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Eddytoriale 55 (28 settembre 2004)
2 Gennaio 2008
Eddytoriali 2004
Tre buone notizie per la città e il territorio: dalla Sardegna, da Bologna, dal sindacato. Mentre i governi ci fanno soffrire, in Italia e nel mondo, avere qualche notizia incoraggiante per il Belpaese e i suoi cittadini rende meno triste l’autunno incipiente. Cominciamo dal sindacato, che in altre stagioni è stato un protagonista essenziale dell'iniziativa per una città più giusta e più bella, e forse lo diventerà di nuovo.

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I meno giovani, e i giovani informati, ricorderanno che molti anni fa furono varate buone politiche riformatrici (“riformatrici”, non “riformiste”) per la casa, i servizi, i trasporti, la città. Ciò si ottenne perché il sindacato dei lavoratori uscì dal recinto delle fabbriche e delle politiche salariali e normative e affrontò gli argomenti della vita delle lavoratrici e dei lavoratori in quanto cittadini. Il momento chiave fu lo sciopero generale nazionale su quegli argomenti (divenuti rivendicazioni) del 19 novembre 1969, alla quale si riferisce l’immagine qui accanto. Forse si sta riaprendo qualcosa di simile.

Lo vedo nella decisione dei tre sindacati dei lavoratori (e negli omologhi sindacati degli inquilini) di lanciare una petizione popolare per un problema divenuto angoscioso per vaste categorie di cittadini e colpevolmente ignorato da governi e partiti: quello della casa: un aspetto decisivo dello Stato sociale che è stato smantellato nel decennio scorso.

Lo vedo, soprattutto, nell’iniziativa di sei Camere del lavoro (le organizzazioni territoriali della CGIL) che propongono all’intero sindacato di assumere le questioni della città, della sua vivibilità dei diritti pratici dei cittadini nell’uso della città e dei suoi servizi, della tutela dell’ambiente, come temi centrali delle lotte sindacali e come terreno di confronto con la società (di cui il sindacato è parte larghissima ma non esclusiva) e con la politica (che dalle pulsioni profonde della parte maggioritaria della società, e dalle stesse esigenze immediate, sembra sempre più distante). I materiali di quell’iniziativa sono stati pubbblicati dalla rivista Carta nel numero speciale dedicato alle “Camere del lavoro”ora in libreria. Ne continueremo a seguire gli svolgimenti.

A Bologna non solo col sindaco di destra Guazzaloca, ma anche col sindaco di sinistra Vitali si era condotta una politica urbanistica sbagliata: compiacente con gli interessi immobiliari più che con quelli dei cittadini. Gli strumenti derogatori erano stati adoperati con larghezza, al verde e ai servizi si era preferito il cemento e l’asfalto. Alla partecipazione dei cittadini si era preferita quella degli interessi forti. Non era molto chiaro dove il nuovo sindaco Cofferati volesse andare. Adesso, finalmente, è stato presentato il programma che la Giunta si impegna ad attuare: la direzione di marcia è promettente.

Le parti dedicate all’urbanistica, alla casa, all’ambiente, alla partecipazione sono state giudicate molto buone. Esse segnano un punto di svolta rispetto al passato: a entrambi i passati. Nel presentare il programma di Cofferati su queste pagine ci si poteva chiedere: Di nuovo Bologna all’avanguardia, come fu negli anni in cui la città veniva presa a modello e ispirava le migliori riforme? Le premesse ci sono, ne seguiremo lo sviluppo.

Ultima ma non minore, la Sardegna. E stato veramente un amministratore controcorrente Renato Soru quando ha posto un vincolo temporaneo d’inedificabilità su una fascia profonda 2.000 metri dell’isola. All’interno di quella fascia per decenni si era saccheggiato, cementificato, privatizzato. Le parti più belle erano state ridotte a squallide recintate esibizioni di sfarzo e cattivo gusto. Il tycoon che ci governa aveva dato l’esempio, a Villa Certosa, di una nuova stagione di abusivismo, di rapacità privatistica, di volgarità pacchiana, d’illegalità arrogante.

Il fermo alla devastazione (premessa temporanea d’una pianificazione attenta, si spera, alle qualità del territorio e alla libertà di fruizione) aveva provocato una levata di scudi di una parte larga degli opinion maker: da testate insospettabili, ai sindaci della costa. A questi ultimi si è rivolto il Presidente della Regione con un discorso bellissimo, che testimonia la lucidità della sua azione, la profondità della sua convinzione, la solidità del suo impegno, la forza della convinzione con cui difende la sua certezza: sviluppo non è vendere la propria terra.

Venti presidenti di regione così (o quattro segretari di partito, o un premier), e l’Italia sarebbe salva: quello che ne resta.

Sull'iniziativa dei sindacati:

una intervista del segretario generale della CGIL

un articolo di Carla Ravaioli: La crescita non è illimitata

Sul programma di Cofferati per Bologna:

Il testo del programma

Un commento di Paola Bonora

Sul provvedimento di Renato Soru:

il discorso ai sindaci della costa

altre informazioni e commenti sulla Sardegna

l'eddytoriale 53 del 27 agosto 2004

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