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Edoardo Salzano
20031013 Contro il condono, a Radio Base
8 Marzo 2008
Interventi e relazioni
Il testo della conversazione che ho tenuto a Radio Base il 1° ottobre 2003, trasmessa il 12 ottobre. Potete sentirlo andando nel sito Il naso di Pinocchio.

Buongiorno agli ascoltatori del Naso di Pinocchio. Sono Edoardo Salzano, ed oggi vi parlerò del condono edilizio che il governo sta introducendo con la prossima legge finanziaria.

L’ultima iniziativa, lo sciagurato condono edilizio, è solo uno degli episodi di dissipazione della ricchezza comune. Ricordiamo gli altri:

Ricordiamo la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, ricco di beni culturali di grande pregio, di luoghi di straordinaria bellezza, che avrebbero potuto diventare produttivi anche conservando la proprietà nelle mani della collettività.

Ricordiamo la smania di privatizzare tutto quello che può diventare lucroso per i privati anche a danno dell’efficacia del servizio pubblico: dall’ energia elettrica ai trasporti collettivi, dalla sanità alle pensioni, dalla scuola alla ricerca.

E ricordiamo anche le iniziative che impoveriscono la ricchezza morale del paese: come i condoni fiscali, che premiano i furbi e gli evasori e riducono la credibilità della legge, che dovrebbe essere uguale per tutti.

Ma il condono edilizio è più grave di tutte le altre iniziative compiute per battere cassa. Lo ricordava l’urbanista Vezio De Lucia nell’editoriale del Manifesto di domenica 28 settembre:

II condono edilizio è peggio del condono fiscale. Di quest'ultimo, fra vent'anni, con uno sperabile e progressivo recupero della legalità, potrebbe essersi persa la memoria. Non è così per la sanatoria edilizia perché le ferite inferte dagli abusi al territorio e alle città sfidano i secoli.

Ecco il punto: i danni del condono edilizio non sono recuperabili: durano per sempre, sono una ferita non rimarginabile.

Il condono è una ferita. Che cosa colpisce, precisamente? Ci aiuta a comprenderlo l’appello lanciato dall’associazione Libertà e giustizia, che ha già raccolto 20mila firme contro il condono edilizio:

Il nostro paesaggio è la nostra storia, la nostra identità, la nostra anima profonda. Ogni ferita al nostro territorio e alle nostre città è una ferita inferta a noi stessi, alla nostra memoria collettiva, a qualcosa di inestimabile che abbiamo creato nel tempo e con cui abbiamo convissuto di generazione in generazione, attraverso i secoli. Ferire a morte quest’eredità delicata e preziosa non è solo un “cruccio” culturale, ma anche un calcolo economico miope e dissennato.

Tornerò sul “calcolo economico miope e dissennato”. Vorrei informarvi che il condono berlusconiano ha fatto riaccendere sull’Italia i riflettori del mondo.

L’autorevole quotidiano statunitense, The Washington Post, ha scritto pochi giorni fa che, con il condono edilizio, “la cultura dell’impunità torna in forze in Italia”.

In effetti, un simile fenomeno – l’abusivismo e il successivo condono – è un fenomeno che non esiste né in altri paesi d’Europa né nel Nordamerica: solo nella nobile e grande Italia, settima potenza industriale del mondo sviluppato, e in alcuni paesi del Terzo mondo.

Il condono premia e incentiva l’abusivismo urbanistico ed edilizio. Premia chi ha costruito in barba alle regole comuni, premia chi ha costruito là dove non si poteva costruire, e induce i furbi a credere che si può continuare a farlo, tanto prima o poi verrà un altro condono.

E in realtà in 18 anni ci sono stati tre condoni: uno firmato Craxi-Nicolazzi, nel 1985, uno firmato Berlusconi-Radice, nel 1994, e, adesso, con la griffe ancora della premiata ditta Berlusconi e dei suoi soci Tremonti e Lunardi.

