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Guglielmo Ragozzino
Un'economia altra è possibile
4 Settembre 2008
Articoli del 2008
Anche quest’anno, si discute e si ragiona per cercare strade diverse da quelle del neoliberalismo: un’economia che non massacri l’uomo, distrugga la società, devasti l’ambiente. Il manifesto, 4 settembre 2008

Ha inizio questa sera a Torino la nuova edizione di Sbilanciamoci , la sesta. Negli anni scorsi, e sempre all'inizio di settembre, le riunioni si sono svolte a Napoli-Bagnoli, Parma, Roma-Corviale, Bari, Venezia-Marghera. Un giro d'Italia che nella sua follia aveva un certo metodo. Il metodo, nel girovagare di Sbilanciamoci , è quello di piantare le tende del movimento in un punto particolarmente caldo della discussione pubblica, come la Parma di Parmalat o la Marghera del Nordest dei misteri. E di chiamare a discutere di fronte a una platea, troppo spesso emarginata - un voto ogni due o tre anni e basta - un gruppo di tecnici, (urbanisti, sociologi, economisti, politici, medici, ingegneri, sindacalisti, ecc. ecc.) non necessariamente rossi, ma certamente esperti.

Se ne è accorta per esempio Rosi Bindi che l'anno scorso a Marghera , da ministro del governo Prodi, ha esordito così: «Sono onorata di essere qui, a Cernobbio non mi hanno mai invitato!... La fatica più grande è accettare il confronto con un'idea alternativa di economia, di sviluppo, di benessere. Ma rimettere in discussione i modelli acquisiti, e che hanno mostrato crepe, non dovrebbe esssere il senso profondo della politica, anche quando si costituisce un partito nuovo?» Già, il partito nuovo. Bindi lotta per la leadership di uno di essi e indica quel che dovrebbe essere il senso profondo della politica, il programma del suo partito. Ma sarà sconfitta. Bindi osserva serenamente che a Cernobbio non l'hanno mai invitata e coglie subito il punto.

Cernobbio , la sede dello studio Ambrosetti che invita pensatori, politici e polemisti di moda a esibirsi di fronte alla crema del paese è stato per sei anni il riferimento di Sbilanciamoci , il suo alter ego: tutto quello che è ingiusto, escludente, privato è raccolto lì. Mentre a Cernobbio «vengono presentate le ricette più tradizionali dell'ideologia neoliberista (privatizzazioni, riduzione del welfare, precarizzazione del lavoro, supremazia del mercato, allentamento dei vincoli ambientali) nei Forum di "Sbilanciamoci" si vogliono far emergere vie ed esperienze diverse e alternative di sviluppo economico basato sulla protezione e sul rilancio del welfare, le regole e i diritti del lavoro, il positivo ruolo delle istituzioni e della spesa pubblica, la sostenibilità ambientale, la responsabilità sociale delle imprese e una fiscalità solidale che colpisca rendite e privilegi».

Questo si pensava a Bari, nel 2006. Sembra un mondo scomparso da un secolo quello di Bari, ma sono trascorsi solo due anni. La riunione del Forum era allora all'Università. Di fronte a un pubblico di centinaia di persone, il presidente della giunta regionale era al suo meglio. Riuscì a spiegare l'importanza della politica, la necessità di discutere, di convincere. Non offriva l'impossibile al suo uditorio incantato, chiedeva di fare, insieme, le poche cose possibili e importanti. A Torino, il Forum si troverà di fronte a qualche difficoltà ulteriore. Quello che vi sarà discusso non sembra interessare troppo gli esponernti politici locali: non almeno al punto di interloquire, di discutere insieme, suggerire soluzioni possibili, ascoltare le proposte di altri non allineati.

Una discussione pubblica, proprio come diceva Bindi, è fondativa per un partito, è essenziale per costruire una società di uguali. Rinunciarvi, alzare steccati, avere paura del confronto di idee, ha la conseguenza di sapere di meno, di conoscere meno i fatti, nella loro complessità. E' un errore dividere tra chi conta e gli altri, tra chi ha e chi è sempre escluso. Ai Forum di Sbilanciamoci hanno sempre parlato tutti e tutti hanno potuto ascoltare ed esprimersi: questa è la differenza fondamentale rispetto ai Cernobbio , dove parla solo qualcuno ben selezionato che la pensa all'unisono con il pensiero dominante, dove chi è ammesso ad ascoltare lo è perché si può permettere di pagare l'ingresso. Una selezione dell'informazione per censo. e per conoscenze.

Quest'anno, anche Sbilanciamoci, nonostante il nome deve badare al bilancio tutt'altro che illimitato. Per questo non è stato possibile invitare studiosi di altri paesi, che in anni diversi sono stati capaci di proporre la propria esperienza al pubblico e confrontarla con studiosi locali e con le autorità cittadine. E' un peccato, perché Susan George, o Vandana Shiva, o Aruna Roy avrebbero suggerito ai partecipanti di Torino una riflessione importante. E in tempi di scarsità, qualche idea in più fa comodo a tutti, arricchisce, ma nel senso giusto. Il sito sbilanciamoci.info che sarà presentato a Torino vuole appunto offrire qualche idea in più, non solo tirandola fuori da un vecchio cilindro, ma cercandola anche da molte provenienze e diverse, senza cautele o sospetti. ma ben diverso sarebbe sentire direttamente e discutere con compagni e compagne che spesso ci aiutano a capire.

Non è poi che le idee manchino del tutto, almeno sul piano del nostro paese. Sbilanciamoci ne propone cento, ma è un numero omerico, nel senso di esagerato. «Una politica nuova per un'economia diversa - 100 proposte per un Italia capace di futuro».

Su questa riflessione dei cento punti si svolgerà il Forum di Torino. «Con i primi atti e provvedimenti di politica economica del governo Berlusconi e del ministro dell'economia Tremonti torna una vecchia politica economica che - con la scusa dei tagli alla spesa pubblica - colpisce enti locali, welfare ambiente ed è gravemente carente di un'idea nuova di un modello di sviluppo che noi vogliamo fondato sull'equità sociale, la sostenibilità ambientale, la pace e la solidarietà internazionale». E rincara la dose: «La manovra finanziaria del governo è contro la società, l'ambiente e i diritti. I pesanti tagli previsti nei prossimi tre anni a sanità, scuola, enti locali, previdenza, ambiente superano i 30 miliardi di euro. Salari e redditi per i lavoratori dipendenti ( a causa di un'inflazione programmata all'1,7% a fronte di una reale al 3,6% e alla mancata restituzione del fiscal drag) subiranno una drastica riduzione: per loro non caleranno le tasse mentre continuerà a sopravvivere il trattamento fiscale per rentiers e classi alte di reddito...»

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