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Kirk Semple
Una tribù reclama 8.000 kmq dello Stato di New York
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Ambiente, diritti ancestrali, e in fondo la pura sopravvivenza come gruppo sociale. Una causa legale sui suoli, e qualche milione di dollari. Dal New York Times, 12 marzo 2005 (f.b.)

Titolo originale: Tribe Lays Claim to 3,100 Square Miles of New York State – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

La Nazione Onondaga, una tribù indiana nel nord dello stato di New York, ha intentato ieri causa affermando di possedere più di 8.000 chilometri quadrati di terre che si estendono dalla St. Lawrence Seaway al confine della Pennsylvania, e che comprendono la città di Syracuse.

la tribù contesta che lo Stato di New York abbia illegalmente acquisito quelle terre con una serie di trattati fra il 1788 e il 1822, e ha chiesto al tribunale federale di Syracuse di dichiarare che essa possiede quel territorio, ora abitato da centinaia di migliaia di persone, che comprende parti di 11 diverse contee.

È la richiesta di maggior dimensioni mai avanzata dagli indiani in questo stato. La tribù afferma di non volere tutte le terre, ma che il suo scopo principale è quello di ottenere sostegno per il disinquinamento di alcune località del territorio reclamato.

La causa è indirizzata a Stato di New York, City of Syracuse e Onondaga County, oltre a cinque grandi imprese che, sostiene la tribù, hanno danneggiato l’ambiente nell’area.

Todd Alhart, portavoce di George E. Pataki, ha dichiarato ieri sera che l’ufficio del governatore non aveva ancora ricevuto una copia della richiesta. “Prenderemo tutte le misure necessarie a proteggere gli interessi dei proprietari e del contribuenti nelle varie zone interessate dalla causa”.

Diversamente da altre tribù che hanno avanzato pretese su terre contro lo stato, la nazione Onondaga, di circa 1.500 membri, non cerca risarcimenti in denaro, o diritti di gestione per casinò. Invece, come afferma il loro portavoce, gli Onondaga richiedono una dichiarazione ufficiale che affermi che le terre, considerate territorio ancestrale, sono state sottratte illegalmente.

Sperano di utilizzare questa dichiarazione per ottenere il disinquinamento di alcuni siti, in particolare del lago Onondaga, sito Superfund federale e uno dei più inquinati del paese.

La nazione Onondaga ha fatto della pulizia del lago, lungo 7 chilometri e largo 1,5, una delle proprie priorità. La tribù ha vissuto nei pressi del lago per secoli, e lo considera terra sacra.

Rappresentanti tribali hanno dichiarato ieri che la nazione non farà causa a singoli proprietari, né tenterà di mandarli via.

”La nazione ha detto chiaramente che i singoli non hanno nulla di che preoccuparsi” dichiara il portavoce Dan Klotz. Gli Onondaga, continua, “non torneranno indietro su questo punto”.

Altre cause indiane pendenti di questo tipo nello stato di New York non hanno interferito con i passaggi di proprietà, affermano gli esperti di diritto indiano.

”Non intendono premere per cacciare gli attuali occupanti, e non credo ci sia mai stato un tribunale che abbia preso in considerazione questa possibilità” dice John Dossett, rappresentante del National Congress of American Indians, un gruppo di Washington, D.C. di sostegno ai governi tribali. “Penso che i proprietari possano stare tranquilli”.

Ma allo stesso tempo le autorità tribali affermano di essere sul mercato alla ricerca di altre terre da acquisire. La riserva della tribù è una territorio di 30 chilometri quadrati a su di Syracuse. Joseph J. Heath, avvocato che rappresenta la nazione Onondaga, afferma che se il tribunale deciderà a favore della tribù, ci si aspettano trattative con lo stato per accordi, incluso l’ampliamento della riserva e la protezione delle aree sacre di sepoltura minacciate dall’urbanizzazione.

Mr. Heath dice che la tribù tenterà di acquisire terre solo da “venditori volontari” oltre che dal governo.

Ma sia Heath che altri rappresentanti sottolineano come il principale scopo sia di aumentare l’influenza sulle politiche ambientali dello Stato e spingere per il disinquinamento della regione.

”Sono stufi di essere ignorati sulle questioni ambientali” dice Mr. Heath.

Gli anziani hanno discusso se intentare causa per più di 50 anni, hanno rivelato ieri in una intervista. Ora, con l’inquinamento del lago che aumenta – e la propria popolazione in crescita – si sono sentiti obbligati ad agire legalmente.

Decenni di scarichi industriali hanno lasciato uno strato di fanghi tossici sul fondo del lago, e indotto il governo a metterlo nella lista Superfund di siti contaminati nel 1994. Lo scorso novembre i funzionari statali hanno annunciato un piano da 448 milioni di dollari per richiedere alla Honeywell International di procedere al disinquinamento, compreso dragaggio del fondo per rimuovere la maggior parte delle 75 tonnellate di mercurio e altri veleni che si sono raccolti qui.

La Honeywell è una delle cinque compagnie citate nella causa Onondaga. È responsabile del disinquinamento perché nel 1999 si è fusa con la Allied Chemical, proprietaria di un impianto che è stato accusato di essere una delle principali fonti di inquinamento del lago.

Gli Onondaga hanno definito il piano inadeguato, e che lo stato era obbligato dalla legge a consultare la tribù, ma non l’ha fatto.

Mr. Alhart, portavoce del governatore, respinge l’affermazione secondo cui lo stato sarebbe stato poco deciso nel disinquinamento, o che avrebbe ignorato la tribù.

La causa nomina anche altre quattro imprese che gestiscono una cava di ghiaia, una di pietra e una centrale elettrica a carbone nella regione. Viene nominata anche la Clark Concrete Company e una consociata, Valley Realty Development, proprietaria di una cava di ghiaia a Tully, N.Y.

La Nazione accusa gli impianti di estrazione di inquinale il torrente Onondaga, immissario del lago. Sono coinvolte anche la Hanson Aggregates North America, i proprietari della cava di pietra di DeWitt, e la Trigen Syracuse Energy Corporation, con la sua centrale a carbone di Geddes.

Non siamo riusciti sinora a contattare funzionari di queste compagnie.

I rappresentanti tribali hanno dichiarato ieri di non volere una licenza per casinò come parte dell’accordo. I casinò sono una componente centrale di quattro accordi su cause indiane riguardanti terreni, annunciati dal governatore George Pataki nei mesi recenti.

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