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WSF2007. Nairobi, quinto giorno
25 Gennaio 2007
Articoli del 2007
Gli articoli de il manifesto del 25 gennaio 2007 (di Cinzia Gubbini, Shaka e Raffaele K. Salinari) informano soprattutto sulle polemiche. Sullo sfondo la questione urbana in Africa: violenze di latifondisti per frattare lo slum

I mille volti del social forum

Cinzia Gubbini

Con una marcia contro gli Epa, un'altra degli antiabortisti e l'occupazione dell'imbarazzante punto ristoro del forum, di proprietà della famiglia del ministro della Sicurezza John Michuki, si avvia alla conclusione il settimo forum sociale mondiale. Tra luci e ombre. Da un lato, si è trattato di un'occasione importante per i movimenti africani che dopo il forum policentrico dello scorso anno a Bamako, in Mali, hanno avuto l'occasione di rafforzare le loro campagne. In particolare quelle per l'acqua pubblica e contro gli Epa, gli accordi di partenariato economico con l'Europa, che in un'altra sede avrebbero certamente avuto meno visibilità di quanta ne abbiano avuta qui. A loro sono stati infatti dedicati numerosi stand, almeno una decina di seminari e un corteo che ieri ha attraversato le vie del centro per dire no a quello che viene definito «un cappio al collo dell'Africa».

Viceversa, l'appuntamento di Nairobi ha evidenziato l'incompatibilità della presenza di soggetti e organizzazioni molto diverse tra loro. Il che è ovviamente una caratteristica dei forum sociali, della loro cifra da «università popolare» in cui chiunque può organizzare il suo seminario, e più in generale del movimento dei movimenti che abbiamo conosciuto da Seattle in poi. Ma questa volta la distanza è parsa abissale, probabilmente anche per la la preponderante presenza delle chiese, cattoliche o evangeliche. Solo per fare un esempio, ieri all'interno del forum un gruppetto di persone ha marciato innalzando cartelloni di feti abortiti. E sull'ultimo numero del Korogocho Mirror, il giornale stampato da una ong che opera nella baraccopoli di Nairobi, si può leggere un editoriale in cui ci si rammarica per l'aumento di aborti nello slum. Antiabortisti ma anche radicali su questioni come il debito, l'acqua pubblica e il diritto alla casa, i cattolici. Suore, preti e frati hanno assunto infatti le posizioni più radicali e meno di mediazione con i governi. E se l'influenza delle chiese nei luoghi più poveri e marginalizzati dall'Africa ha lasciato perplessi molti degli attivisti arrivati a questo social forum, va anche detto che i ragazzi di Korogocho «organizzati» dai cattolici hanno dato una lezione a tutti.

Tra gli aspetti più positivi, invece, il ruolo delle donne, che hanno dominato il forum, organizzando decine di iniziative ma anche cercando di mettere in piedi reti transnazionali. I seminari sui diritti delle donne, nei quali l'autodeterminazione è sempre stata un elemento centrale, sono stati in assoluto quelli con la maggiore partecipazione intercontinentale.

Quello che non è andato giù a molti è invece il costo eccessivo dei cibi, dei trasporti e di registrazione, nonché la commercializzazione del forum. Lo si era visto già nei giorni scorsi, ma ieri la contestazione ha raggiunto il suo picco quando i ragazzi degli slum hanno preso di mira il punto di ristoro Windsor, così chiamato perché in epoca coloniale era una catena di ristoranti britannici e ora è di proprietà della famiglia del contestato ministro della Sicurezza. Gli attivisti all'ora di pranzo hanno prima inviato un gruppo di bambini a sedersi alla spicciolata ai tavoli. Poi hanno inscenato un corteo di protesta urlando «free food», «cibo gratis». La polizia, colta di sorpresa, non ha potuto fare niente, mentre l'altro ieri era riuscita a scongiurare un altro tentativo di occupazione. Alla fine, dopo una lunga trattativa, i giovani hanno ottenuto la distribuzione gratuita dei pasti.

