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Andrea Galli
Via Sarpi incorona Pisapia. E il Pd «conquista» le Zone
17 Maggio 2011
Milano
Notizia per nulla minore: la tolleranza zero come politica urbana fa proprio schifo: le nude cifre confermano. Corriere della Sera ed. Milano 17 maggio 2011 con postilla(f.b.)

S’inizia a scendere subito sotto casa. L’anno scorso, alle elezioni regionali, in centro storico il Pdl distaccò la sinistra di quindici punti. Una legnata, pur nel solco di una zona per tradizione di centrodestra. Bene, sul tardi, in Zona 1, intorno alle due, con 94 sezioni scrutinate su 105 il Pdl era al 44,5%e Pisapia al 44,8%. Addirittura. Pareggio. Anzi contropiede. Pensare che, alla vigilia, le partite vere erano altrove. Invece, un ribaltone. Di sicuro, da una appena che ne avevano, prese 8 Zone su 9. Forse, appunto, con l’ipotesi del centro, 9 su 9. Allarme o laboratorio? Le partite erano per esempio in luoghi emblematici tipo via Padova. Che è tante cose. Strada infinita (quattro chilometri) e multietnica. Il che porta alcuni a vederci uno straordinario laboratorio della Milano che sarà e altri invece a inquadrare la situazione in chiave d’allarme sicurezza, di degrado, e buonanotte.

Il penultimo aggiornamento in ordine di tempo con Luigi Galbusera, coordinatore di zona del Partito democratico, in assenza di dati ufficiali verteva sul commento del consolidamento di un trend. Ecco il commento, registrato intorno alle 22: «Il trend ci dice che, rispetto al 2010, siamo molto, molto cresciuti» . Con Pisapia che ha scollinato anche quota 50%. Un secondo colloquio telefonico con Galbusera, verso le 23, aveva i primi dati. Quattro seggi, dei quali tre al Trotter e uno in via Giacosa. Il risultato? Arretramento, se confrontato con il 2010, della Lega e avanzata del Pd. Fortissimo arretramento. E forte avanzata. La città asiatica e il 60%Via Padova rientra nella zona 9. La 9 va dalla stazione Centrale a Garibaldi, dall’Isola a una periferia purissima— dagli italiani del dopoguerra agli ultimi stranieri quartiere d’immigrazione, palazzi popolari, un certo degrado e una certa vita da casa di ringhiera che resiste —, una periferia dicevamo come quella di Niguarda.

In Zona 9 con 145 sezioni su 152 il centrosinistra era al 49,1%. Di contro, Pdl al 27,5%e Lega all’ 11%. I numeri che avete fin qui trovato, sono parziali. Da oggi, dopo la maratona, si avranno quelli certi. Non dovrebbero essere lontani dai definitivi i numeri di Chinatown. Vero, è considerata una «roccaforte» del centrosinistra; eppure, ci hanno detto dai seggi alcuni osservatori del Pd, le aspettative sono state parecchio superate. Del resto in alcuni seggi di via Giusti hanno riferito di 60, anche 62%per Pisapia. Il quale, va detto, ha compiuto un viaggio regolare. Prendiamo la Zona 4 (Vittoria e Forlanini): a 133 sezioni su 145 il centrosinistra conquistava il 48,6%dei voti contro il 41,1%. La Zona 8 (Fiera, Gallaratese e Quarto Oggiaro): a 156 sezioni su 169 Pisapia aveva il 47,8%mentre gli avversari si fermavano al 41%.

E ancora la Zona 7 (Baggio, De Angeli, San Siro): a 159 sezioni su 167 per Pisapia quasi il 47%e per la Moratti un risicato 42%. Prendiamone un’ultima. Ultima col botto. La Zona 3 (Città Studi, Venezia, Lambrate). A 124 sezioni su 132 Pisapia era al 49,9%e la Moratti al 42%. I parlamentini Ricapitolando. Sul tardi, 8 Zone su 9 ormai del centrosinistra, e la rimanente (la 1, quella del centro) probabile. Oggi sapremo. Sempre la 1, come detto notoriamente sventolante bandiera Pdl, ha pure visto l’affermazione del Pd nella partita — un’altra partita, diversa, per composizione degli schieramenti e squadre in campo — dei Consigli di zona. A 68 sezioni su 105 esaminate, la coalizione per Pisapia era al 47%e la coalizione «Milano sempre più bella» (Pdl e la Lega) al 44,94%.

postilla

Si è detto molto, su questo sito, a proposito del coprifuoco nelle vie e nei quartieri milanesi “puntati” verso i grandi nodi di riqualificazione e speculazione urbana, del legame piuttosto spudorato fra le strategie urbanistiche e certe assurde politiche pubbliche fascistoidi a dir poco. Negozi chiusi al tramonto, apparentemente contro ogni buon senso, per garantire la “sicurezza”, pieno sostegno alla logica leghista di ostacolare in ogni modo tutte le attività commerciali diverse dalle solite botteghe di stilisti centrali o poco altro, privatizzazione dello spazio pubblico. Era un vero Grande Disegno, e chi ci stava schiacciato in mezzo lo capiva eccome. Ecco per ora la sola reazione: la cura deve ancora arrivare, speriamo presto e decisa, ben oltre le grandi dichiarazioni di intenti o i classici inviti alla solidarietà. Sarà anche il banco di prova per verificare le nuove frontiere (quelle oneste, realistiche, auspicabili) del rapporto pubblico-privato, della sostenibilità ambientale e sociale. Si chiama planning? Speriamo: se non altro si capisce (f.b.)

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