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“Vietare le piazze ai tavolini dei bar”
28 Febbraio 2010
Lettere e Interventi
Andrea Declich, da Roma

Volevo segnalare che il 26 febbraio su Repubblica di Roma c'era il seguente articolo: "Centro storico, 50 piazze vietate ai tavolini". E' un provvedimento che giudico fosse necessario da anni. E' una maniera di "de-commercializzare" il valore del suolo pubblico, che tornerebbe indisponibile per usi privati. Se ad esso seguisse una politica coerente - ma non lo ha fatto la sinistra (anzi), figuriamoci la destra - che lo facesse rispettare e casomai lo allargasse, potrebbero derivarne numerosi vantaggi. Il centro storico perderebbe - in parte - l'interesse per gli speculatori commerciali. I vani di ridotte dimensioni rimarrebbero botteghe e non basi operative di bar all'aperto. Insomma, si potrebbe evitare il processo per cui Roma negli ultimi anni è diventata una specie di Luna Park.Il vantaggio di questo provvedimento è che è abbastanza semplice, ma piuttosto "potente". Almeno così a me sembra. Che cosa ne pensate?

Se davvero chi governa la città volesse interrompere la commercializzazione e privatizzazione degli spazi pubblici gli strumenti da adoperare non mancherebbero certo. Magari non è necessario eliminare del tutto i tavolini dei bar, ma senz’altro contenere lo spazio che occupano e dotare le piazze di panchine, gradini e altri arredi che consentano a chi vuole di soggiornarvi con qualche comodità senza essere costretti a diventare “clienti”.

Ma i governanti benintenzionati dovrebbero innanzitutto: 1) essere convinti che gli spazi pubblici devono rimanere tali, in tutti i loro aspetti, a partire dalla proprietà e dall’uso; 2) essere ugualmente convinti che quegli spazi devono essere aperti a tutti, e non solo a chi può pagare un biglietto d’ingresso e indossa giacca, cravatta e scarpe lucide; 3) volere e sapere emanare regole che siano coerenti con le loro convinzioni. Quanti amministratori comunali vi sono in Italia che rispondano a questi tre requisiti?

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