«Cambiate una legge elettorale che riduce gli spazi di democrazia»
Pietro Adami e Cesare Antetomaso
«Nella discus­sione in corso al Senato si annun­cia un peg­gio­ra­mento della pur pes­sima riforma appro­vata dalla Camera». Il manifesto, 22 gennaio 2015

Caro Sena­tore,
molte ed auto­re­voli cri­ti­che sono state sol­le­vate, nei con­fronti della prima ver­sione dell’Italicum, con­cor­data nel patto del Naza­reno ed appro­vata, senza troppe varianti dalla Camera. In un appello dei giu­ri­sti dello scorso gen­naio è stata segna­lata la pre­oc­cu­pa­zione e lo scon­certo della cul­tura giu­ri­dica demo­cra­tica di fronte ad una riforma elet­to­rale che ripro­duce gli stessi difetti di fondo del sistema elet­to­rale che la Corte Costi­tu­zio­nale ha annul­lato con la sen­tenza n. 1/2014, man­te­nendo un enorme pre­mio di mag­gio­ranza, le liste sostan­zial­mente bloc­cate e rad­dop­piando le soglie di sbar­ra­mento. Con­si­de­riamo di fon­da­men­tale impor­tanza la posi­zione espressa dall’Anpi il 16 gen­naio 2014 con un appello indi­riz­zato a par­titi, par­la­men­tari e cit­ta­dini, che condividiamo.

Nella discus­sione in corso al Senato si annun­cia un peg­gio­ra­mento della pur pes­sima riforma appro­vata dalla Camera: il pre­mio di mag­gio­ranza non verrà più attri­buito alla coa­li­zione ma alla sin­gola lista che, supe­rando una certa soglia, otterrà un voto in più di ogni altra lista, ovvero che pre­varrà nel bal­lot­tag­gio. In que­sto con­te­sto l’abbassamento al 3% delle soglie di sbar­ra­mento non sarebbe suf­fi­ciente a miglio­rare la rap­pre­sen­ta­ti­vità, anche per­ché il pri­vi­le­gio delle liste bloc­cate, aggra­vato dalla plu­ra­lità di can­di­da­ture, verrà con­ser­vato per i 2/3, ren­dendo bloc­cato il capo­li­sta in un sistema elet­to­rale fon­dato su liste corte…Con que­sta riforma si rea­liz­ze­rebbe un cam­bia­mento epo­cale del sistema poli­tico di governo.

Per legge ver­rebbe attri­buita la mag­gio­ranza par­la­men­tare e la guida del Governo ad un solo par­tito, che in realtà rap­pre­sen­te­rebbe una mino­ranza di citt­ta­dini, tanto più grave in pre­senza di un asten­sio­ni­smo ormai a livelli di guar­dia. Per ren­dersi conto della gra­vità di que­sta svolta, basti pen­sare che dal 24 aprile del 1944 (secondo governo Bado­glio) ad oggi, in Ita­lia si sono sem­pre e solo suc­ce­duti governi di coa­li­zione, o quan­to­meno soste­nuti da una mag­gio­ranza di coa­li­zione. Per­sino nel 1948, quando la DC ottenne la mag­gio­ranza asso­luta dei seggi, De Gasperi pre­ferì for­mare un Governo di coa­li­zione, per assi­cu­rarsi quel minimo di plu­ra­li­smo … Anche con la svolta mag­gio­ri­ta­ria uni­no­mi­nale deter­mi­nata dalla legge Mat­ta­rella e per­fino con il Por­cel­lum, in Ita­lia si sono sem­pre alter­nati governi soste­nuti da una coalizione…

Si tratta di una svolta cen­tra­liz­za­trice, che assi­cura arti­fi­cio­sa­mente tutto il potere ad un solo par­tito, a pre­scin­dere dalla reale volontà della mag­gio­ranza del popolo ita­liano e che umi­lia le oppo­si­zioni, decur­tando il loro potere di con­trollo. E’ dove­roso con­sta­tare che que­sta svolta si rea­lizza in un momento in cui il par­tito poli­tico ha per­duto il carat­tere di strut­tura rap­pre­sen­ta­tiva, legata alla società e, lungi dall’essere un intel­let­tuale col­let­tivo, si è tra­sfor­mato in un appa­rato di potere oligarchico…Nella sto­ria ita­liana l’unico pre­ce­dente del Governo di un solo par­tito deter­mi­nato dalla legge elet­to­rale suscita pre­oc­cu­pa­zione ancora oggi.

Oltre­tutto l’approvazione di que­sta riforma elet­to­rale pre­sup­pone che sia già avve­nuta l’eliminazione del Senato elet­tivo, quando la riforma costi­tu­zio­nale è ancora in gesta­zione ed il popolo ita­liano ben potrebbe can­cel­larla con il refe­ren­dum, così com’è avve­nuto nel 2006, quando gli ita­liani hanno detto no alla riforma Berlusconi-Fini-Bossi. Per di più l’entrata in vigore sarà pro­cra­sti­nata a metà 2016 e quindi ci sarebbe tutto il tempo per una discus­sione appro­fon­dita sul merito della riforma.

Ti chie­diamo, per­tanto, di tenere conto di que­ste osser­va­zioni per cam­biare a fondo una legge elet­to­rale che fini­rebbe con il ridurre gli spazi demo­cra­tici e di par­te­ci­pa­zione pre­giu­di­cando ancora di più la capa­cità rap­pre­sen­ta­tiva delle Isti­tu­zioni democratiche.

Pie­tro Adami e Cesare Ante­to­maso (Giu­ri­sti Demo­cra­tici), 
San­dra Bon­santi (Libertà e Giu­sti­zia), 
Fran­ce­sco Baic­chi, 
Felice Beso­stri (Gruppo di Vol­pedo), 
Anto­nio Caputo, 
Ser­gio Caserta, 
Gim Cas­sano (Alleanza Liblab), 
Anna Fal­cone, 
Gianni Fer­rara, 
Tom­maso Ful­faro e Vin­cenzo Vita (Arti­colo 21), 
Raniero La Valle (Comi­tati Dos­setti), 
Dome­nico Gallo (Asso­cia­zione demo­cra­zia costi­tu­zio­nale), 
Alfiero Grandi (Asso­cia­zione rin­no­va­mento della Sini­stra), 
Pan­cho Pardi, Ubaldo Nan­nucci, 
Maria Ric­ciardi Gian­noni (Libera cit­ta­di­nanza),
Franco Russo, 
Cesare Salvi, 
Lan­franco Turci (Ini­zia­tiva 21 giu­gno), 
Nadia Urbi­nati, 
Mas­simo Villone
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