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Eddytoriale 22 (6 agosto 2003)
17 Maggio 2006
Eddytoriali 2003
6 agosto 2003 - Inserendo in Eddyburg, a proposito della Laguna di Venezia,uno stralcio del libro di Luigi Scano (1985) e gli utili documenti predisposti (2003) da Lidia Fersuoch per il sito di Italia Nostra Venezia, riflettevo su che cosa è cambiato da allora a oggi. È cambiato davvero molto: in meglio, e in peggio.

Sul versante delle cose positive c’è indubbiamente da registrare il fatto che la consapevolezza dei valori della Laguna (della sua eccezionalità, del suo potenziale d’insegnamento universale, della sua modernità) si è consolidata. Il fronte che reagisce alle minacce e agli attacchi è, almeno localmente, reattivo e solido: ha sostanzialmente lo stesso segno e gli stessi caratteri di quel composito fronte nazionale di resistenza al regime che va sotto il nome dei Girotondi. E ugualmente si deve sottolineare che questo fronte è stato capace di precisare, aggiornare e rendere più convincente il programma alternativo al MoSE il testo di Italia Nostra Venezia lo riassume molto efficacemente.

Come spesso capita in questi tempi grigi, le nuove negatività sono però più consistenti. Il “volume di fuoco” che il Consorzio Venezia Nuova (il consorzio di imprese private “concessionario unico” dello Stato per lo studio, la sperimentazione, la progettazione e l’esecuzione dei lavori in Laguna: un’aberrazione!) può sviluppare ha annebbiato l’opinione pubblica nazionale e internazionale, e acquisito fette importanti di consenso in quella locale. Il governo attuale è certamente più vicino alla ideologia delle Grandi Opere (e dei Grandi Investimenti) di quanto non lo fossero i precedenti. La complessità della questione della salvaguardia della laguna si è rivelato un oggettivo ostacolo alla comprensione disinteressata del problema e delle soluzioni possibili in un’epoca in cui la semplificazione, lo slogan, lo spot televisivo sono la forma esclusiva di comunicazione di massa.

Ma ciò che soprattutto preoccupa è che non si vede luce a livello di chi dovrebbe decidere: le forze politiche istituzionali. Qui veramente il cambiamento è stato profondo. La storia tracciata da Luigi Scano ci rinvia a un’epoca (parliamo degli anni che vanno dal 1966 al 1985) in cui era condivisa in modo amplissimo, tra le forze politiche veneziane e nazionali, la posizione che si caratterizza per un approccio morbido, “sistemico”, saggio, ispirato alla tradizione storica del governo della laguna: la posizione che trovò il suo condiviso slogan nei tre attributi che gli interventi avrebbero dovuto in ogni caso possedere “gradualità, sperimentalità, reversibilità”.

Nel commentare i testi di Scano ho sviluppato questo ragionamento, che ripropongo qui. Osservavo che lo scontro di oggi, che vede opporsi i sostenitori del MoSE ai suoi avversari, trova le sue radici in due “logiche” opposte: quella che “concepisce la laguna veneziana come un comune bacino d'acqua regolato da leggi essenzialmente meccaniche”, e quella che “intende invece la laguna come un delicato ecosistema complesso, regolato da leggi che, con qualche forzatura, sono piuttosto apparentabili alla cibernetica, e rivolge i propri interessi alla conservazione ed al ripristino globale delle sue essenziali caratteristiche di zona di transizione tra mare e terraferma attraverso un complesso coordinato di interventi diffusi”.

Le due concezioni sussistono entrambe, ma il loro “peso politico” è oggi ben diverso. Allora, la posizione “meccanicista” era sostenuta, tra le forze locali, quasi esclusivamente dalla componente craxiana del PSI, autorevolmente rappresentata da Gianni De Michelis e da componenti minoritarie della DC, mentre a livello nazionale era appoggiata anche dalla potente pattuglia dei socialdemocratici del PSDI. Oltre che, naturalmente, dalle lobby legate all’edilizia e all’ingegneria pesante. Oggi quella medesima concezione è sostenuta dalla destra al potere a Roma e da una parte consistente del centrosinistra veneziano, a partire dal suo massimo esponente e sindaco della città.

Allora, anche per la presenza nello schieramento locale di personalità di rilievo a livello nazionale (come Bruno Visentini e Gianni Pellicani), la posizione “sistemica” godeva di un appoggio più largo rispetto a oggi dell’opinione pubblica nazionale, e in particolare nei settori legati all’ambientalismo e alla tutela dei beni culturali.

Come osservavo più sopra, ha indubbiamente inciso, nel provocare l’indebolimento del fronte antagonista alla “logica MoSE”, sia il profondo mutamento del quadro politico e culturale generale (Berlusconi non rappresenta solo se stesso, né solo l’ideologia della destra), sia l’immane potere di condizionamento dell’informazione dispiegato da quella vera e propria macchina di guerra che è il Consorzio Venezia Nuova, praticamente monopolista dell’informazione con i mezzi forniti dal contribuente. E per conquistare consenso ad una soluzione di un problema complesso come quello dell’equilibrio della Laguna, il monopolio dell’informazione è l’arma vincente.

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