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Zagrebelsky, Rodotà e Cardini presentano la Biennale di Torino
12 Marzo 2009
Articoli del 2009
Il tema è: “Dentro i malanni della democrazia”. Ci piacerebbe sentire anche Luciano Canfora. La Repubblica, 12 marzo 2009

«Ci siamo illusi che la democrazia fosse un sistema naturale, nelle corde dell´essere umano. Non è così». Partendo da questa premessa, Gustavo Zagrebelsky ha presentato ieri al Vittoriano la prima edizione della Biennale Democrazia di cui è presidente. La manifestazione vede nel comitato dei garanti Stefano Rodotà e Franco Cardini, presenti all´incontro moderato dal direttore di Reset Giancarlo Bosetti, ed è in programma a Torino dal 22 al 26 aprile. In calendario oltre cento appuntamenti, tra tavole rotonde e dibattiti, inaugurati da una lezione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Teatro Regio.

Quella del capo dello Stato, però, sarà l´unica presenza "politica" prevista: «La nostra iniziativa - spiega infatti Zagrebelsky - esclude la partecipazione dei partiti. Non diventerà la tribuna di nessuno, anche se abbiamo ricevuto richieste di esponenti politici. Faremo cultura civilmente impegnata, interrogandoci su quali possano essere le forme concrete di democrazia nel nostro tempo. Oggi ci accorgiamo, non solo in Italia, che la democrazia è una forma di convivenza sempre a rischio. Se gli altri regimi politici, come la monarchia, hanno riservato una certa attenzione all´educazione dei governanti, in democrazia i governanti e i governati coincidono. Siamo noi a governare, ma - e la crisi dell´educazione civica lo dimostra - trascuriamo l´educazione al governo. La Biennale affronterà tutte queste tematiche inserendole in una prospettiva globale».

L´iniziativa si colloca nel solco tracciato dalle "Lezioni Bobbio", ideate da Pietro Marcenaro a Torino nel 2004, all´indomani della morte del filosofo. L´obiettivo è di alimentare il dibattito pubblico tra intellettuali, accademici, studenti e semplici cittadini su temi e sfide a cui la democrazia è sottoposta oggi, come il multiculturalismo e il testamento biologico.

«Perché una democrazia funzioni, occorre che il cittadino sia fornito di strumenti conoscitivi, anche su temi legati al progresso scientifico - dice Stefano Rodotà -. È un problema con cui ci siamo confrontati in occasione del referendum sulla procreazione assistita, quando ci fu chi invitava a non votare perché il tema era troppo tecnico. Luigi Einaudi ripeteva: "Conoscere per deliberare". La Biennale si eserciterà su questo. Il testamento biologico è solo una delle tante questioni. In Italia, ha avuto una valenza sopra le righe, caricandosi di significati politici e religiosi. Altrove il tema è stato risolto con più semplicità».

Franco Cardini, storico del Medioevo tra due giuristi, ha accettato di far parte della Biennale con qualche dubbio: «Non sono uno specialista di tutto ciò che riguarda la democrazia. Ma mi accorgo che le democrazie finiscono perché la gente è stanca, si disamora della politica, perde il diritto di votare perché non lo esercita. E così si finisce col perdere anche la libertà. Ci sono rischi da enumerare sui pericoli che ricorrono quando si parla di democrazia. La riflessione su qualunque argomento è un po´ come la nottola di Minerva: si leva solo al tramonto». Insomma, se la democrazia godesse di ottima salute, non ci sarebbe bisogno di dedicarle una biennale.

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