Devo dirvi che non m’interessa tanto l’aspetto morale del condono. Mi interesse soprattutto il danno che esso arreca al patrimonio di tutti: al benessere, alla vivibilità, all’ ambiente nel quale viviamo e vivranno i nostri posteri, al Belpaese che i nostri antenati hanno saputo lasciarci in dono, e ci rende invidiati in tutto il mondo. Quel danno che Salvatore Settis ha così bene descritto su Repubblica, al primo apparire della minaccia del nuovo condono. Voglio leggervene un passo:

[…] condono edilizio vuol dire legittimare l´abuso col sigillo della legge, premiare chi ha violato le regole a scapito di chi le ha rispettate. Vengono in tal modo sanciti e anzi incoraggiati e promossi, innescando una reazione a catena senza fine, gli scempi che deturpano, e […] sempre più deturperanno le nostre città, i nostri paesaggi. Interesse primario dei cittadini e dello Stato è, al contrario, la rigorosa difesa della legge e delle regole, la tutela dei valori architettonici, urbanistici, paesaggistici che possono valere anche poco se presi uno per uno, ma hanno valore inestimabile nel loro insieme e nel loro contesto. Fanno dell´Italia quello che è, il Paese al mondo con la più alta intensità di conservazione del patrimonio (pubblico e privato), con la più ricca tradizione di tutela.

Così Settis, su Repubblica del 15 luglio scorso. Ma cerchiamo di capire bene che cos’è l’abusivismo urbanistico ed edilizio.

Io l’ho conosciuto bene. Negli anni 60 ero a Roma, ero consigliere comunale, di opposizione. A Roma c’erano decine di insediamenti abusivi, dove vivevano centinaia di migliaia di persone.

Erano nati nel dopoguerra. Il grande fervore dell’attività edilizia nella capitale richiamava mano d’opera, la crisi delle attività agricole spingeva gli abitanti delle zone interne e del Mezzogiorno ad abbandonare i loro paesi e i loro campi per correre là dove si trovava lavoro. Andavano a Roma per costruire case, ma le case erano troppo care per loro. Per ripararsi compravano un piccolo terreno nella più lontana periferia, o nell’aperta campagna, e tiravano su una casa lavorando il sabato e la domenica. Abusivamente, ma il Comune chiudeva un occhio: era un abusivismo di necessità, la necessità era il suo alibi.

Negli anni 70 il fenomeno era già cambiato. L’abusivismo di necessità era stato il cavallo di Troia dietro al quale si era sviluppata una vigorosa speculazione. Non più baracche e casette a un piano, ma palazzine di 4 o 5 piani, magazzini all’ingrosso, fabbriche, ville con piscina e parco.

A Roma il fenomeno è stato macroscopico. Si valuta in 800 mila gli abitanti nelle borgate e nei palazzi costruiti abusivamente. Ma l’abusivismo si è sviluppato dappertutto. Non solo alle periferie delle città, ma anche (e soprattutto) nelle zone più pregiate: le coste, i boschi, le montagne. Gli articoli che Gian Antonio Stella ha scritto sul Corriere della sera (spero proprio che usciranno in un unico volume) documentano con abbondanza di esempi lo scempio del territorio che è stato compiuto.

Ho detto “dappertutto”, ma non è vero. L’abusivismo non c’è stato, o ha avuto dimensioni modestissime, là dove le amministrazioni comunali hanno saputo governare il territorio.

Dove i piani regolatori sono stati redatti e approvati tempestivamente, aggiornati e migliorati ogni volta che era necessario, dove gli uffici pubblici hanno funzionato e rilasciato le concessioni edilizie con rigore, e i vigili urbani hanno saputo vigilare, l’abusivismo non ci è stato – o si è limitato alla recinzione senza licenza o alla loggia chiusa con un infisso. Non c’è abusivismo in Emilia Romagna, in Lombardia, in Toscana, in Piemonte, in Liguria, in vaste parti del Triveneto e dell’Umbria.

