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Enrico Pugliese

Verità napoletane
25 Giugno 2011
Napoli
La grande distanza tra il rigore istituzionale del sindaco De Magistris e la cialtroneria distruttiva di Berlusconi e Bertolaso nell’affrontare la drammatica questione dei rifiuti a Napoli. Il manifesto, 25 giugno 2011

Bene ha fatto Luigi de Magistris a lanciare il cuore oltre l'ostacolo, anche se l'ostacolo è una montagna di spazzatura enorme. Ho sentito molti amici, sostenitori di De Magistris della prima ora, scorati e arrabbiati per la gaffe del sindaco con la sua promessa di superare l'emergenza rifiuti nel giro di cinque giorni.

Personalmente credo che il sindaco di Napoli non abbia nulla di cui pentirsi, nemmeno dell'annuncio. Aveva le carte in regola per farlo, data l'esistenza di un preciso accordo con la Provincia di e la Regione, accordo che non ha avuto seguito non certo per sua responsabilità non avendo l'autorità per controllare e garantire l'effettiva apertura dei siti fuori dal Comune.

Voglio invece insistere sulla legittimità dell'annuncio per due ordini di motivi. Il primo: sottolineare la differenza con gli annunci di soluzioni miracolistiche sistematicamente fatti da Berlusconi. Il secondo è più sottile, forse irrilevante, ma interessante dal punto di vista culturale. Comincio da questo. Dalla scuola di quel grande sociologo e filosofo che era Massimo Troisi ho scoperto l'importanza della scaramanzia, del non dare per scontate anche cose sicure, del non fidarsi del fato e degli uomini perché non si sa mai. Insomma una sorta di pessimismo che lascia solo un angolino alla speranza che l'evento giusto e fortunato si realizzi. Troisi ne diede una lezione magistrale in occasione dello scudetto al Napoli ai tempi di Maradona. Lo scudetto era già stato vinto aritmeticamente con tre domeniche di anticipo e Troisi in una celeberrima intervista a Gianni Minà affermava: «Questa volta penso proprio che forse ce la possiamo fare». La scaramanzia è un dato culturale napoletano - del quale forse faremmo bene a liberarci - nel quale io stesso purtroppo mi ritrovo.

Non così De Magistris. Poteva non fidarsi degli accordi o, per scaramanzia, non parlare troppo, non annunciare la soluzione concordata. Ma perché? Poteva mostrare maggior cautela: forse sarebbe stato più utile e opportuno, o forse no. Comunque, dato il personaggio, non c'era proprio da aspettarselo. Poteva solo con determinazione insistere sul suo progetto e il suo programma e chiedere, a testa alta e senza vittimismi, la collaborazione di chi ha il potere di affrontare l'emergenza (garantendo da parte sua quanto è di competenza del Comune). Questo è ciò che ha fatto. E dobbiamo solo augurarci che Governo, Regione e Provincia facciano la loro doverosa parte, controllando gli attacchi eversivi della Lega.

In questo consiste la differenza con gli annunci miracolistici berlusconiani. Non c'è la genialità di un capo. C'è - e soprattutto ci dovrà essere - il rispetto dei compiti istituzionali di ciascuna delle parti in causa in questo dramma. Più di una volta Berlusconi e Bertolaso hanno affrontato l'emergenza rifiuti "in modo definitivo" (salvo vederla ricomparire a ogni pie' sospinto) manu militari ed extra legem. Gli interventi di Bertolaso e Berlusconi (con la incredibile fiducia accordata al primo anche dalle amministrazioni di sinistra) hanno rappresentato un disastro immane oltre che una pratica diseducativa. Penso a questo riguardo al perennemente richiamato intervento dell'esercito. Ma penso soprattutto alla pratica di operare fuori da ogni regola e ogni norma di legge. I grandi interventi di Berlusconi sono consistiti sostanzialmente nel nascondere la spazzatura sotto il tappeto. Fuor di metafora, la spazzatura - vorrei pregare di non usare il termine monnezza - venne collocata in discariche il cui uso era stato vietato per motivi ambientali o di altro genere dalla magistratura, grazie al controllo militare delle operazioni. Purtroppo, quando questo accadde anche all'epoca del passaggio dal secondo governo Prodi all'ultimo governo Berlusconi molti nella sinistra plaudirono all'iniziativa con una grande e malcelata ammirazione per la virilità con la quale era stata condotta l'operazione. Anche a Caivano e ad Acerra (i siti indicati nell'accordo con la Provincia) si poteva fare la stessa cosa. O no?

