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Pietro Tosca
Anche Bennett lascia Le Acciaierie: affonda il centro commerciale
5 Ottobre 2014
Padania
Chiude il centro commerciale astronave nel nulla: un disastro nel disastro dei territori malamente attraversati dalla Bre.Be.Mi. simbolo di orribile sprawl programmato, dalle medesime culture che sostengono la legge Lupi.

Corriere della Sera Lombardia, 2 ottobre 2014, postilla (f.b.)

Il gruppo Bennet getta la spugna e si prepara a chiudere l’ipermercato di Cortenuova. Una mossa a lungo temuta che comporterà a cascata la chiusura di tutto il centro commerciale «Le Acciaierie», da anni in crisi. La volontà di abbassare le serrande in «tempi rapidissimi» è stata comunicata ieri pomeriggio ai sindacati. E a giorni dovrebbe essere aperta la procedura di mobilità per i 78 dipendenti diretti dell’ipermercato. Inaugurato nel 2005 il centro «Le Acciaierie» con i suoi 175 negozi su due piani per 44mila metri quadrati e la cupola in legno lamellare a caratterizzarne il profilo, la più grande in una struttura commerciale in Europa, doveva essere il tempio dello shopping nella Bassa. Un mega polo d’attrazione che contava sull’arrivo veloce della Brebemi per alimentarsi. Quasi dieci anni dopo, quando finalmente l’autostrada è stata inaugurata, il suo destino pare segnato a quello di cattedrale nel deserto.

Schiacciato dalla concorrenza il centro è andato piano piano perdendo negozi e marchi commerciali. A tenerlo in vita il fatto che il gruppo Bennet aveva anche acquistato i muri dell’ipermercato. La società della grande distribuzione pesa per il 30% nel consorzio degli operatori del centro commerciale. Quest’ultimo, aumentando le chiusure è andato sempre più in cattive acque, e la Pedroni immobili, detentrice dei locali ha visto aumentare sempre più il peso delle spese comuni diventando il soggetto più esposto. A giugno quando ormai le attività attive erano ridotte a una quarantina e il primo piano chiuso, il consorzio ha chiesto il concordato liquidatorio. Per garantire la continuità la Bennet si è accollata per mesi il costo delle utenze. Una situazione che ora non sembra più sostenibile.

A rendere precaria la situazione anche il problema delle manutenzioni che andrebbero eseguite. «La società ci ha spiegato che in una situazione da cui in un momento all’altro potrebbero venir meno le forniture di energia, gas e acqua e non ci sono più le condizioni per lavorare in sicurezza, non si può continuare l’attività - spiega Alberto Citerio della Fisascat Cisl - . Al momento però non sono state aperte procedure di mobilità. Siamo in un momento di incertezza e l’incontro con la Bennet è stato in qualche modo preventivo per cercare di trovare una soluzione per i dipendenti di Cortenuova. C’è però la volontà di chiudere in tempi brevissimi». «Già nelle scorse settimane la superficie di vendita dell’ipermercato è stata ridotta - aggiunge Maurizio Regazzoni della Uiltucs -.È evidente che senza la Bennet il destino è segnato anche per le quindicina di attività rimaste aperte nel centro commerciale. L’ipermercato paga le scelte operative sbagliate nella gestione del centro negli anni passati. Sono stati fatti scappare grandi marchi. Gli errori nella gestione insieme alla concorrenza del centro di Antegnate che è più piccolo ed è riuscito ad affrontare meglio la crisi, hanno fatto il resto. Anche la famosa Brebemi che doveva essere la soluzione a tutti i problemi in realtà non ha portato beneficio».

Venerdì i sindacati incontreranno i dipendenti e il 10 di nuovo la Bennet. «A Cortenuova lavorano in 78 - precisa Aronne Mangili della Filcams Cisl -, ci sono 65 commessi, 8 apprendisti e 5 addetti alle pulizie. La prima strada che si tenterà è il riassorbimento di parte dell’occupazione a Romano e Albano Sant’Alessandro dove la società gestisce altri due punti vendita, ma gli spazi di manovra non sono molti».

postilla
Fra le cose più brutte che possono capitare, c'è quella di ribadire sconsolatamente “ma noi l'avevamo detto”. E davanti a un segnale chiaro come una enorme scatola vuota, anzi un enorme territorio pieno di scatole potenzialmente vuote, ma abbondantemente quanto inutilmente infrastrutturato e urbanizzato come le ex campagne dell'Albero degli Zoccoli, cascano davvero le braccia. Vanno a finire così, di solito abbastanza presto, tutte le chiacchiere a vanvera sullo sviluppo locale, i posti di lavoro in cambio di trasformazioni edilizie strampalate, la squilibrata contrattazione fra operatori senza scrupoli e amministratori senza cervello, nonché senza alcuna propensione ad ascoltare chi prova ad avvertirli. Se lo ricordino, quelli che ancora adesso ridacchiano perché la Bre.Be.Mi. è vuota, o quelli che piagnucolano aspettando che altri cantieri portino il sempre spergiurato sviluppo: è tutto una enorme fregatura, e ci lascia naufraghi in un deserto. Per i dettagli basta leggere qualche campione scelto di quanto si pubblicava più o meno una decina di anni fa a proposito: Uovo di Serpente, oppure Hic Sunt Peones Ma che infinita tristezza! (f.b.)
Qualche considerazione sull'oggi dal quotidiano online Today

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