Se sovrapponessimo una mappa dell’abusivismo a una mappa del buon governo urbanistico, vedremmo che dove c’è l’uno non c’è l’altra.

L’abusivismo, quindi, non è inevitabile. Anzi, anche dove si è sviluppato perché nel passato le amministrazioni non sono state attente, anche là può essere combattuto e vinto. Francesco Erbani, il bravo giornalista di Repubblica, ha pubblicato quest’estate un paio di servizi di grande interesse a questo proposito. Voglio citarne uno.

Eboli, una città del Sud, nel Salernitano. Una grande pineta litoranea, costruita dallo Stato all’inizio degli anni 50 e subito riempita di casette e ville abusive. I colpevoli: non poveracci, ma professionisti, commercianti, possidenti.

Un bravo sindaco, Gerardo Rosania, appena eletto con una maggioranza di sinistra decide si far cessare lo scempio. Una lotta incredibile, ma ci riesce. Con l’aiuto della magistratura e dell’esercito, 400 ville abusive vengono abbattute in pochi anni: dal 1997 al 2000. Ma oggi, a Francesco Erbani che lo intervista Rosania parla così:

«Se avessimo dovuto farlo ora, non avremmo abbattuto niente, nessuna villetta, nessun abuso». Lo sguardo di Gerardo Rosanìa, sindaco di Eboli, si spegne nel vuoto, vaga sulle pareti del suo ufficio, poi torna a fissare un punto. «Quella stagione si è esaurita. E poi oggi chi me li darebbe i soldi per le ruspe e per alloggiare i militari?».

Rosania è certamente un esempio, ma non è l’unico sindaco che si è comportato così, nel Mezzogiorno tormentato da un abusivismo spesso associato a camorra, ndrangheta e mafia. Ed è anche per questo che il nuovo condono perpetrato da Berlusconi è particolarmente odioso. Come si scrive sull’appello dell’associazione Polis, è un condono che va combattuto

perché vanifica gli sforzi delle amministrazioni più coraggiose, impegnate nella difesa del territorio e nel rispetto delle regole comuni.

Va combattuto, insomma, perché mortifica gli amministratori più coraggiosi, quelli che si sono battuti per contrastare gli abusi e nel praticare un'urbanistica rigorosa. Favorisce invece gli amministratori collusi con gli interessi illegali, gli amministratori insensibili al disordinato sviluppo del territorio e alla distruzione del paesaggio: della ricchezza di tutti.

Un delitto, quindim e un incentivo a compiere altri delitti. E in nome di che cosa?

Qual è il vantaggio del condono? Assolutamente ridicolo. Si spera che porti 2,5-3,0 miliardi di €. Ma De Lucia ricorda che

il condono edilizio è comunque un disastro per le pubbliche finanze. E' stato calcolato che, fatto 100 l'ammontare delle oblazioni, è pari almeno a 300 la spesa che i poteri locali devono sostenere per urbanizzare adeguatamente i territori infestati in ogni direzione dagli insediamenti abusivi.

Anche le associazioni ambientalistiche (Legambiente, Italia Nostra, WWF) sollevano la questione del “vantaggio economico” e ricordano che:

con il secondo condono generalizzato del 1994 si sono ulteriormente aggravate le spese dei comuni per regolarizzare la situazione: a Roma ad esempio, sulla base di dati ufficiali, a fronte di introiti dei condoni 1985 e 1994, pari a 477 milioni di euro, c’è stata una spesa del Comune in opere di urbanizzazione pari a 2.992 milioni di euro, cioè sei volte tanto.

