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Paola Bonatelli
Valpolicella Cemento Doc. L'industria tra i vigneti
11 Ottobre 2009
Articoli del 2009
Il nostro povero territorio, coperto di cemento da sopra e scavato via da sotto per fare il cemento che lo coprirà. Il manifesto, 11 ottobre 2009

Prendete un luogo benedetto dagli dei, in questo caso una valle pedemontana, che si snoda magnifica tra colline, ulivi, vigneti, boschi e pascoli. Piantateci un'industria impattante, in questo caso un cementificio con la sua brava miniera di marna per la materia prima. Non succede niente. Sono gli anni '60, la gente emigra ancora dalle campagne, la fabbrica viene accolta con gioia perché significa occupazione, lavoro, sicurezza del pane.

Mettete quella stessa situazione quasi cinquant'anni dopo, cioè adesso. Il cementificio è ancora lì, la "coltivazione" di marna s'è mangiata le colline dietro alla fabbrica, il filone si sta esaurendo e gli impianti della cementeria sono diventati obsoleti. Pronti, richiesta di ammodernamento e richiesta di concessione per una nuova "coltivazione", da iniziarsi in una delle oasi naturalistiche della zona, di cui buona parte è inserita in un parco naturale. Stavolta qualcosa succede, non c'è più fame, c'è un'altra sensibilità per il territorio e per i suoi prodotti di pregio. La gente protesta, fa petizioni, ricorsi, manifestazioni, l'ultima proprio oggi, in mattinata.

Perché il territorio da salvare è nientemeno che la Valpolicella, zona di produzione di vini di eccellenza, il rosso doc, il Recioto, l'Amarone. Vini che non solo hanno deliziato e deliziano i palati di mezzo mondo ma hanno costruito negli anni un'economia di pregio, legata anche alla gestione intelligente di una valle che, seppur selvaggiamente urbanizzata, resta una delle perle della provincia di Verona.

Fumane è un paese di circa 4.000 abitanti e sorge all'imbocco della cosiddetta "Val dei Progni", che, tra strapiombi e torrenti (progno è il nome dialettale che indica un piccolo corso d'acqua), sale verso Molina e il Parco delle Cascate, una delle meraviglie del Parco Naturale Regionale della Lessinia. Proprio qui, dove la strada comincia a salire, nel 1962 inizia la propria attività la Cementi Verona S.p.A., oggi Industria Cementi Giovanni Rossi S.p.A., che produce e vende leganti idraulici. Allora la strada principale del paese non aveva costruzioni ai lati e l'Amarone era un vino gustato da pochi eletti. Nel corso degli anni Settanta il cementificio viene ampliato e dotato di un secondo forno, viene aggiunto un nuovo mulino per il cemento e, nei primi anni Ottanta, mentre il costo del petrolio continua a crescere, si introduce il carbone come combustibile. Il cementificio ha circa cento dipendenti, con un indotto di altre centocinquanta persone, cifra occupazionale tuttora invariata. Quello di Fumane non è l'unico stabilimento del gruppo Cementi Rossi, che ha sede a Piacenza. Nella città emiliana ci sono il cementificio principale e il centro di ricerca, l'altro impianto di produzione è a Pederobba (Treviso), dove si bruciano come combustibile 60mila tonnellate all'anno di pneumatici, mentre a Ozzano Monferrato (Alessandria) il forno è disattivo ed è rimasto il centro di macinazione. Nel complesso l'industria è una realtà produttiva di rilievo sul mercato nazionale - l'Italia è il secondo produttore europeo dietro la Spagna - ed è inserita, attraverso la compartecipazione con Holcim, multinazionale di cementi e aggregati (da cui Rolcim, società di cui la Cementi Rossi detiene il 40%), sul mercato internazionale.Per quanto riguarda Fumane, non vi è alcun dubbio che il cementificio sia, come scritto nei documenti di presentazione dei recenti progetti, "cittadino della Valpolicella". Nemmeno i relativamente nuovi atteggiamenti verso l'ambiente - che hanno dato vita a due associazioni, "Valpolicella 2000" e "Comitato Fumane Futura", in prima linea nella battaglia per la dismissione dell'industria cementiera - hanno smosso il profondo convincimento di una discreta parte di popolazione. Nel corso del nostro "giro di perlustrazione" a Fumane, una delle maestre della scuola elementare, situata esattamente all'angolo della strada che va al cementificio, con i bambini che giocano in un cortile affumicato dagli scarichi dei camion, ci ha detto che lei abita da quarant'anni in paese e sta benone, «che il cementificio sia nocivo, è tutto da vedere». E, in effetti, come darle torto? La "sbattellata" di concessioni, rinnovi di concessioni e pareri favorevoli dei vari enti locali collezionata dal cementificio, a fronte di domande di ammodernamento che prevedono la costruzione di un camino alto 103 metri con l'utilizzo di 120mila tonnellate di "rifiuti non nocivi" (di cui 80mila tonnellate di ceneri pesanti) nella miscela cementizia, oltre allo scavo di una nuova miniera in zona protetta, danno in tutto ragione all'insegnante poco ecologista.

