loader
menu
© 2022 Eddyburg
Edoardo Salzano
20030926 Aree rurali e pianificazione in Daunia
8 Marzo 2008
Interventi e relazioni
Relazione svolta al convegno nazionale di Italia Nostra, ”Paesaggio e Politica agricola comunitaria, Il territorio tra agricoltura e sviluppo rurale”, Roma, 26 settembre 2003.

La risorsa

Il territorio rurale è una risorsa per molte ragioni.

È una risorsa perché è un serbatoio di naturalità addomesticata, che racconta la storia del rapporto fecondo dell’uomo con la natura, che conserva quindi per noi e per i posteri la memoria della nostra civiltà.

È una risorsa perché è una riserva di natura viva, capace di restituire alla vita nostra (e dei nostri posteri) l’ossigeno, l’energia vivente, la ricreazione serena che sono gli indispensabili antidoti per i veleni che il nostro “sviluppo” produce.

Ed è una risorsa perché è la matrice di una produzione di beni i quali – se sottratti alle tendenze all’omologazione e alla mercificazione che li sta mano a mano privando di ogni individualità – possono costituire strumenti importanti sia di uno sviluppo economico sostenibile sia una vita la cui qualità non si riduca a quella degli hamburger, della coca cola e delle vitamine in pillole.

Una risorsa per la memoria dunque, una risorsa per il benessere fisico, una risorsa per lo sviluppo economico sostenibile. (E vorrei precisare che per sviluppo sostenibile intendo quello che consente di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il diritto delle generazioni future di soddisfare i loro, secondo la classica e collaudata definizione dell’ONU).

Il degrado

Questa risorsa è minacciata e sottoposta a una pesante azione di degrado. Come del resto accade, nei nostri anni, a molte altre risorse, dai beni culturali alla memoria, dalla solidarietà alla libertà d’opinione (penso ai giudici cui il ministro per la Giustizia vorrebbe tagliare la lingua, penso al monopolio nei mass media).

Non mi dilungo a illustrare le forze che spingono verso il degrado: sono troppo note ai presenti perché mi dilunghi su questo punto. Vorrei sottolineare il fatto che la risorsa costituita dal territorio rurale può essere salvata dal degrado, che in varie forme la minaccia, solo attraverso un’azione che sappia collegare le esigenze della società (esigenze di cultura e di salute, di vitalità economica, di conservazione della memoria e dell’identità, di garanzia del futuro) alle specifiche condizioni fisiche e sociali delle aree rurali.

Non bastano quindi le affermazioni di principio, che sono certo necessarie, perché è sui principi giusti che si basano le azioni corrette ed efficaci, ma non sono sufficienti se nelle azioni non si proiettano. Non bastano i vincoli, sebbene siano certo indispensabili, poiché ogni volta che si individua un valore universale in una determinata categoria di beni la prima responsabilità è quella di proteggerli, quindi di sottoporli a un vincolo. Oltre ai principi, oltre ai vincoli, occorre un’azione di governo. In termini più specifici, occorre un’azione di governo del territorio.

La pianificazione territoriale a scala provinciale può svolgere un ruolo di rilievo proprio per la sua capacità di sintesi tra esigenze, risorse, potenzialità, rischi di diversa provenienze. In quest’ottica vorrei illustrare brevemente alcuni aspetti del Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Foggia, giunto alla conclusione di una prima fase della sua formazione.

Le risorse nel PTC della Provincia di Foggia[1]

Nel PTC della Provincia di Foggia la tutela e la riqualificazione dell’ambiente, la sostenibilità ambientale, le risorse naturali e storiche del territorio, la sua integrità fisica e identità culturale, l’ecologia – insomma, le diverse accezioni e definizioni e accentuazioni delle risorse territoriali – hanno un peso rilevante nella indicazione degli obbiettivi e dei contenuti della pianificazione.

Il termine “risorse” è utilizzato nella sua accezione più ampia. Ne fanno parte, a pieno titolo, sia le testimonianze del lavoro della natura o dell’uomo (dagli elementi naturali ai paesaggi agrari, dai centri storici alle aree archeologiche), sia le infrastrutture e gli elementi più significativi del sistema insediativo (dalle aree industriali ai grandi servizi) che – per la loro rilevanza – costituiscono le dotazioni necessarie per assicurare il buon funzionamento del sistema socio-economico della provincia e un vero e proprio patrimonio collettivo.