Ma quella di ieri è stata soprattutto la giornata in cui si è tentato di dare un senso a questo settimo forum sociale. Per la prima volta si sono svolte assemblee sui temi principali (dall'acqua agli Epa, dall'educazione alla guerra, dalla sovranità alimentare al debito, fino alle migrazioni) finalizzate non solo alla discussione ma a proporre iniziative concrete per il prossimo anno. Nel pomeriggio i risultati sono stati presentati all'assemblea generale, che però si è trasformata in un gran calderone in cui chiunque voleva lanciava le iniziative che aveva in mente: la mobilitazione per la cancellazione del debito a ottobre, una manifestazione contro gli sfratti in Zimbabwe, l'annuncio del prossimo controvertice a Rostock, in Germania, contro il G8, dal 2 all'8 giugno. Non è mancato nemmeno un messaggio di solidarietà con i cittadini di Vicenza che manifesteranno a febbraio contro l'allargamento della base statunitense a Vicenza. La curiosità è che a lanciarlo sia stato un ragazzo spagnolo e nessuno degli italiani. Su tutte, grande eco ha avuto la campagna contro la privatizzazione dell'acqua.

Proprio questo argomento ieri pomeriggio ha creato qualche momento di tensione tra gli italiani. Una lite arrivata dopo molti giorni di malumori dovuti alla presenza considerata troppo «ingombrante» della Tavola della pace e che si è riversata poi su alcuni aspetti dell'organizzazione: ad esempio il fatto che la delegazione ha avuto come punto di riferimento l'hotel Hilton, che si trova al centro della città (anche se chi ci vive giura che il lusso non è di casa). Ieri, durante la presentazione della prossima marcia Perugia-Assisi, che si svolgerà il prossimo 7 ottobre, Alex Zanotelli ha chiesto a Flavio Lotti «coerenza», chiedendo di escludere i gonfaloni dei comuni impegnati in progetti di privatizzazione dell'acqua. Il coordinatore della Tavola ha replicato che non sta a lui giudicare «chi marcia vicino a me». Ne è scaturita una contestazione, animata da attivisti di Ya Basta e della Rete del nuovo municipio, contro la mancanza di dialogo e di trasparenza sulle decisioni e anche sulle parole d'ordine lanciate dalla Tavola, «contro la povertà e per il sostegno all'allargamento della presenza civile nelle missioni militari». C'è infatti chi avrebbe gradito una posizione molto più netta contro la guerra. Non è stato così nemmeno sulla Somalia. L'unica parola d'ordine in comune è «stop bombing», cioè fermare i bombardamenti, senza alcuna critica al ruolo dell'Etiopia e degli Usa.

Il forum contestato è un segnale politico

Raffaele K. Salinari *

Potrebbe sembrare un episodio marginale del Forum, ma l'invasione dei bambini di strada che ieri hanno letteralmente espugnato il costosissimo ristorante dello stadio è certamente un segnale politico-simbolico che mette e nudo tutte le contraddizioni di questo Wsf. Da giorni infatti cresceva il malcontento verso i prezzi troppo alti di ogni genere alimentare, come verso l'impossibilità da parte degli abitanti delle baraccopoli di accedere al Forum; basta pensare che la quota di ingresso corrisponde a circa un mese di affitto per una baracca. Nei giorni scorsi, lentamente, gruppi di bambini erano arrivati alla spicciolata, quasi in avanscoperta, per poi tentare questa azione di massa, che ha voluto segnalare un disagio tanto più motivato in quanto il ristorante espugnato è di proprietà del fratello del ministro degli Interni.

