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“A Roma mancano case”
16 Giugno 2007
Lettere e Interventi
Andrea Declich chiede a V. De Lucia

Ho letto con piacere l’intervento di De Lucia “ Un primo appunto per la nuova sinistra”. Vorrei fare un breve commento.

De Lucia dice che “ Si sta costruendo un numero spropositato di nuove abitazioni, mentre gli abitanti di Roma continuano a diminuire”. Ora, in un precedente intervento su questo argomento da me sollecitato il 15 novembre scorso (ponevo la questione dell’aumento di abitanti certificati a Roma dall’ISTAT), Berdini rispondeva che effettivamente esistono fonti di nuova domanda abitativa (residenti italiani, stranieri, turismo). Veltroni, sui giornali di ieri, parlava di emergenza abitativa legata all’arrivo, negli ultimi anni, di 150 mila nuovi residenti. Non mi sembra che questo dato sia stato contestato.

Il punto che voglio mettere in evidenza è che questo fatto, secondo me, aggrava ancora più il quadro della situazione così bene illustrata da De Lucia. La città, infatti, dovrebbe essere governata nella sua crescita. Quest’ultima, in generale, è la normalità del fenomeno urbano, non l’eccezione. Il consumo del suolo deve essere minimizzato sempre, non solo nel caso ­ che da quanto diceva Berdini negli interventi che ho ricordato sembra non essere quello di Roma - in cui le esigenze abitative si riducono. Qual è il pericolo di non riconoscere questa situazione di crescita della domanda? E’ di ricadere nel tipico errore italiano: si riconosce in ritardo l’emergenza e si risponde senza andare troppo per il sottile. E, in questa situazione, gli speculatori hanno campo libero per realizzare i loro piani. Il pericolo è di far perdere forza gli argomenti proposti da De Lucia a favore della lotta contro la rendita e la speculazione fondiaria, che è da combattere sempre, a prescindere dall’espansione o contrazione della domanda. La sinistra - io vorrei dire il centro sinistra - ha, quindi, un compito ineludibile e anche più gravoso: governare la crescita urbana, con tutte le particolarità che essa assume oggi (non è più quella degli anni ’50 e ’60) e le difficoltà che questo comporta. D’altra parte, il primo centro sinistra, e qui mi trovo d’accordo con De Lucia, si pose il problema di una Italia che cresceva, ponendo in atto azioni riformatrici che ebbero, pur con i limiti noti, effetti positivi. Vi ringrazio, come al solito, per gli spunti di riflessione che offrite.

Caro Declich, nessuno di noi ha mai sostenuto che a Roma non servono più case, e non solo per l’assenza scandalosa di edilizia pubblica. La questione del fabbisogno abitativo è complicatissima e certamente la riduzione del numero dei residenti non giustifica lo sviluppo zero della produzione edilizia: perciò hai ragione nel rilevare che nel mio intervento me la sono cavata troppo sbrigativamente facendo riferimento agli abitanti che diminuiscono. In effetti, basta considerare che anche se diminuiscono gli abitanti aumenta ovunque, e spesso vertiginosamente, il numero delle famiglie, a causa della contrazione del numero dei componenti. In alcune parti d’Italia la famiglia media è formata da meno di due unità. Detto questo, è fuori discussione che a Roma si verifichi un enorme spreco edilizio e una dissipazione inaudita dello spazio rurale e aperto, ed è stato più volte dimostrato. Per una più approfondita analisi dei dati, impossibile in questa sede, possiamo organizzare, se vuoi, anche con esperti, un incontro ad hoc. Hai ovviamente ragione quando sostieni che comunque la lotta alla rendita e alla speculazione fondiaria va condotta sempre, prescindere dall’espansione o contrazione della domanda (v.d.l.)

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