Il riconoscimento del carattere di risorsa a questo complesso di elementi, implica necessariamente porsi l’obbiettivo della loro conservazione. All’utilizzo e alla trasformazione del territorio sono stati anteposti i limiti derivanti dall’esigenza di tutelare alcuni elementi territoriali, ritenuti particolarmente preziosi. A differenza del vincolo – che di necessità è meramente passivo - la conservazione possiede un carattere attivo; essa può essere definita come una gestione oculata, e sottintende un impegno attivo da parte dell’uomo e non una semplice astensione dall’apportare modifiche allo stato di fatto. La conservazione implica piuttosto la scelta di incentivare tutte e solo quelle attività che consentono la manutenzione e la riproduzione dei beni considerati come risorse e – contemporaneamente – ne assicurano un utilizzo efficiente.

È in questo quadro che il PTC colloca la sua considerazione del territorio rurale.

Il territorio della Daunia

Tra tutte le province italiane quella di Foggia, l’antica Daunia, è quella nella quale la produzione agricola ha il peso maggiore nell’economia locale. La produzione di grano duro, di’uva e d’ortaggi del Tavoliere è di eccezionale resa e qualità.

Le città (Foggia, San Severo, Lucera, Manfredonia, Cerignola) hanno conosciuto in misura limitata, perché proporzionale alla loro grandezza, la frenetica crescita che ha invaso e distrutto le campagne una volta alla periferia di Roma e di Napoli, di Milano e di Bari. Benché la frangiatura urbana abbia degradato le periferie rurubane dei centri maggiori, ampie porzioni di campagna sono tuttora libere da insediamenti, come forse accade in poche altre parti d’talia.

E se un turismo disordinato ha cominciato a occludere segmenti anche rilevanti del fronte mare, nei lunghi litorale a Ovest e a Sudest del Gargano e di Manfredonia, consistdenti porzioni del cordone dunoso sono ancora pressoché intatte. Se il turismo delle villette ha intaccato il complesso montuoso naturalisticamente e paesaggisticamente più rilevante e famoso – il Gargano – ha risparmiato però (e per ora) l’altro elemento a forte prevalenza naturalistica, l’arco collinare e montano del preapennino Dauno, che chiude la provincia sul versante occidentale, verso la Campania.

La trama del sistema ambientale

Vi ho descritto così, molto sinteticamente, l’essenziale della morfologia naturalistica della Daunia, caratterizzata dai due sistemi dominanti dell’arco preappeninico e dal massiccio del Gargano con le sue “code” litoranee, e dalle intercluse pianure agricole, solcate dagli avvallamenti dei corsi d’acqua che corrono prevalentemente da ovest ad est congiungendo idealmente i due archi montano e litoraneo. La sua lettura , e l’analisi delle sue trasformazioni, sono state compiute con i brillanti metodi che Antonio Diu Gennaro (della cui preziosa collaborazione la Provincia di Foggia ha avuto la fortuna di giovarsi) ha qui illustrato poco fa a proposito del territorio campano.

Nel disegno complessivo della bozza di Piano territoriale di coordinamento – che l’Ufficio di piano ha consegnato alla Giunta nel maggio scorso – gli elementi salienti del territorio dauno – il preappenino, la fascia litoranea con il massiccio boscoso del Gargano, le incisioni e le tracce dei corsi d’acqua – costituiscono nel loro insieme la struttura portante del sistema ambientale: una rete ecologica, elemento locale della rete ecologica nazionale.

Si tratta in definiva di quegli stessi elementi che Giuseppe Galasso aveva posto al centro di quei suoi provvedimenti normativi che diedero vita alla legge 431 del 1985. Oggi essi non cambiano solo la loro denominazione: assumono un significato più ampio.

Secondo le linee guida emanate dal Ministero dell'Ambiente, la rete ecologica nazionale costituisce

“un’infrastrutturazione ambientale in grado di mettere in relazione gli ambiti territoriali dotati di un maggiore grado di naturalità, ove migliore è stato ed è il grado di integrazione delle comunità locali con i processi naturali, recuperando e ricucendo tutti quegli ambiti territoriali che hanno mantenuto viva una, seppur residua, struttura originaria".