Meglio di no. E c'è da auspicare che i nuovi accordi, con il governo e il ministro competente, per il trasporto dei rifiuti fuori dalla regione in questa fase di emergenza siano rispettati. Non sarà facile. Da una parte abbiamo le dichiarazioni di impegno da parte del ministro dell'ambiente per "l'emergenza" e per "l'ordinarietà", dall'altro abbiamo la Lega, altro partito di governo, che butta benzina sul fuoco minacciando dura opposizione a interventi per il trasferimento dei rifiuti fuori della Campania. Benzina sui cassonetti è gettata anche dalle squadracce che cercano di far esplodere la situazione e di delegittimare De Magistris. E qui è bene ricordare che le montagne di rifiuti si sono accumulate a Napoli ben prima delle ultime elezioni, mentre l'incapacità di gestione dello smaltimento dei rifiuti all'interno della regione va attribuita alla giunta regionale (ormai da un bel po') in mano alla destra.

Certo, ci sono colpe e responsabilità antiche. In primo luogo quella di Antonio Bassolino per non aver voluto denunciare subito, appena eletto presidente della regione, lo scandaloso accordo con Impregilo per il monopolio dello smaltimento di tutti i rifiuti della regione tramite un unico - sempre malfunzionante - inceneritore. Se si fosse provveduto a denunciare subito quell'accordo capestro, si sarebbe potuto dare inizio a una nuova politica di gestione dei rifiuti in chiave ambientalista. Ma si è preferito non farlo. Ci sono poi i problemi connessi alla mancata scelta della raccolta differenziata che, tra l'altro, non riguarda solo il comune di Napoli. Su questo c'è l'impegno realistico a operare da parte della nuova giunta. E l'obiettivo di procedere in tal senso evitando il ricorso agli inceneritori - tra lo scetticismo di tutti - non era solo del programma di De Magistris ma finanche in quello del prefetto Morcone.

Su questa linea bisogna andare avanti nella Napoli assediata in primo luogo dalla Lega, ma non solo. La destra sta tentando di organizzare "quinte colonne" sulle quali c'è necessità di investigare. Non si tratta solo di camorra. Ad esempio - mi suggerisce un amico napoletano - una ditta subappaltatrice della Asìa (l'Azienda per la raccolta dei rifiuti) si sarebbe rifiutata di procedere alla raccolta nel centro storico a partire dai giorni dell'elezione di De Magistris. Sarà un caso, ma è significativo dell'assedio. Le clientele napoletane e nazionali di ogni ordine e grado non apprezzano il nuovo stile di governo

Delegittimare il nuovo sindaco ora serve a dare un colpo alla possibilità di affrontare in prospettiva e nell'emergenza la questione dei rifiuti, ma anche a rendere più difficile la possibilità di rinnovamento. De Magistris ha vinto contro le clientele di destra (e la camorra) ma anche contro le clientele di sinistra. La serietà del suo operato nei primi giorni si può vedere dalle nomine per il governo del Comune e degli apparati tecnici, a partire proprio da quelle che riguardano la gestione del problema ambientale e dei rifiuti in particolare. E per ora c'è solo da apprezzarle.

Per dirla ancora una volta con Troisi, «forse questa volta ce la possiamo fare», nonostante l'assedio.

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