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Gian Antonio Paolo; Stella Costa
Venezia: le navi da crociera a San Marco
4 Giugno 2012
Vivere a Venezia
Lettera e replica sul problema dei mastodonti turistici che invadono i canali della Serenissima. Corriere della Sera, 4 giugno 2012

Alla domanda, retorica, se «sia lecito stuprare Venezia lasciando che venga penetrata da immense navi Disneyland» ogni persona di buon senso non può rispondere altro che no. Lo stesso buon senso che deve guidarci nel trovare una soluzione che, retorica per retorica, non butti il bambino con l’acqua sporca. Il bambino – l’eccellenza crocieristica veneziana – del quale vale la pena preoccuparsi non è l’aggiunta di turisti, molto modesta anche se molto qualificata, che le crociere portano a Venezia, ma il ruolo speciale di porto capolinea che Venezia oggi svolge. Nel porto capolinea la nave viene sottopost a regolari manutenzioni e rifornita di tutto per l’intero viaggio. Questo attiva un’economia di fornitura del valore di svariate centinaia di milioni di euro l’anno che coinvolge imprese sparse in tutto l’hinterland veneziano ed oltre.

È questa l’economia di fornitura che verrebbe cancellata qualora il mondo delle crociere fosse costretto a spostare da Venezia il capolinea del Mediterraneo orientale, ricollocandolo in uno degli altri capisaldi storici, Atene o Istanbul. Oggi l’accoppiata aeroporto internazionale-Stazione Marittima (gioiello di efficienza ottenuto dalla trasformazione del vecchio porto commerciale) Per fortuna per raggiungere la Stazione Marittima non è necessario passare davanti San Marco. Fatto che non mi esime dal correggere dati non veri: le navi passeggeri non attraccano già più in riva dei Sette Martiri; l’inquinamento da fumi è già stato reso insignificante in navigazione fin dalla bocca di Lido e sarà reso nullo durante la sosta con l’alimentazione energetica da terra; le onde provocate dalle grandi navi sono comparabili ai movimenti di marea, al contrario delle sberle rifilate giorno e notte da motoscafi, vaporetti, ecc.; lo Schettino di turno avrebbe difficoltà a far danni perché a Venezia la nave è controllata anche da due piloti e da due rimorchiatori; il canale davanti San Marco è una rotaia sottomarina larga solo 80 m. che impedisce qualsiasi avvicinamento alle rive.

Tutti fatti che ci rendono tranquilli per le navi più piccole, quelle di stazza lorda inferiore alle 40.000 tonn, le sole autorizzate dal decreto Clini-Passera a passare davanti San Marco. Le navi più grandi, quelle che oggi ci turbano, potranno raggiungere la Stazione Marittima solo entrando dalla bocca di Malamocco. Qui, per non mettere in crisi il porto commerciale — il secondo bambino da non buttare con l’acqua sporca — che, grazie al cielo, ha ripreso suo ruolo di base portuale per la logistica del Nord Est, occorre approfondire con un intervento di ricostruzione ambientale un tratto di canale, il Contorta-Sant'Angelo, scelto perché, trovandosi nella zona di partiacque lagunare, ha effetti nulli sullo scambio d'acqua laguna-mare.

Paolo Costa - Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia

Che «per raggiungere la Stazione Marittima non è necessario passare davanti San Marco» ci renderebbe più sereni se non si dovesse precisare che questo «sarebbe» possibile solo scavando quel nuovo canale contestato. Fino ad allora, a dispetto delle rassicurazioni, continueranno a passare davanti a San Marco anche bestioni come la Divina che supera di 97.000 tonnellate il tetto massimo di 40.000 fissato dal decreto Clini-Passera. Capiamo tutte le ragioni del presidente del porto Paolo Costa, ma la pensiamo come il sindaco di Venezia del 2004 che dopo l'incidente della «Mona Lisa» incagliatasi nel bacino di San Marco disse: «È la goccia che fa traboccare il vaso. Va impedito il passaggio di queste navi da crociera nel tratto d'acqua la tra piazza San Marco e l'isola di San Giorgio». Sono passati da allora, inutilmente, otto anni. Quel sindaco, che plaudiamo, era Paolo Costa.

Gian Antonio Stella

qui l'articolo di G.A. Stella a cui fa riferimento la lettera di Costa

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