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Zaccaria: c'era del qualunquismo E sul giuslavorista che scivolone
10 Settembre 2007
Articoli del 2007
Intervista all’ex presidente della Rai e promotore dei Girotondi, sullo "scandalo" di Beppe Grillo, sul Corriere della sera del 10 settembre 2007

ROMA — Le dinamiche della piazza Roberto Zaccaria ( foto) le conosce bene. Già presidente della Rai, oggi deputato dell'Ulivo, ha partecipato alla prima stagione dei girotondi, il movimento che dopo la sconfitta elettorale del 2001 provò a dare la scossa ad un centrosinistra in crisi di identità. «No — dice — non condivido tutto della manifestazione di Beppe Grillo. Non avrei scelto quel nome, quella parola, vaffa..., che non mi sembra proprio la più adatta. E non l'avrei organizzata così, non è nel mio stile perché degli accenni di populismo e qualunquismo ci sono stati, anche se ormai si sono ovunque. E poi l'attacco a Biagi è stato uno scivolone che era meglio evitare».

Questo non vuol dire che il suo giudizio sia negativo. Anzi: «In quella piazza, e in molte piazze italiane — osserva Zaccaria — c'era un numero altissimo di persone che ha manifestato il proprio malessere verso la politica. È un segnale importante, non si può fare finta di nulla». E al di là degli slogan e dei paroloni, Zaccaria è sulla sostanza che si concentra: «Lì si raccoglievano le firme per una legge di iniziativa popolare. Una manifestazione contro i partiti ma che alla politica si rivolge con uno strumento previsto dalla Costituzione: chi siede in Parlamento non può voltarsi dall'altra parte solo perché non condivide lo stile». Il deputato dell'Ulivo minimizza sulla contestazione a Marco Biagi, quella che ha spinto l'assessore bolognese Libero Mancuso a lasciare la piazza per protesta: «No so bene cosa sia successo. Criminalizzare Biagi è senza dubbio sbagliato ma in una folla così grande c'è sempre qualcuno che fa la frittata. È inevitabile. Sarebbe tuttavia un grave errore cancellare il messaggio di una manifestazione così importante per un dettaglio del genere».

Dal Palavobis al V day, è possibile che Grillo raccolga l'eredità dei girotondi? «Penso di sì — risponde l'ex presidente della Rai — perché vedo la stessa ansia di inventare nuove forme di partecipazione democratica. Con la differenza significativa che i girotondi si concentravano sulla protesta mentre qui, con il disegno di legge di iniziativa popolare, siamo già alla proposta».

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