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Loris Campetti
USB. Una provocazione dalla «base»
25 Maggio 2010
Articoli del 2010
Modificazioni nell’assetto delle rappresentanze del lavoro. Diventeranno più forti o ancora più deboli? Il manifesto, 25 maggio 2010

I primi sindacati di base fecero capolino nella storia del conflitto sociale italiano in una stagione straordinaria. Era il secondo «biennio rosso», '68-'69, un altro mondo. La cosa più «riformista» - termine al tempo considerato dispregiativo non solo dall'«estremismo di sinistra» - nata in quell'epoca, quando i Cub della Pirelli emettevano i primi vagiti, fu lo Statuto dei lavoratori di cui oggi si festeggia il quarantennale e che in tanti vorrebbero seppellire.

Nell'arco di questi quarant'anni è cambiato quasi tutto nel mondo del lavoro. Anche i sindacati di base sono cambiati, si sono moltiplicati e spesso frantumati in microvertenze, in qualche caso si sono persino aziendalizzati. La tendenza prevalente è stata a dividersi, bruciando parte delle energie in una guerra intestina e nella contrapposizione ai sindacati confederali «traditori». Quante volte le vertenze di base sono state caratterizzate dall'autoreferenzialità, un prodotto diretto della politica del «più uno», un giorno o anche solo un'ora in più di sciopero rispetto alla mobilitazione indetta dai sindacati «venduti»?

La nascita nello scorso weekend dell'Usb - l'Unione sindacale di base - è una buona notizia. In primo luogo perché segna un'inversione di tendenza rispetto ai processi di frantumazione che riguardano, oltre al mondo del lavoro, anche le sue rappresentanze sindacali. È un segnale interessante che le Rdb, l'Sdl, parte delle Cub e altre formazioni minori si mettano insieme e che i ferrovieri dell'Orsa, accompagnati da diverse esperienze sindacali non confederali come i Cobas, guardino con interesse a questo processo di semplificazione. Se non si è obnubilati dall'antica pratica novecentesca per cui a sinistra di chi si ritiene l'unico vero rappresentante dei lavoratori non può e non deve esserci nulla, a costo di impegnarsi direttamente a far terra bruciata, non si può non accogliere la novità intervenuta in campo sindacale con atteggiamento positivo. Dunque, tanti auguri, Usb.

Infine, è apprezzabile che al centro dell'attenzione della nuova costellazione sindacale siano stati posti «gli ultimi» della filiera lavorativa postfordista, globalizzata e neoliberista: i precari e gli immigrati, i più sfruttati e meno tutelati, agiti dal capitale e sempre più spesso dalla politica, prima ancora che come forza lavoro di riserva, come una sorta di grimaldello per smantellare i diritti di tutti, contrapponendo gli uni agli altri, i penultimi agli ultimi, cercando di scatenare la guerra dei poveri. Una bella sfida, anche per Cgil, Cisl e Uil.

Se è vero che la riunificazione di sigle sindacali di base risponde a un'esigenza di semplificazione, è altrettanto vero che si profila all'orizzonte la nascita di un quarto sindacato, tendenzialmente affiancato e contrapposto alle tre confederazioni storiche. L'Unione sindacale di base potrebbe essere tentata di imboccare scorciatoie, rischiando di sommare ai propri vizi antichi di cui vorrebbe liberarsi, i vizi altrui.

Il congresso della Cgil appena concluso a Rimini ha segnato una svolta, almeno rispetto alle principali scelte degli ultimi due anni. La Cisl e la Uil, firmatarie di un accordo separato con il governo e le organizzazioni padronali che controriforma il sistema contrattuale, sono oggi un po' meno distanti dal sindacato di Corso d'Italia e si annuncia un progressivo rientro della Cgil in una logica concertativa. Questo può aprire spazi al sindacalismo di base, ma anche ricacciarlo dentro una logica settaria e incentrata più su una moltiplicazione di microconflitti che sulla costruzione di una politica sindacale capace di finalizzare i conflitti ai risultati.

Al contrario, la presenza di un nuovo potenziale soggetto sindacale competitivo potrebbe aiutare il sindacato guidato da Guglielmo Epifani a ritrovare una sua strada, autonoma, in un contesto politico e sociale che rende il conflitto obbligatorio: per ottenere risultati, naturalmente, e anche per ricostruire un feeling con le persone che vuole rappresentare. Sicuramente, l'entrata in scena dell'Usb rende oggi ancor più irrinviabile una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacali.

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