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Giorgio Todde
Via i funzionari che difendono i "cocci" di Tuvixeddu
19 Agosto 2011
Giorgio Todde
Il Sindaco di Dunquerque, in Normandia, non proprio scherzando, ha chiesto che la necropoli di Tuvixeddu ...

Il Sindaco di Dunquerque, in Normandia, non proprio scherzando, ha chiesto che la necropoli di Tuvixeddu gli sia data in affidamento. Il Sindaco di Barumini considera un tesoro il villaggio nuragico benché pieno di pietre e “cocci”. Perfino gli Amministratori di Olbia la Sviluppista si sono commossi quando sono stati trovati i relitti di navi romane e medievali. Ovunque, quando una comunità ritrova una traccia del proprio passato si sente più sicura sulle gambe.

Ma a Cagliari le cose vanno diversamente. Qua si cammina su gambe di cemento e piedi di mattoni, e si dichiara guerra ai “cocci”. Qua il passato è un ingombro e ci impedisce di essere “moderni”. Qua il Sindaco sbuffa perché, dice, si esagera con la tutela e c’è un Direttore delle Sovrintendenze, indicato come il “Garzillo di turno”, il quale disturba i lavori in corso che inciampano continuamente in “cocci”, altrove chiamati reperti. Ci si ferma perfino se si trova il relitto di una nave romana. Ma a cosa serve una nave romana? Non galleggia più. Una seccatura. Andata a picco proprio davanti al molo crociere dove migliaia di turisti, accolti da indigeni festosi, devono sbarcare, mordere la città per un giorno e fuggire lasciandoci i loro giudizi, annotati dai cronisti come responsi divini.

In questa città la tutela è soffocante. La villa di Tigellio è piena di “cocci” e spezza il profilo dei palazzoni intorno. I punici, ostili al Comune di Cagliari, hanno eretto templi in zone B, edificabili, i romani, nemici del PUC, hanno costruito terme dove dovevano sorgere due banche e pedanti bizantini hanno fatto mosaici dove era prevista una città mercato.

E’ urgente cancellare le tracce del passato. Che non pensino che siamo arretrati.

I sepolcri abusivi di Tuvixeddu sono un ostacolo al furore edificatorio. Dice il Sindaco che vuole fare “rivivere” la necropoli e chissà come “rivive” un cimitero. Hanno preso atto che la necropoli c’è, ne hanno tracciato liberamente i confini e deciso che qualche centimetro oltre quei confini si può costruire. E’ perfino accaduto che quattrocento sepolture siano finite sotto i palazzoni del viale senz’alberi di Sant’Avendrace. Insomma, qui non è sacra la necropoli, sono sacri i progetti e il mondo è capovolto.

Si è padroni di considerare “coccio” un’anfora sbrecciata, una sepoltura punica come un buco nel calcare o il tramonto come una lampadina che si spegne. Ma nessuno ha il diritto di eliminare un paesaggio millenario per sostituirlo con una brutta sbobba urbana.

E il “Garzillo di turno” di cui parla il Sindaco, disgraziatamente non è “di turno”. E’ l’eccezione nelle Sovrintendenze dell’Isola. Ci fosse un “ turno degli Elio Garzillo” oggi non avremmo un patrimonio archeologico e un paesaggio così maltrattati. Con il “turno dei Garzillo” avremmo conservato i nostri beni anziché ricoprirli di cemento e asfalto. Noi abbiamo patito sino a poco tempo fa un’attività di tutela che ha teorizzato e praticato una rovinosa “mediazione”. Con il visibile risultato che la tutela è stata schiacciata, la città resa mediocre e i luoghi consumati dalla frenesia edilizia. Abbiamo prodotto bruttezza e offeso l’armonia del nostro bel sito naturale perché non è vero, purtroppo, che un “Garzillo di turno” si trova sempre.

Ora il Ministero vuole in pensione anticipata i funzionari migliori e magari gli “Elio Garzillo” usciranno dai “turni”. Resterebbero le conseguenze salutari delle loro azioni ma noi forse torneremmo a una distruttiva “mediazione”. La città sarebbe ripulita dai “cocci”, lo “sviluppo” liberato da anticaglie, ruderi e sepolcri. Finalmente moderni.

L'articolo è stato pubblicato anche ne la Nuova Sardegna oggi, 25 gennaio 2010, col titolo "Archeologia? Solo cocci che ostacolano il progresso"

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