Dopo l'attacco e la conseguente distribuzione di cibo per tutti a prezzi politici, restano però gli interrogativi di fondo che il Consiglio internazionale dovrà affrontare nei prossimi mesi. Primo fra tutti il come coinvolgere realmente i gruppi di base nella preparazione dei Forum, ma anche per tentare di rispondere all'interrogativo se è ancora questa la formula più adatta allo scopo. Restano poi aperte altre importanti questioni, come quelle legate al finanziamento di una manifestazione che si rivela sempre più costosa e che in questa occasione ha accumulato un debito di un milione di dollari. Naturalmente il problema è politico e pone una ipoteca gravissima sui prossimi Forum. Chi ha i fondi infatti, nel caso di Nairobi anche imprese private come quella di telefonia mobile che lo sponsorizza quest'anno, rischia di condizionare il processo decisionale e di impoverire la partecipazione popolare. Si aprirebbe così una divaricazione tra le cosiddette organizzazioni «grass roots» e quelle che possono permettersi di partecipare alle riunioni itineranti del Consiglio internazionale.

Questi dunque i temi di un dibattito che è già cominciato e che dovrebbe vedere un amplissimo coinvolgimento dei movimenti sociali, a partire dalle realtà nazionali, almeno per cercare una piattaforma comune che sappia portare a sintesi la necessaria libertà di espressione tra le varie anime del movimento altermondialista e la altrettanto impellente necessità di stabilire impegni comuni per tutti. Ancora una volta, come hanno fatto i bambini di Nairobi, dovremo partire alla conquista del palazzo d'inverno.

* Presisente sez. italiana Terre des hommes

Pillole di Wsf

Da Nairobi ad Assisi

In marcia con la Tavola

La diciassettesima marcia per la pace Perugia-Assisi partirà idealmente dall'Africa. E' infatti stata presentato ieri il percorso che porterà, il prossimo 7 ottobre, centinaia di migliaia di pacifisti a sfilare per 24 km tra le due cittadine umbre. «Il tema di quest'anno sarà "All human rights for all"», ha spiegato il coordinatore della Tavola della pace Flavio Lotti, «e ci muoveremo in questo senso a partire da oggi perché cercheremo di facilitare la partecipazione alla marcia di tante persone delle baraccopoli di questa città, che inviteremo in Italia». Al centro della mobilitazione ci saranno i problemi, ha detto ancora Lotti, «per i quali siamo oggi a

Nairobi insieme alla società civile africana e internazionale: lotta alla povertà, pace in Medio Oriente, Obiettivi di sviluppo del Millennio, comunicazione e informazione di pace».

Migranti senza frontiere

E' nata una Rete globale per i diritti dei migranti. L'iniziativa è giunta a conclusione dell'assemblea dei migranti organizzata oggi dall'Arci al Forum sociale mondiale. L'obiettivo, ambizioso, è giungere a una Convenzione sui diritti umani alle frontiere.

Per questo, appena possibile, sarà messa a punto una campagna ad hoc.

Oggi la maratona finale

Il World social forum si chiuderà oggi con una maratona promossa da Libera e Uisp che partirà dalla baraccopoli di Korogocho e arriverà a Uhuru Park, nel cuore di Nairobi. A dare il via alla maratona, 14 chilometri il percorso, sarà la viceministra degli Esteri con delega alla cooperazione, Patrizia Sentinelli.

Backstage

Il duro prezzo dell'antagonismo

Shaka

Come finanziare il Forum sociale mondiale è una delle più rilevanti questioni da corridoio. Se si vuole che il prossimo incontro si tenga di nuovo in un paese del Sud del mondo, come evitare le ingombranti sponsorizzazioni di ditte private? Se Nairobi 2007 fosse stato adeguatamente sostenuto finanziariamente, forse non sarebbe stato necessario chiamare una compagnia di telefonia mobile a coprire le spese di un evento che vuole denunciare le multinazionali. Una proposta la lancia il quotidiano del Forum, TerraViva, che nell'intervista a Luiz Dulci, ministro della presidenza brasiliana, propone la creazione di un fondo internazionale che possa farsi carico dei costi (ingenti) del Forum. E possa soprattutto coprire gli extra. Perché il segreto di pulcinella è che quest'anno si va sotto di un milione di dollari. Chi pagherà?