Il 22 dicembre 1999 il Distretto Minerario di Padova autorizza il rinnovo della concessione mineraria "Monte Noroni" per la durata di 25 anni a decorrere dall'aprile del 2000; il 6 agosto 2009 la Giunta Provinciale, convocata dal vicepresidente Luca Coletto (già condannato con altri cinque leghisti, tra cui il sindaco di Verona Flavio Tosi, per propaganda razzista), esprime «giudizio favorevole di compatibilità ambientale» sul progetto di ammodernamento del cementificio; il 20 agosto 2009 la Giunta Provinciale, convocata dal presidente Giovanni Miozzi (An), esprime «giudizio favorevole di compatibilità ambientale» sul progetto relativo alla «riduzione del consumo di materie prime naturali nel processo produttivo mediante utilizzo di rifiuti non pericolosi»; l'1 settembre 2009 la Provincia di Verona, Settore Ambiente, approva il progetto presentato dalla Cementi Rossi per la riduzione del consumo di materie prime naturali nel processo produttivo, mediante utilizzo di rifiuti non pericolosi e rilascia l'Autorizzazione Integrata Ambientale, esclusivamente per quanto attiene la realizzazione dell'impianto di recupero rifiuti, finalizzata alla durata dell'esercizio provvisorio. Provvede anche, secondo le normative vigenti, a fornire le prescrizioni di legge sul trasporto, stoccaggio e gestione dei suddetti rifiuti.

In realtà il cementificio già da anni utilizza sostitutivi di materia prima in quantitativi ridotti, non «per bruciarli - ci tiene a precisare l'ingegner Pierandrea Fiorentini, responsabile ambientale della Cementi Rossi - anche se lo abbiamo fatto per due anni con le farine animali ai tempi di "mucca pazza". Ora vorremmo smantellare i forni "Lepol" che non sono più attuali e sostituirli con un'unica linea costituita da un forno a cicloni, che riduce le emissioni, soprattutto l'ossido di azoto, ed ottimizza le prestazioni. Siamo consapevoli che l'aspetto paesaggistico è importante e siamo disponibili ad ogni confronto con i soggetti pubblici interessati a minimizzare l'impatto della nuova linea».

