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Marco Travaglio
Un’altra verità sul “conflitto tra procure”
12 Dicembre 2008
Articoli del 2008
Il racconto degli eventi da parte di una voce fuori dal mainstream. I commenti di “Zorro” su l’Unità, dal 6 al 12 dicembre 2008

6 dicembre 2008

Il giornale unico

Corriere della sera: “Guerra tra pm”. Repubblica: “Guerra tra pm”. Stampa: “Guerra dei pm”. Giornale: “Guerra tra giudici”. Mattino: “Guerra tra procure”. Unità: “Guerra totale tra procure”. Riformista: “Toga contro toga”. Europa: “Guerra civile fra magistrati”. In attesa del Partito Unico, abbiamo il Giornale Unico. Tutti a sostenere che Salerno uguale Catanzaro, anche se Salerno indaga su Catanzaro per un obbligo di legge,mentre Catanzaro indaga su Salerno contro la legge (su Salerno competente Napoli). Insomma avrebbero torto tutti: De Magistris, i suoi persecutori e chi li ha scovati. Come scrive su Repubblica il superprocuratore coi baffi, “nessuno si salva”. Anche perché “le inchieste di De Magistris sono state valutate da gip, Riesame e Cassazione: sempre De Magistris ha avuto torto”.Ma non è vero:delle tre inchieste che han suscitato il putiferio, due – Poseidone eWhy Not - sono state scippate al pm dai suoi capi in corso d’opera; la terza – Toghe lucane – è dinanzi al gip con una raffica di richieste di giudizio. Se poi De Magistris fosse un pm incapace sempre bocciato dai giudici, nonsi vede perché levargli le indagini anziché lasciarle bocciare dai giudici. Ma la manovra è chiara: De Magistris “deve” avere torto, e così chi ha le prove che ha ragione. Nessuno – salvo noi e il Carlo Federico Grosso sulla Stampa - denuncia l’abominio dei pm di Catanzaro che indagano i pmdi Salerno che indagano su di loro. Vien da rimpiangere il Minculpop: allora i titoli dei giornali li dettava direttamente il regime.Ora non ce n’è bisogno: si obbedisce agli ordini ancor prima di riceverli.

7 dicembre 2008

Separare le corriere

Dopo tre giorni di dibattito, prende finalmente corpo la soluzione all’inesistente“scontro fra Procure”: una bella “riforma della giustizia” da approvare con maggioranza “bipartisan” (e quale, se no?) e alla svelta, magari per decreto. Angelino Jolie invita il Pd a unirsi alla compagnia e il solito D’Alema abbocca all’istante. La riforma si annuncia avvincente. Si dice che impedirà il ripetersi di casi come questo. Siccome questo nasce da una procura che scopre reati commessi da un’altra, la riforma dovrà anzitutto vietare a una procura di indagare su un’altra. Echi deve indagare sui magistrati che commettono reati? L’Arcicaccia? La Forestale? Slow Food? L’unica soluzione è stabilire che le toghe non sono più soggette alla legge. Dopodichè i soliti cretini diranno che “il magistrato che sbaglia non paga”: in verità lo dicono già oggi,salvo gridare alla “guerra tra procure” quando un pm indaga su qualche collega fuorilegge. Insigni commentatori spiegano poi che i pm di Salerno non dovevano sequestrare gli atti di WhyNot,ma chiederli (in realtà li chiedevano da febbraio, ma Catanzaro rifiutava di consegnarli). Non dovevano presentarsi con le volanti della polizia a Catanzaro (la prossima volta prendano la corriera). E soprattutto non dovevano scrivere un decreto di perquisizione di 1700 pagine. Ergo la riforma dovrà stabilire pure l’esatto numero di pagine. Suggerirei non più di una pagina emezza, scritta in corpo 32, così gli imputati potranno sostenere che la perquisizione non è ben motivata, dunque è nulla. E ora sotto con la riforma. Vieni avanti, decretino.

9 dicembre 2008

Morale a terra

Il dibattito sulla «questione morale a sinistra» si fa ogni giorno più elevato. I pregiudicati De Michelis, Di Donato e Pomicino si consolano perché il più pulito ha la rogna, nella speranza che le manisporche altrui puliscano le loro.AlTappone, presentando il suo candidato in Abruzzo Gianni Chiodi, ovviamente inquisito, punta il dito contro le porcherie degli altri. I quali, nonostante gli sforzi, non ce l’hanno ancora fatta a eguagliare le sue. Infatti gli rispondono che lui ha portato in Parlamento un bel po’ di condannati e inquisiti. Vero, peccato che ne abbian portati anche loro. Maun po’ di meno. Sono come quella signora citata da Enzo Biagi, la cui figlia era «incinta,ma solo un po’». Quando Beppe Grillo, al V-Day dell’anno scorso, raccolse unmare di firme per una legge di minima decenza che espella almeno i condannati dalle liste elettorali,mancòpoco che lo impiccassero: la legge di iniziativa popolare langue in commissione Affari costituzionali, presieduta dall’ottimo Carlo Vizzini, salvato dalla prescrizione per la maxitangente Enimont.Violante ha finalmente individuato il nemico da battere: i magistrati, che «hanno troppo potere», dunque bisogna levargliene un po’, d’intesa con Al Tappone che non vede l’ora. Piercasinando, dopo un vertice con Cuffaro e col commissario Udc di Legnano appena arrestato per spaccio di droga, invita il Pd a liberarsi di Di Pietro, pericolosamente incensurato. Intanto Capezzone intima alla sinistra di scusarsi con Craxi. Poi -comeha scritto unragazzo sulmio blog - chiederà a Olindo di scusarsi con la Franzoni. 10 dicembre 2008

