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Andrea Montanari
Via libera al partito del mattone a rischio aree verdi e centri storici
3 Giugno 2009
Padania
Come prevedibile, la giunta lombarda anche col “Piano Casa” ci riprova: deroghe, autocertificazioni e via dicendo. Da la Repubblica, ed. Milano, 3 giugno 2009 (f.b.)

Villette mono e bifamiliari più grandi del 20 per cento, fino a un massimo di 300 metri cubi per ogni unità immobiliare e complessivamente fino a 1000 metri cubi. Palazzi residenziali demoliti e ricostruiti con un incremento del volume del 30 per cento, «anche in deroga ai regolamenti edilizi vigenti». Fuori dai centri storici, a patto che vi sia «una diminuzione certificata del fabbisogno annua per il riscaldamento dell’edificio». Oppure anche all’interno, se gli edifici esistenti «non sono coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche e paesaggistiche della zona». Più alti addirittura del 35 per cento, se il progetto prevede un incremento del verde «non inferiore al 25 per cento del lotto interessato». In cambio, i costruttori potranno godere di uno sconto del 30 per cento sugli oneri di urbanizzazione, che potrà salire fino al 50 se gli immobili saranno destinati a «edilizia residenziale pubblica in locazione».

Questo, in estrema sintesi, il testo del nuovo piano casa del Pirellone che oggi dovrebbe essere varato dalla giunta di Roberto Formigoni, dopo lo stop della scorsa settimana provocato dalle divisioni sorte all’interno della maggioranza di centrodestra. Un piano decisamente più spinto di quello del governo Berlusconi, che dopo il terremoto in Abruzzo è stato costretto a rivedere il suo progetto. Inserendo, ad esempio, alcune restrizioni come l’introduzione della certificazione del rispetto delle normative antisismiche come condizione indispensabile per approvare qualsiasi richiesta di ampliamento, demolizione o ricostruzione.

In Lombardia, invece, per realizzare gli interventi basterà presentare la denuncia di inizio attività o la richiesta di permesso di costruire entro diciotto mesi dal 16 settembre di quest’anno.

Inoltre, tutti gli interventi «potranno essere realizzati anche in deroga ai piani territoriali dei parchi regionali, esclusi quelli naturali, e in assenza di un piano urbanistico attuativo, sia previsto, vigente o eventualmente già adottato, salvo che sull’area ci sia un vincolo di inedificabilità o l’edificio sia considerato di particolare rilievo storico», così come recita il primo comma dell’articolo 5 della bozza della legge regionale «Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia», fortemente voluta dall’assessore regionale all’Urbanistica leghista Davide Boni, oggi all’esame della giunta del Pirellone. E proprio questo passaggio delle disposizioni generali per l’attuazione della legge sembra sia stato all’origine anche di alcune frizioni tra l’assessore e il gruppo del Carroccio in consiglio regionale.

Il piano casa lombardo riguarderà tutti gli edifici ultimati al 31 marzo del 2005 e esistenti prima del 13 giugno 1980 nel caso di aree destinate all’agricoltura. Entro il 15 settembre i comuni potranno comunque individuare all’interno del proprio territorio alcune aree che saranno escluse dalle nuove norme.

Lo spirito della legge è riassunto dall’articolo 1 che prende spunto dall’intesa raggiunta dalla Conferenza unificata tra Regioni e Comuni lo scorso primo aprile. Ovvero: «la promozione di un’azione straordinaria dei soggetti pubblici e privati per conseguire la massima valorizzazione e utilizzazione del patrimonio edilizio ed urbanistico presente nel territorio lombardo, attraverso la tempestiva e urgente riqualificazione dello stesso nel rispetto dei suoi caratteri identitari, e contestualmente contribuendo al rilancio del comparto economico interessato». Proprio questo passaggio sembra preoccupare non solo l’opposizione di centrosinistra, ma anche settori della maggioranza e in particolare della Lega, preoccupati dopo che l’assessore Boni ha recentemente definito l’obiettivo del regolamento della sua legge urbanistica, destinato ai Comuni in attesa dell’approvazione del nuovi piani regolatori, «un impulso per la ripresa del settore dell’edilizia»

Nuove regole anche per i parchi. La Lega: troppo cemento



Nuovo braccio di ferro nel centrodestra in Regione: proprio nel giorno in cui la giunta di Roberto Formigoni, salvo soprese dell’ultimo momento, dovrebbe approvare il piano casa. L’assessore regionale all’Urbanistica, il leghista Davide Boni, ha lavorato tutta la settimana per limare gli ultimi particolari, ma proprio il suo partito sembra nuovamente non gradire la bozza uscita dall’ultima riunione dei capigruppo della maggioranza dopo lo stop della scorsa settimana. «L’assessore Boni può dire quello che vuole - puntualizza il capogruppo del Carroccio in Regione, Stefano Galli - ma quello che conta alla fine è ciò che dice la Lega. E quando il piano arriverà in commissione lo modificheremo. Il nostro modello è il piano casa della Toscana, che non permette di intervenire nei centri storici e tanto meno permette di derogare ai piani territoriali dei parchi».

Boni preferisce non commentare, ma secondo l’opposizione di centrosinistra in palio c’è molto di più. Secondo il verde Carlo Monguzzi, ad esempio, «per incassare il via libera al piano casa da parte del Pdl, la Lega Nord darà l’ok a una norma sulle bonifiche che è un vero e proprio regalo inaccettabile ai privati. In particolare, quelli interessati alla bonifica sull’ex area Sisal di Rodano Pioltello, nel Milanese. Il tutto al solo fine di bloccare la multa di 20 milioni di euro inflitta al Pirellone dall’Unione europea sulla mancata bonifica dell’area». In commissione Ambiente, infatti, si sta discutendo del collegato ordinamentale che fra l’altro modifica una legge del 2003 sulle bonifiche, per incentivare l’intervento dei privati che non sono responsabili dell’inquinamento.

Ma in ballo ci sarebbe molto di più: il Pdl avrebbe chiesto anche di sbloccare la "legge parchi" che giace da mesi nella stessa commissione anche per il veto della Lega. «Quel progetto è troppo permissivo - ammette il capogruppo del Carroccio Stefano Galli - devono essere i sindaci, e non la Regione, a nominare i presidenti dei parchi. Poi bisognerà affrontare il nodo del conflitto di interesse tra chi approva un piano regolatore e chi deve tutelare un’area naturale». Controreplica del verde Carlo Monguzzi: «Sono in gioco i destini del territorio lombardo. Il piano casa regionale può cementificare i centri storici e, se non poniamo un argine con la legge parchi, si potrà costruire dappertutto. Speriamo che anche nella maggioranza qualcuno se ne renda conto».

Nella polemica interviene anche il capogruppo del Pdl in Regione, Paolo Valentini. «Il piano casa deve essere approvato entro fine mese per rispettare i tempi previsti dal decreto del governo - ammette - e, quanto alla norma sulle bonifiche, bisogna evitare il rischio di prendere una multa dall’Ue. Neppure la legge parchi può rimanere nel cassetto in eterno. Non c’è nessun accordo sottobanco, si tratta solo di una programmazione di provvedimenti che la maggioranza ritiene utile approvare da qui a fine luglio per dare attuazione al programma di governo».

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