La rete nazionale, a sua volta, si inserisce nella rete Natura 2000 che, a scala europea, identifica il progetto di realizzazione di un sistema coordinato e coerente (una "rete") di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell'Unione stessa ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati nella direttiva " Habitat". La rete europea nasce dunque con una finalità strettamente mirata alla conservazione della natura.

Obbiettivi e strategie

Realizzare una rete ecologica a scala provinciale significa innanzitutto conservare gli habitat di maggiore valore, estendendoli e connettendoli fra loro, ove possibile, per incrementare la capacità di resistere alle pressioni indotte dalle attività umane. I capisaldi della rete ecologica provinciale, facenti parte della rete nazionale, sono: l’Appennino Dauno, il Gargano, le isole Tremiti, le aree protette della rete Natura 2000.

Le aree boscate e i fondovalle dei corsi d’acqua costituiscono la trama che, attraverso le colline e la pianura del Tavoliere, è in grado di connettere tra loro i capisaldi della rete. Per rafforzare le connessioni il PTC prevede di concentrare in queste aree gli sforzi volti alla rinaturalizzazione e alla progressiva estensivazione degli usi, applicando in modo finalizzato le misure di sostegno economico al settore primario e i finanziamenti per lo sviluppo locale.

Alcuni ambiti particolari (i laghi di Lesina e Varano, la foce dell’Ofanto e le Saline di Manfredonia) costituiscono aree di attenzioneprioritaria per promuovere iniziative di riqualificazione: in tali ambiti, infatti, sono elevati sia i valori di naturalità e di fragilità del sistema ambientale, sia la pressione antropica.

Regole e azioni

La bozza di PTC delinea i capisaldi delle regole che ci si propone di definire per gli elementi della rete ecologica

1. Tutela degli ecosistemi a maggiore naturalità, secondo le regole indicate negli indirizzi normativi.

2 Estensione delle aree boscate e interventi di rinaturalizzazione delle sponde, anche attraverso l’applicazione prioritaria delle misure del Por rivolte all’Asse I – Risorse naturali.

3 Protezione e valorizzazione del patrimonio idrico (di cui occorre completare il censimento), attraverso la progressiva eliminazione degli scarichi abusivi, il miglioramento dei sistemi di depurazione, l’introduzione di misure volte a un efficiente uso delle acque a scopo civile, agricolo e industriale.

4 Promozione prioritaria di progetti di riqualificazione degli ambiti a maggiore rischio di degrado, da concordare con Parco del Gargano, Comunità montane ed enti locali: laghi di Lesina e Varano, saline e ambito costiero tra Manfredonia e Margherita di Savoia.

5 Promozione di iniziative per l’istituzione di aree protette e in particolare del parco del Subappennino Dauno e dei Parchi dell’Ofanto e del Fortore.

Ripensare il territorio aperto

“Ripensare il territorio aperto” è uno degli slogan della bozza del PTC. Si intende per territorio aperto l’insieme del territorio rurale, di quello forestale e di quello comunque caratterizzato dalla prevalenza di naturalità.

La rete ecologica italiana, differenziandosi in questo da quella europea, punta a rafforzare il legame fra ambiente e comunità insediate. In questa prospettiva, le iniziative da intraprendere non riguardano esclusivamente la conservazione o il ripristino di condizioni di naturalità, in ambiti di particolare protezione concepiti come isole. Piuttosto induce a pensare a un progetto complessivo che riguarda unitariamente il territorio aperto, che pomuova uno spettro di attività il più possibile “radicate nelle vocazioni e nel consenso locale, in grado di generare azioni di conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale, capaci di assicurare opportunità di lavoro stabili, non assistenziali e continuative". La tutela ambientale dovrebbe essere immaginata non soltanto un “requisito di qualità” per le politiche di sviluppo, ma il fulcro dello sviluppo stesso.

È all’interno di questa prospettiva che si collocano le scelte relative al territorio rurale, le quali assumono per la Provincia di Foggia una rilevanza decisiva, data l’importanza storica, sociale ed economica del settore primario.