Il "confronto" è una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi. Sulla barricata gli ambientalisti e le loro associazioni, che chiedono, con una petizione, la «revoca di tutte le autorizzazioni per fermare questo progetto insensato, nocivo ed esclusivamente speculativo», preparando nel contempo una serie di ricorsi e organizzando costantemente iniziative sul territorio. La settimana scorsa erano fuori dal teatro Filarmonico di Verona, dove si svolgeva la 28a edizione del prestigioso "Premio Masi", azienda vitivinicola di proprietà, da sei generazioni, della famiglia Boscaini. Proprio a Sandro Boscaini, attuale presidente di Masi, chiedevano conto, con grandi cartelli che recitavano "Amarone o Rifiuti?", "Recioto o Cemento?", della mancata presa di posizione dei viticoltori rispetto ai progetti del cementificio: «Diciamolo chiaramente e sinteticamente - dicono Daniele Todesco, presidente di Valpolicella 2000, e Mimmo Conchi, presidente del Comitato Fumane Futura - la Cementi Rossi deve chiudere il ciclo produttivo. Lo sviluppo dell'economia basata sulla valorizzazione del territorio collide con lo sfruttamento del territorio che, in quella zona, è ormai totalmente fuori posto. Non stanno insieme perché si danneggiano e questo è quanto. Tant'è vero che l'allarme lanciato dal cementificio sull'esaurimento del filone di marna che stanno scavando, motivo per cui hanno chiesto una nuova concessione a Marezzane (vedi box), è strumentale. Vogliono creare allarme occupazionale, il cementificio chiude perché la miniera si è esaurita. Studino invece il modo corretto di uscirne, riconvertendo magari. Intanto potrebbero escludere i rifiuti dal processo produttivo e nel frattempo prepararsi ad una dismissione onorevole». Una proposta forte, su cui il Comune di Fumane, con il sindaco di centrodestra Domenico Bianchi, già amministratore per quindici anni ai tempi della Dc - sostituito poi da una giunta di centrosinistra che ha perso le elezioni nel giugno di quest'anno - dovrebbe avere l'ultima parola: «La precedente giunta - dichiara Bianchi - aveva già chiuso la vicenda dando l'ok del Comune, che sarebbe compensato dal cementificio con la realizzazione di opere pubbliche (la nuova scuola elementare, ndr). Se la Regione dicesse no agli scavi a Marezzane, i discorsi sarebbero già definiti. Per noi la salute dei cittadini non ha prezzo e non ha colore e quindi attualmente ci stiamo prendendo il tempo per riflettere ma potremmo arrivare a pensare ad una consultazione popolare con il coinvolgimento dei Comuni vicini. Le emissioni non si fermano ai confini».

La manifestazione

Una mattina a passeggio per i boschi di Marezzane

Il ritrovo è fissato per le 10.30 a Malga Biancari, in località Girotto (Marano di Valpolicella). Si camminerà sul sentiero, tra prati e boschi, per raggiungere lo straordinario "balcone" panoramico di Marezzane, involontario testimone di tutte le contraddizioni di questo territorio. A monte una corona splendente di montagne e verdi canaloni (vaj), a valle gli scavi e il cementificio. Grazie alle firme raccolte durante la marcia dello scorso anno, Marezzane è diventata uno dei "luoghi del cuore" (iniziativa del Fai-Fondo per l'ambiente italiano) più segnalati d'Italia. Ora la Cementi Rossi (vedi l'articolo sopra) vorrebbe iniziare una "coltivazione" mineraria proprio qui, a ridosso della zona Sic (Sito di Interesse Comunitario) di Molina, punto di congiunzione tra la Valpolicella e la Lessinia. Già oggetto di interrogazioni in Regione (ente che ha la competenza per questo tipo di concessioni) da parte dei consiglieri dell'opposizione Gianfranco Bettin, Gustavo Franchetto e Piero Pettenò, in cui si ricorda che l'ente parco nel 2000 era ricorso al Tar per bloccare gli scavi, Marezzane è un sito di pregio non solo naturalistico, con la presenza di un'area in cui crescono una trentina di specie di orchidee selvatiche. Conserva infatti siti di grande importanza archeologica e paesaggistica. Un paradiso che minaccia di sparire, dove oggi si potrà pranzare e ascoltare buona musica.

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