Costi 2, l'iniziativa d'impresa

La signora Helen ha pensato che in occasione del Word social forum avrebbe potuto fare un buon affare. Con cinquantamila partecipanti previsti le premesse c'erano. È andata in banca e si è indebitata per un milione e mezzo di scellini (circa quindicimila euro) dando per garanzia la casa, i mobili e anche il letto. Non aveva fatto i conti con la realtà: relegata in un angolo del grande stadio, non ha venduto niente perchè il grande punto di ristoro di proprietà del ministro della Sicurezza interna ha praticamente monopolizzato le gole dei partecipanti. A fine gennaio la banca le chiederà indietro i soldi e lei dovrà vendere la casa, i mobili e il letto. I suoi figli smetteranno di andare a scuola. «Il Forum mi ha lasciato più povera di prima», dice. Chi pagherà?

Costi 3

Il costo per entrare una giornata al Forum era di circa cinque dollari, quanto costa l'affitto di una baracca in uno slum per un mese intero. Dopo le proteste che hanno caratterizzato i giorni scorsi, ieri i bambini di Korogocho sono passati all'azione e hanno letteralmente dato l'assalto al solito unico grande punto di ristoro. L'esproprio proletario ha funzionato e in pochi minuti sono stati svuotati tutti i contenitori di cibo. Arrivati in ritardo, alcuni fotografi hanno chiesto ai bimbi di rifare la scena. Buona la seconda. Nessuno si è lamentato. Neanche i lavoratori del ristorante che sanno che questa volta a pagare sarà il proprietario detto il Kimendero, lo «spezzatore di ossa», ministro della Sicurezza.

Costi 4

Il vuoto spaventa, soprattutto in politica. E quando si lascia uno spazio vuoto c'è sempre qualcuno che tende a riempirlo. Una dinamica che si è ripetuta anche durante questo Forum, dove è venuta fuori in maniera chiara la mancanza di unità del movimento italiano. Ieri tutto ciò è divenuto palese con le contestazioni e le polemiche alla presentazione della prossima marcia della pace Perugia-Assisi. Tra smentite, correzioni e contraddizioni, si è reso palese il passo di gambero fatto da diverse organizzazioni che finora avevano fatto da punto di riferimento per la società civile italiana: facile criticare chi fa salti in avanti, più difficile fare autocritica sullo spazio lasciato libero a chi li ha fatti. Tornati a casa, però, c'è chi scommette che le cose rientreranno in breve tempo nella normalità. Chi ne pagherà il costo politico?

Shaka Lettera22

Guardie private all'attacco di uno slum. Scontri e paura al Wsf

Lacrimogeni, roghi e tanta paura. Non è una riedizione del G8 di Genova, non c'entrano nulla nè la polizia nè gli attivisti arrivati a Nairobi per il social forum. Quello che si sono trovati ad assistere diversi delegati al Wsf è stato «solo» lo sgombero di uno slum. Nel pieno centro della città e proprio nei giorni del forum. Ma soprattutto ad opera di guardie private. La vicenda è emblematica di come funzioni da queste parti il rapporto tra ricchi e poveri per quanto riguarda la proprietà. E' accaduto infatti ciò che di regola avviene in questo pezzo d'Africa: un latifondista che noleggia a centinaia di dannati povere lamiere trasformate in case, riscuotendo anche un affitto. Quando l'area diviene improvvisamente redditizia e commercialmente appetibile, ecco pronto lo sgombero per costruirvi sopra un albergo. Così, da un giorno all'altro. Il 19 il preavviso e il 20, per puro caso il primo giorno del forum, ecco arrivare le ruspe che non danno nemmeno il tempo ai malcapitati abitanti di portare via le loro povere cose. Non rispettata nemmeno la legge che prevede un preavviso di sei mesi. Per i 150 sfrattati nessuna protezione né di polizia né sociale. Semplicemente dalla baracca alla strada. L'altra sera il secondo round: ruspe con il contorno di guardie private che non esitano a sparare lacrimogeni tra la folla. Che questa volta, galvanizzata dalla presenza dei militanti di alcune reti presenti al forum, si ribella e blocca gli accessi allo slum con falò e auto di traverso. Tanta paura, finché arriva la polizia e risolve tutto semplicemente rinviando lo sfratto. Che comunque avverrà. A riflettori spenti.

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