

Antonio: Tu sei tra i più critici. Sarebbe bella una pianificazione senza regole, anzi senza pianificazione sarebbe meglio. Se la Giunta ci chiede di fare gli affari della Confindustria, noi dobbiamo assecondarla.

Io: Lo stipendio non me lo dà la Confindustria. lo stipendio lo percepisco perché lavoro per l'interesse pubblico e generale. Ho fatto una scelta precisa nell'iscrivermi a urbanistica e una ancora più forte nell'entrare nella pubblica amministrazione. Io ho fatto il giuramento di fedeltà alle leggi, non al Capo. Uno Stato senza regole non mi piace: è anarco-fascista.

Antonio: Prima di entrare qui sono stato un dirigente in vari uffici privati o parapubblici. So come si fanno le cose. Bisogna garantire alle imprese di poter fare sviluppo. Bisogna quindi attuare il Piano strategico della Giunta.

Io: È na fesseria indecente aver chiamato Piano strategico il collage dei desideri di tutti gli attori. Chi lo ha scritto se ne dovrebbe vergognare, soprattutto per la parte che ci compete. Lo sviluppo non lo fanno le imprese: quelle sfasciano e fanno gli affari loro, ora e subito senza pensare al domani.

Antonio: Se a un commesso di un magazzino gli dicono che deve vendere un profumo che fa schifo, lui il profumo lo deve vendere per portare a casa lo stipendio.

Io: Non sono un commesso, l'urbanistica non è una merce. Non potete farci fare cose che negano mezzo secolo di cultura e di civiltà urbanistica. Fare l'urbanistica nella pubblica amministrazione non è spostare un pacco da un tavolo all'altro, non è servire il padrone. Bisogna pensare al domani con intelligenza e responsabilità nell'interesse generale. Invece che scrivere sciocchezze, perché non vi guardate attorno e cercate di capire che cosa hanno fatto gli altri? Copiate almeno!

Antonio: dobbiamo fare da soli. Me ne frego di chi critica il Documento!

Io: Se fallisci che fai ? [lui ride]. A voi dirigenti abbiamo detto sin dall'inizio che il Documento non si può fare tutto dal di dentro, è velleitario, è superbo e impossibile: c'è bisogno dell'apporto esterno. Devi dire all’Assessore che non è possibile fare il Documento in solitudine da dentro. Oltretutto siamo già oberati dall'ordinario e se non glielo dici, gli tagli le gambe.

Antonio: Costa troppo chiedere collaborazioni e voi non sapete indicarci con chi e per cosa. […] Vi siete bravissimi, dovete avere le idee per l’Assessore.

Io: […]. Non si può ridurre l'urbanistica a codicilli, a cose da avvocaticchi, perchè questo che volete. Il Documento l’Assessore l’ha scritto coi piedi. Hai ridotto il piano a una scatola di cartone vuota! Se uno è chirurgo non si può spacciare per ebanista: bisogna avere la consapevolezza delle proprie capacità.

Antonio: […] L’Assessore vi ha convocato per avere opinioni.

Io: Le idee non si formulano dall'oggi al domani come parlare di pallone al bar. Se chi ha la funzione di coordinare il lavoro non ci riesce e fallisce, che succede: va a fondo tutta la baracca? Ci chiedete idee quando avete l'acqua alla gola.

Antonio: Bisogna che diciate, ad esempio, perché nei paesi con meno di 20.000 abitanti non si possono fare pi zone industriali. Bisogna pensare allo sviluppo. Si farà la concertazione, la VAS, l'Agenda 21.

Io: […] L'Agenda 21 e la VAS vengono utilizzati come grimaldelli che santificano e giustificano tutto. Sai bene che l'agenda 21 è molto malleabile da parte di chi ha il coltello dalla parte del manico. L'istituto delle osservazioni ed opposizioni è democratico: è aperto a tutti. Con l'Agenda 21 invece scegli tu con chi, dove, quando, come e su cosa dialogare.

[…]

Antonio: Dobbiamo eseguire gli ordini.

Io: Non quelli sbagliati.

Antonio: Devi farlo.

Io: No se non c'è l’obbligo di legge.

Antonio: Puoi cambiare organizzazione.

Io: Non è escluso.

Antonio: Ci vediamo giovedì.

Io: Forse. Buona serata.

Sono stato male tutto il pomeriggio e stasera. Adesso prendo un calmante. Domani si vedrà.

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