Obbiettivi e strategie

La bozza di PTC sostiene che promuovere una nuova politica per il territorio aperto in Provincia di Foggia significa considerare in modo radicalmente diverso dal passato il territorio rurale.

Da un lato si afferma che

devono essere poste regole più severe per l’edificazione e per l’infrastrutturazione, evitando che la sommatoria di piccoli e grandi interventi porti a una compromissione delle qualità paesaggistiche, già oggi percepibile in alcune aree critiche.

Dall’altro occorre ci si propone di

orientare le iniziative di sostegno all’agricoltura in modo tale da coniugare la valorizzazione delle produzioni tipiche locali e la conservazione del paesaggio e dell’ambiente.

Nel documento di sostiene, in particolare, che la struttura dell’economia foggiana

risulta particolarmente “sbilanciata” verso il settore agricolo; tale elemento, di apparente debolezza dell’economia locale, va considerato invece come un’opportunità per la crescita di tutto il sistema produttivo. L’agricoltura può rappresentare, da un lato, il perno di una filiera produttiva in grado di connettere le coltivazioni agricole alle attività di trasformazione agro-industriale e ai servizi di commercializzazione dei prodotti trasformati e, dall’altro, potrebbe costituire una potente leva per lo sviluppo del settore agri-turistico e, più in generale, per la crescita di un turismo ambientale grazie al quale si possa allentare la pressione antropica stagionale sulle fasce costiere e rivitalizzare invece i comuni delle aree più interne. Soprattutto per quest’ultimo motivo, le misure economiche per il settore primario non devono essere applicate in modo indistinto, bensì devono essere strettamente riferite alle specifiche caratteristiche delle diverse componenti territoriali che si intende preservare o ripristinare.

Regole e azioni

Le regole che la bozza di PTC propone per il territorio rurale sono le seguenti:

1. Escludere di ogni edificazione nel territorio aperto che non sia finalizzata allo svolgimento dell’attività agricola, secondo le regole indicate negli indirizzi normativi.

2 Applicare specifiche procedure di progettazione e valutazione volte a garantire il corretto inserimento nel paesaggio delle infrastrutture stradali, ferroviarie e tecnologiche.

3 Costruire un atlante dei paesaggi agrari locali, accompagnato da un censimento del patrimonio edilizio e infrastrutturale legato alle produzioni tipiche.

4 Sostenere la valorizzazione delle produzioni tipiche locali, accompagnata dalla conservazione dei paesaggi agrari (vigneti, agrumeti, pascoli e simili).

6 Calibrare le strutture per la trasformazione dei prodotti agricoli alle effettive esigenze, eliminando le strozzature tra produzione, trasformazione e commercializzazione.

7 Sostenere la valorizzazione turistica del territorio aperto, attraverso la costituzione di itinerari tematici per il tempo libero (sentieri, ippovie, piste ciclabili, itinerari stradali).

Proteggere la campagna dalla disordinata espansione urbana

Come si è accennato, la sfrangiatura della disordinata espansione delle centri urbani della Daunia costituisce uno dei punti di crisi del rapporto tra uomo e ambiente e di degradazione del paesaggio rurale. Un puntuale lavoro di analisi ha consentito di individuare le diverse tipologie di degrado e di rischio, e ha indotto a dettare degli indirizzi normativi (vedi allegato 2) orientare a interrompere questo fenomeno.

Si tratta di tentar di generalizzare l’applicazione del principio di definizione di limiti rigorosi dell’espansione urbana, da porre come “invariante strutturale” nella pianificazione comunale. Un principio, e una pratica, che si propone già in numerose esperienze italiane recenti, e che viene seguito da tempi in altre regioni dell’Europa e degli Stati uniti. ( Red contours e Urban growth boundaries).

Strategie di sviluppo rurale per la provincia di Foggia

Le misure del POR (Piano operativo regionale)e del PSR (Piano di sviluppo regionale) della Regione Puglia rappresentano - insieme alle azioni comunitarie Leader, Interreg, Equal ed Urban - i principali strumenti al servizio di una politica di sviluppo rurale provinciale.