E Italia Nostra domanda:

Chi ha fatto i conti? Oggi i comuni e il catasto sono ancora impegnati nello svolgimento delle pratiche dei condono precedenti (si parla di oltre 400.000 pratiche arretrate). Quale è il senso di fare cassa nell’immediato a livello nazionale per scaricare gli oneri e i costi a breve termine sugli enti locali (urbanizzazioni e servizi oltre che lo smaltimento delle pratiche) e a lungo termine sullo stesso Stato centrale per porre rimedio alle devastazioni del territorio?

L’associazione Polis fa una osservazione e una proposta interessanti:

Il condono farà incassare allo Stato una cifra inferiore a quella che occorre per finanziare il ponte sullo Stretto di Messina. Possiamo rinunciare a entrambi e immaginare un’Italia diversa. Senza ponte, ma onesta.

Si rinunci insomma a costruire il Ponte di Messina, il cui costo preventivato è 10 mila miliardi, e si rinunci all’entrata dei 3mila miliardi che si spera di ottenere dall’ignobile mercato del condono edilizio.

Ma nella logica di Berlusconi e dei suoi uomini, condoni edilizi e opere faraoniche (l’inutile Ponte sullo Stretto di Messina, il dannoso MoSE nella Laguna di Venezia) fanno parte della stessa linea di pensiero.

Si liquida il patrimonio comune (il patrimonio di valori morali e beni materiali) per rimpinguare transitoriamente le casse dello Stato e finanziare opere inutili, dannose o non prioritarie, e far lavorare così le aziende vicine al Cavaliere. Ma è un calcolo non solo distruttivo e rapace, è anche miope.

Gli industriali non sono certo favorevoli al condono, e l’hanno detto in tutti i modi. Del resto, chi lavora nel settore delle costruzioni sa bene che premiare l’abusivismo significa punire le imprese oneste, che sono (ancora) la maggioranza.

Il costruttore abusivo non paga tasse, non paga previdenza sociale, paga salari in nero, non paga oneri di urbanizzazione, utilizza materie prime scadenti e quindi meno costose. E può vendere perciò a prezzi molto inferiori a quelli del costruttore onesto: può cacciarlo dal mercato, o costringerlo ad espatriare.

In ultimo, la questione della legittimità costituzionale. La solleva, tra gli altri, Italia nostra, ponendo due domande:

Ma l’urbanistica e il territorio non sono già di competenza regionale? Quali poteri si vogliono dare con le riforme della Costituzione ai poteri locali e regionali se oggi gli si toglie perfino la possibilità di governare e pianificare quello che è già di loro competenza: il proprio territorio.

Dove è l’urgenza? Il decreto d’urgenza è incostituzionale perché dovrebbe essere utilizzato solo in casi particolari e imprevisti, mentre di condono il governo Berlusconi parla da tre anni, in occasione di ogni finanziaria.

Possiamo essere certi che a queste domande nessuno risponderà. A meno che.

A meno che i cittadini non riescano a far sentire la loro voce. Adesso, subito. Prima che il governo Berlusconi venga spazzato via da un voto ragionevole degli italiani. Prima che esso cada dilaniato dai contrasti interni (contrasti che non sono riusciti a impedire nessuno degli scempi). Prima che il funesto decreto legge venga ratificato dal Parlamento e venga firmato dal Capo dello Stato.

Non c’è molto tempo. 60 giorni dopo il 1 ottobre il decreto diventerà definitivo. La pressione popolare può impedirlo. Occorre che in ogni città si organizzino manifestazioni contro il condono. A Roma, le associazioni ambientaliste hanno organizzato un sit-in, una postazione permanente a Piazza Navona per tutta la durata dei sessanta giorni.

Dobbiamo far sentire tutti la nostra voce. Questa è la democrazia, non solo votare ogni cinque anni per il parlamento e il governo.

Prima di lasciarvi vorrei informarvi che sul mio sito web, eddyburg.it, trovate tutti gli articoli e i documenti che ho citato, e anche la scaletta di questa chiacchierata.

Buona giornata a tutte e a tutti.

Radio Base: http://www.radiobase.net/radiobase/

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