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Eddytoriale 133 (30 ottobre 2009)
30 Ottobre 2009
Eddytoriali 2008-2009

É il caso, per esempio, del Ponte sullo Stretto di Messina: non solo sorge in una delle aree a più alta sismicità in Italia, ma certamente non è prioritario visto che collega tra loro due zone nelle quali (soprattutto in Sicilia) tutta la infrastrutturazione interna, soprattutto quella ferroviaria, è assolutamente insufficiente rispetto alle esigenze attuali. Si fa riferimento al sistema del project financing (in italiano, finanza di progetto). Ma pochi sanno che i finanziatori privati non si assumono nessun rischio: guadagnano sull’investimento, perché in cambio del prestito lo Stato consente loro di lucrare con la gestione dell’opera (le concessioni autostradali, i servizi ospedalieri etc.) e, se vanno in rosso, lo Stato paga il loro deficit. Insomma, paga sempre Pantalone, cioè il cittadino rispettoso delle leggi che paga le tasse.

Negli ultimi tempi si vedono anche cose peggiori: si spendono soldi (di noi tutti) per cose che con ogni probabilità non si faranno. Tre esempi: ancora il Ponte sullo Stretto, il MoSE nella Laguna di Venezia, e la recente proposta di svolgere nell’area veneziana le Olimpiadi del 2020.

In quanto al Pontone, studi attendibili raccontano che mai una ferrovia potrà passare su un ponte con una campata così lunga. Ma è il collegamento ferroviario la ragione principale per cui è stato proposto, e le Ferrovie dovrebbero finanziarne una parte consistente. Intanto, fiumi di denaro sono stati spesi, e tra poco cominceranno le opere preliminari a terra. Ne hanno scritto recentemente Ivan Cicconi, tra i massimi esperti italiani di appalti e costi delle opere pubbliche, e l’unico che rende pubbliche le sue informazioni, su il manifesto e Mario Tozzi su la Stampa, che anche per questo chiede “una moratoria per il ponte sullo Stretto”.

Secondo caso. Il MoSE è una gigantesca opera, per la quale lo Stato (cioè noi) ha già speso 4,5 miliardi di euro. Un’opera secondo molti inutile e dannosa, certamente di concezione arcaica. Comunque, anche a volerla considerarla utile, essa è tutta basata su una settantina di giganteschi portelloni d’acciaio, incernierati in quattro piattaforme di calcestruzzo poste sott’acqua in corrispondenza dei quattro varchi tra la laguna e il mare. Tutto il sistema si basa sull’efficienza delle cerniere che connettono i portelloni al basamento. Ebbene, queste cerniere ancora non funzionano, tanto che il consorzio d’imprese che ha avuto la concessione dei lavori ha chiesto due anni di proroga. Allo stato degli atti non si sa se una cerniera efficiente sarà ottenuta o no. Comunque i soldi corrono, e le opere che sarebbero necessarie se i portelloni funzionassero intanto si fanno. A spese, come al solito, di Pantalone.

Terzo caso. La proposta di tenere a Venezia le Olimpiadi del 2020, che è stata avanzata dai comuni di Venezia e Treviso, dalla Regione Veneto e dalla Confindustria. Naturalmente i consigli comunali e regionale non sono stati interpellati: hanno deciso tutto i sindaci (uno del PD e uno della Lega) e il “governatore” della Regione (Popolo della libertà). É altamente improbabile che le Olimpiadi si facciano davvero a Venezia. Ma intanto, per ottenere la candidatura si sta spendendo qualche decina di milioni per pagare gli studi professionali che confezionano i costosi dossier richiesti per presentare ufficialmente la candidatura agli organismi internazionali. E intanto la prospettiva (inattendibile) delle Olimpiadi serve a legittimare operazioni di speculazione sulla città che altrimenti stenterebbero a decollare: come un immenso (e inutile) insediamento sul bordo della Laguna. Lo spiega molto bene Paolo Cacciari in un articolo su eddyburg.it. Anche qui, paga Pantalone.

La morale: i grandi affari non si fanno solo con le Grandi opere, risolvendo il concreto problema che sembra la loro missione. Per farli basta semplicemente il loro annuncio, e un po’ di battage pubblicitario.

Questo articolo è stato postato su Tiscali il 29 ottobre, e lì riceve numerosi commenti. Vedi anche in eddyburg.it le cartelle “ SOS - Il Ponte sullo stretto” e “ Venezia e la Laguna – MoSE

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