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Francesco Erbani
Storia d' Italia e del suo paesaggio saccheggiato
18 Aprile 2010
Memorie di un urbanista
Sul libro di E. Salzano, “Memorie di un urbanista. L’Italia che ho vissuto”, Corte del fontego editore. La Repubblica, 17 aprile 2010

«La figura dell´urbanista è simile a quella del diplomatico, nel senso che per nessuno dei due è pensabile un lavoro al servizio del privato». È questa la convinzione di Edoardo Salzano, ottant´anni appena compiuti, professore a Venezia, dove è stato anche assessore, artefice del piano paesaggistico della Sardegna consule Renato Soru e, ora che è in pensione, promotore di eddyburg.it diventato il più importante e consultato sito per chi si occupa di urbanistica e territorio. 
Salzano ha appena mandato in libreria Memorie di un urbanista. L´Italia che ho vissuto

. È un libro di politica e di storia intellettuale. Salzano, napoletano (nel lungo prologo compare il ricordo sorridente del nonno, Armando Diaz), appartiene alla stessa generazione di Italo Insolera, di poco più giovane di Leonardo Benevolo. D´accordo con loro, ma anche in dissenso, ha condiviso le aspettative dell´urbanistica italiana dopo la frana di Agrigento (1966), quando si scoprì - loro, però, lo sapevano - che il dissesto del paese non era frutto del caso o di una natura matrigna, ma del modo in cui si era costruito dopo la guerra e del modo d´essere del paese.

L´aver messo al centro dello sviluppo il mattone e l´edilizia era un´anomalia italiana e il prodotto di un´arretratezza imprenditoriale che si faceva forte più della rendita che non del profitto d´impresa. 
Salzano si è fatto promotore di riforme che al tempo si chiamavano "di struttura", perché incidevano nel corpo vivo dei rapporti economici e sociali. Si è impegnato nel Pci (la sua formazione avvenne con Franco Rodano e Claudio Napoleoni), nel consiglio comunale di Roma e poi, da assessore a Venezia, ha elaborato un piano per il centro storico della città lagunare attento a evitare che la città diventasse un suk per turisti. 


Ora Eddyburg raccoglie il lievito di queste esperienze e soprattutto le elaborazioni culturali che lì sono maturate. Ma continuamente le aggiorna, le confronta con le più avanzate realtà internazionali e ne fa la linfa per una scuola aperta a giovani pianificatori. Eddyburg si mette anche all´ascolto dei tanti comitati che sorgono in ogni parte del paese e che esprimono sofferenza per le vessazioni di un territorio, avanzando proposte che quasi mai trovano sbocco nella rappresentanza politica.

Il fulcro delle riflessioni, nel sito come nel libro, è l´idea che la città e il territorio sono un bene comune, a disposizione di interessi collettivi, e non sono merce, non si contrattano. Di questo è garante - dovrebbe essere garante - proprio l´urbanista. Non siamo "tecnici", dice congedandosi dai lettori, ma intellettuali, portatori di un sapere specialistico, che intreccia altri saperi, si proietta su uno sfondo ampio e sia capace di incidere e trasformare. 
In gioco c´è un territorio come quello italiano che versa in condizioni preoccupanti, molto più di altri territori europei, a causa, scrive Salzano, della fragilità morfologica e idrogeologica, della densità di testimonianze della storia, presenti nel paesaggio urbano e in quello inedificato, e a causa, ancora, della sregolata disseminazione di costruzioni cresciuta prepotentemente nell´incuria di governi nazionali e locali.

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