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Walter Tocci: «Gli aspetti peggiori dello stato e del mercato»
17 Ottobre 2008
Articoli del 2008
In un’intervista (il manifesto, 17 ottobre 2008) la denuncia di uno scandalo: attraverso le fondazioni il potere sulla scienza, la formazione e la ricerca sono trasferiti a un governo asservito al mercato

Il suo ultimo libro, edito da Ediesse, è titolato «Politica della scienza?» ed è quel punto interrogativo ben in vista a spingerci a chiedere a Walter Tocci, direttore del Crs, alcune considerazioni in merito alla questione delle fondazioni.

Sette minuti e mezzo di discussione in aula e la riforma Gelmini-Tremonti è bella che fatta. Che ne pensa?

Siamo di fronte al più grave colpo inferto all'organizzazione del sapere a partire dal dopoguerra. In quei sette minuti e mezzo sono stati sottratti, rispettivamente, otto miliardi di euro alla scuola e 4 all'università. Circa un punto di pil.

Però i due ministri ci indicano una via d'uscita. Le fondazioni.

La questione delle fondazioni sta tutta dentro ad un'ottica classica di privatizzazione che non funziona più neanche a Wall Stree. Figuriamoci da noi. Un'ottica che svela il rapporto sempre più perverso che si va instaurando tra pubblico e privato.

Cosa intende?

Che da un lato si parla di fondazioni, cioè di soggetti di diritto privato e dall'altro si rilancia il centralismo statale.

Scusi Tocci, ma lo stato non dovrebbe limitarsi, rispetto alle fondazioni, ad erogare risorse?

Assolutamente no. Le fondazioni, così come sono concepite, continueranno ad essere oggetto di controllo ministeriale. Anzi, direi, «pluriministeriale»: economia, istruzione e corte dei conti. Vede, è lo stesso meccanismo che sta alla base di un fenomeno come quello delle università private che da un lato godono di assistenza statale e dall'altro riescono ad ottenere finanziamenti indipendentemente dalla valutazione o dal controllo degli obiettivi.

Secondo Tremonti l'interesse privato delle aziende - che lui naturalmente chiama responsabilità sociale - potrebbe aiutare l'università.

Vede, in Italia una linea puramente e autenticamente liberista non esiste. Dirò di più, non esiste un altro paese occidentale dove l'investimento privato in ricerca è inferiore a quello pubblico.

E allora tanto vale trasformare le università in soggetti di diritto privato.

Stiamo attenti. Il progetto delle fondazioni sembra andare nella direzione di una privatizzazione dell'università ma, in realtà, il suo unico scopo è quello di affamarle, le università. E sono certo che si salveranno solo quegli atenei pronti a venire a patti col potere politico. Grazie alle fondazioni il mercato entrerà nello stato e il risultato sarà quello di un controllo maggiore. Detto in altri termini, ad incontrarsi saranno gli aspetti peggiori del pubblico e del privato.

Gran parte della mobilitazione di questi giorni vede coinvolti i ricercatori.

Questa riforma impedisce la possibilità di qualsivoglia cambio generazionale. Questo vale per i ricercatori molti dei quali lavorano in luoghi altamente qualificati e di assoluta utilità per il paese - come l'Istituto superiore di sanità o l'Istat - e vale per i più giovani che sempre di più si troveranno costretti ad andare all'estero. Di fronte a noi ci sono due generazioni che definire maltrattate è dir poco. E questo quando nel mondo la vera competizione è sui cervelli.

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