Easy handcuffs

Arrestato per corruzione e frode il governatore democratico dell’Illinois, Rod Blagojevich: dopo mesi di intercettazioni, è accusato di aver tentato di vendere la poltrona senatoriale liberata da Obama. L’Fbi – rivela il Chicago Tribune - indagava su di lui da tre anni per tangenti in cambio di assunzioni. «Le accuse sono sconvolgenti», dichiara il procuratore Fitzgerald: «Blagojevich ha preso tangenti e usato il suo incarico per frenare la libertà di critica della stampa». Immediate le reazioni. George Neapolitan è «allarmato per l’ennesima guerra fra politica e magistratura» e chiede gli atti alla procura. IlCsmsiprepara a trasferire Fitzgerald in Alaska. Silvio Swarf è solidale con Blagojevich, «vittima del giustizialismo delle toghe rosse che calpestano la privacy». Sull’Evening Courier, Angel Whitebread domanda: «Era proprio necessario questo arresto-spettacolo?». Casparr, Chikkitt, Bondy e Little Sheep denunciano in una nota «l’abuso di intercettazioni e il circuito mediatico-giudiziario, impensabili nelle vere democrazie come gli Usa». Little Angel Alphanous invia gli ispettori a Springfield e invita i democratici a «votare le mie riforme della giustizia e delle intercettazioni».MaxLittle Moustache e Anne Fennel aprono al dialogo. Per Lucian Violator «i giudici han troppo potere sui politici, dobbiamo riscrivere la Costituzione con Blagojevich, non appena sarà scarcerato». Daniel Big Nipple sfida i democratici: «Ora chiedano scusa ad Al Capone ». In un pizzino rinvenuto per caso, Nicholas The Tower scrive: «Io non posso dirlo, ma queste intercettazioni cominciano a starmi sul cazzo». 11 dicembre 2008

Csm: Ciechi, Sordi, Muti

L’altro giorno stavo leggevo le famose 1700 pagine del decreto di sequestro della Procura di Salerno sugli atti negati da quella di Catanzaro, quando mi ha telefonato una gentile collega del Corriere. Voleva un commento sulle parentele di un magistrato legato a questo caso. Finalmente – mi son detto - un giornale che ha letto il decreto e vuol parlare dei fatti. Cioè del letamaio in cui sguazza la giustizia calabrese. C’è solo l’imbarazzo della scelta: il procuratore Lombardi che toglie a De Magistris l’inchiesta Why Not quando viene indagato il forzista Pittelli, suo avvocato e socio del figlio della sua seconda moglie; l’aggiunto Murone, descritto da Salerno come legato a molti politici indagati da De Magistris (Saladino, Pittelli, Galati, Mastella, Chiaravalloti). Una sfilza di toghe con parenti assunti da Saladino: la presidente del Riesame di Catanzaro, l’ex presidente del Tribunale di Lamezia, il presidente di quello di Cosenza. E l’ex presidente dell’Anm, Luerti, che in una casa di Saladino addirittura abitava, essendo affiliato ai Memores Domini, la confraternita di Cl, e ora piagnucola perché il suo voto di castità è finito nel decreto. Pensavo che lo scandalo fossero questi intrecci, che un Csm serio avrebbe reciso fin da subito, ringraziando i pm di Salerno che li hanno scoperti. Invece, dopo De Magistris, si vuol cacciare pure loro. Coerentemente, il Corriere voleva un parere su una gip di Salerno che è cognata di Michele Santoro. Una giudice imparentata a un incensurato? Ma questa è incompatibilità ambientale. Che aspettano a trasferirla?

12 dicembre 2008

Regime? Magari

Il presidente del Consiglio comunica alla Nazione che riscrive la Costituzione a colpi di maggioranza e a propria immagine e somiglianza per metter la Giustizia alle dipendenze del governo, cioè sue. Ma nessuno dei presenti ha nulla da obiettare. Anche perché l’annuncio eversivo non lo dà in Parlamento o in Consiglio dei ministri, ma al Tempio di Adriano, dove presenta l’ultimo libro di Bruno Vespa pubblicato da Mondadori, cioè da lui. Il libro, rapidamente entrato e ancor più rapidamente uscito dalle classifiche dei più venduti, è definito dal premier editore (che non l’ha letto) «un poema dantesco, dall’Inferno della sinistra al Paradiso del mio governo: regalàtelo a Natale, così fate contenti gli editori». Cioè lui. L’insetto se la ride di gusto e ne ha ben donde: il premier lo mantiene da anni con tutta la famiglia. Pur pensionato, Vespa va in onda su Rai1 quattro sere a settimana per 1,2 milioni l’anno grazie a Del Noce, cioè a Berlusconi. Il quale gli pubblica i libri e paga lautamente una rubrica su Panorama. Qui lavora pure il fratello, Stefano Vespa, mentre la signora Augusta Iannini in Vespa dirige l’ufficio legislativo del ministero della Giustizia del governo Berlusconi: la paghiamo per scrivere le controriforme di Angelino Jolie. Il vernissage si chiude con sapide battute sugli sport preferiti dal satrapo («le donne e la caccia, ovviamente alle donne»): entusiasmo incontenibile. Nelle stesse ore il Csm anticipa la riforma e diventa il plotone di esecuzione della politica: via tutti i pm di Salerno che osano indagare sul verminaio di Catanzaro, allarmando tanti bravi ladri. È vero, questo non è un regime. È peggio.

Marco Travaglio racconta qui, in un lungo colloquio registrato, la vicenda che ha coinvolto le procure di Caatanzaro e Salerno, il CSM, il Presidente della Repubblica, il ministro della Giustizie e decine di altri membri delle istituzioni repubblicane e dei poteri reali. Ma che cosa c’è dietro l’apparente “rissa” tra le due procure? Capirlo sembrerebbe importante

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