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Loris Campetti
Vecchi simboli, nuove occasioni
9 Febbraio 2008
Sinistra
Ciò che è in gioco è ben più di un glorioso simbolo: è la realtà della sinistra in Italia. Da il manifesto, 9 febbraio 2008

Il Pd è una grande barca in cui si vorrebbe tenere insieme tutto, il più visibile tra i padroni e il meno invisibile tra gli operai, per avere a bordo chi regge il timone e chi sta ai remi. Qualunque sia il giudizio politico sul nuovo partito, un merito al sindaco d'Italia va ricosciuto: Veltroni ha mosso una pedina importante che ha modificato l'andamento del gioco. Forse non riuscirà a dare scacco al re, ma sicuramente ha costretto il resto della politica a seguirlo, modificando le strategie di avversari ed ex alleati e terremotando tanto il centrodestra quanto il centrosinistra. Per restare al nostro campo di gioco, la sinistra, si potrebbe controbattere che non è una buona scelta quella di aggiustare le proprie strategie sulle scelte altrui. D'altro canto, non tutti i mali vengono per nuocere.

La caduta del governo Prodi e la scelta di Veltroni costringono le forze di sinistra ad accelerare un processo di unità che negli ultimi mesi sembrava avere perso molto del la sua spinta propulsiva, quanto meno offuscata dalla difesa settaria di microidentà dei soci promotori. Primum vivere, deinde philosophari, dice il vecchio saggio. Alle condizioni date, la sopravvivenza delle 4 formazioni di sinistra non è data: o si cambiano il passo e la prospettiva, oppure si finisce in un angolo, anzi in tanti angoli. Il caso francese insegna. La scelta (obbligata) dei gruppi dirigenti del Prc, Pdci, Verdi e Sd di presentarsi uniti alle elezioni sotto un unico simbolo era la sola comprensibile a quel pezzo di società italiana che non ritiene archiviati, dalla nascita del Pd, la sinistra e il conflitto. Un pezzo di società ferito, in parte deluso e frantumanto che pure rappresenta, oltre a una resistenza allo smottamento della cultura e della democrazia, timidi embrioni di società alternativa.

Eppure questa scelta non convince tutti i promotori de La Sinistra L'Arcobaleno. L'intero Pdci e un settore di Rifondazione - la cui pubblicità appare oggi in una pagina di questo giornale - non digeriscono la scomparsa della falce e martello dal simbolo. Per motivi identitari (si cancella la storia del movimento operaio) e di mercato (altri partiti minori se ne approprieranno rubandoci voti). Preoccupazioni legittime, ma a nostro avviso sbagliate. E non per il motivo che in una trattativa tra diversi bisogna rinunciare a qualcosa, se si persegue il fine dell'unità. Al contrario, perché se quel che è in gioco è l'esistenza di una sinistra nel panorama politico italiano, capace di cogliere una domanda sociale e di rappresentarne le sue anime, allora non ci si può fermare a un patto elettorale destinato a durare una primavera. Se si vuole costruire un progetto per il futuro non ci si può far deviare dalla difesa arroccata di identità già terremotate da una crisi le cui ragioni non sono solo esogene. Non è con un simbolo novecentesco disegnato con attrezzi oggi in disuso che si salvaguardano i valori forti, fondanti, attuali che stanno nella storia del movimento operaio, ma con le scelte concrete della politica, i suoi contenuti, le pratiche di quei valori, arricchiti dal confronto e persino dal conflitto tra di essi: il lavoro e l'ambiente, lo sviluppo e il suo limite, l'uomo e la donna. Sennò, di quale nuova sinistra, di quale nuovo modello sociale andiamo parlando?

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