A scala provinciale, l’applicazione delle misure può essere resa più efficiente attraverso una loro territorializzazione rigorosamente mirata.

Le indagini condotte per la formazione del piano hanno consentito di individuare, nell’ambito dei Grandi sistemi di terre definiti con l’applicazione del metodo illustrato da Di Gennaro, ambiti territoriali, denominati “subsistemi del territorio aperto”, ragionevolmente omogenei per quanto concerne le strategie di tutela e valorizzazione delle risorse del territorio rurale.

Per ciascuno di essi si sono individuati i principali obiettivi del piano, in termini di risultati attesi e di azioni necessarie sono state individuate le specifiche azioni del POR e del PES da selezionare e le condizioni specifiche per ciascuna di esse.

Nel sito dell’Ufficioo del piano della Provincia di Foggia trovate il materiale che ho sinteticamente illustrato. Ma prima di concludere questo intervento vorrei svolgere una brevissima considerazione sull’intervento che stamattina ha svolto Franzina, e che abbiamo tutti molto apprezzato.

Valore di non uso o valor d’uso?

Franzini ha fatto riferimento al “valore di non uso”, e all’opportunità di compensare la mancata utilizzazione di terreni compiuta per favorirne la rigenerazione. A me i termini che ha adoperato hanno fatto venire in mente unn problema, che mi sembra di fondo. Quando parliamo di territorio, di paesaggio, di campagna (e di centri storici di monumenti di casali e di filari di alberi, do colline e di terrazzamenti), noi parliamo di “beni”: di oggetti che ci interessano in relazione all’uso (estetico, didattico, ricreativo, ecc.) che se ne può fare.

E in effetti l’economia classica (Adamo Smith, David Ricardo, Karl Marx) ha individuato due valori (o due aspetti, due componenti del valore): il valore d’uso e il valore di scambio. Solo che l’economia pratica del sistema capitalistico (l’unico vigente) si è polarizzata solo su quest’ultimo: conosce solo il valore di scambio, la moneta, gli schei. L’intera economia si è ridotta a questo, e il valore d’uso è scomparso dalla scena. Ogni bene è stato ridotto a merce, e il bene in quanto tale non ha più alcun riconoscimento. Questo è il punto, questo l’obiettivo da raggiungere nella riflessione teorica e nella pratica del sistema economico: restituire legittimità economica a realtà (i “beni”9 che oggi hanno solo legittimità morale.

[1] I lavori del PTC sono stati svolti dall’Ufficio del piano, formato dall’architetto Stefano Biscotti, responsabile, e dai collaboratori ing. Giovanna Caratù, arch. Cosmo Damiano Lovascio e arch. Mirella Vitale. Esso è stato coadiuvato dai consulenti Edoardo Salzano, Luigi Scano e Mauro Baioni.

Sulla base di un protocollo di intesa con la Provincia di Bologna, è stato affidato a quest’ultima il compito di collaborare al trasferimento delle specifiche metodiche di lavoro all’ufficio di piano. Alessandro Delpiano, Marco Guerzoni, Elettra Malossi e Michele Tropea hanno materialmente svolto il lavoro.

Al lavoro ha colaborato un gruppo di esperti di settore composto da:

- Antonio di Gennaro, responsabile dello svolgimento coordinato delle analisi sul sistema agroforestale e sul paesaggio e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano;

- Luigi Pennetta, responsabile dello svolgimento coordinato delle analisi sul sistema idrogeomorfologico e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano;

- Pasquale Dal Sasso, responsabile dello svolgimento coordinato delle analisi sul sistema beni culturali (analisi) e sul sistema insediativio e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano;

- Società TPS –S.r.l. di Perugia, responsabile dello svolgimento coordinato delle indagini sul sistema della mobilità e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano;

- Stefano Ciurnelli, responsabile dello svolgimento coordinato delle analisi sul sistema della mobilità e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano (convenzione stipulata il 13 giugno 2002);

- Gianfranco Viesti e Francesco Chiarello, responsabili dello svolgimento coordinato delle indagini sul sistema socio-economico e della loro funzionalizzazione alle scelte del piano.

ARTICOLI CORRELATI
© 2022 Eddyburg